Ora il Cremlino mette Durov sotto indagine, ma continua a usare Telegram
Secondo i servizi di sicurezza russi l'app di messaggistica verrebbe utilizzata dai "servizi segreti dei paesi della Nato e dal regime di Kyiv" per commettere crimini nel paese, per questo va bloccata. Ma le autorità possono ancora utilizzarla, basta una Vpn
L'ultima mossa della Russia contro il fondatore di Telegram, Pavel Durov, è un'indagine per "favoreggiamento di attività terroristiche". Nelle ultime settimane i russi avevano segnalato un rallentamento dell'app di messaggistica, prima smentito poi confermato dallo stesso organo che controlla le comunicazioni in Russia, la Roskomnadzor, che ha accusato l’app di non rispettare la legge russa e ha dichiarato con una nota che “continuerà a introdurre restrizioni graduali”, proprio come ha fatto con YouTube, ormai inaccessibile se non tramite l’utilizzo di una rete virtuale privata (Vpn).
Oggi su due articoli pubblicati sul quotidiano Rossiyskaya Gazeta e sul tabloid Komsomolskaya Pravda è emersa l'apertura di un'indagine penale contro Durov: Telegram verrebbe utilizzato per commettere crimini, "l'illusione dell'anonimato ha attirato eserciti di radicali, tossicodipendenti, assassini e terroristi verso l'app, che ora rappresenta una minaccia per la società [russa]", si legge sulla Rossiyskaya Gazeta. Gli articoli, con informazioni dei servizi segreti russi (Fsb), sostengono che l'app avrebbe facilitato diversi crimini nel paese, come l'attacco terroristico del marzo 2024 al Crocus City Hall e gli omicidi di Darya Dugina e del generale Igor Kirillov. Secondo le fonti citate dai due articoli Telegram sarebbe stato utilizzato in 13 tentativi ucraini di assassinare alti ufficiali militari russi, e in altri 33.000 "attentati, incendi dolosi contro centri di reclutamento e omicidi" dall'inizio della guerra.
Già da tempo Mosca ha accelerato i suoi sforzi per rafforzare il controllo e la creazione di un “internet sovrano”, introducendo limitazioni più o meno graduali contro YouTube, Instagram e Whatsapp, e ora contro Telegram. L'obiettivo a lungo termine è quello di spostare i russi su Max, la “super app” statale creata per sostituire qualsiasi altra piattaforma di messaggistica straniera, già preinstallata su tutti i telefoni venduti in Russia e promossa dalla propaganda come app sicura. Su X Durov ha risposto alle accuse: "La Russia ha aperto un procedimento penale contro di me per 'favoreggiamento del terrorismo'. Ogni giorno, le autorità inventano nuovi pretesti per limitare l'accesso dei russi a Telegram, nel tentativo di sopprimere il diritto alla privacy e alla libertà di parola. Un triste spettacolo di uno stato che ha paura del proprio popolo".
Il paradosso è che le autorità russe continuano a utilizzare l'app per le loro comunicazioni ufficiali (e non solo) e soltanto pochi giorni fa il portavoce del Cremlino ha ammesso che intende mantenere il proprio canale ufficiale Telegram – nonostante l'aumento delle restrizioni. In conferenza stampa Peskov ha detto che il Cremlino non sta riscontrando difficoltà con l'app di messaggistica e che "qualcuno" utilizza le Vpn per aggirare le proprie restrizioni e gestire il canale. "Abbiamo molti connazionali all'estero e molti stranieri che sono interessati all'agenda presidenziale, ed è nel nostro interesse comunicargliela". Su Telegram fanno affidamento da anni i propagandisti, i funzionari pubblici e anche i soldati che negli ultimi giorni hanno avvertito che un blocco dell'app potrebbe ostacolare anche la difesa aerea russa agli attacchi dei droni ucraini.
La battaglia del Cremlino contro Telegram e il suo creatore Pavel Durov non è nuova: il programmatore insieme a suo fratello Nikolai inventò nel 2006 il social che venne chiamato il Facebook russo, VKontakte, ma presto furono costretti a vendere le loro quote e a uscire dal paese, dando vita a un altro spazio “di libertà di parola e privacy”, Telegram: sin dalla sua fondazione nel 2013, Mosca ha più volte messo alle strette Durov per cedere i dati degli utenti e collaborare con l’Fsb. Il programmatore si è sempre opposto, nel 2017 l’app è stata multata, poi nel 2018 subì un primo blocco scatenando delle proteste molto accese. Durov è stato messo sotto indagine anche dalla Francia nel 2024, è stato arrestato all'aeroporto di Le Bourget, vicino a Parigi, perché ritenuto responsabile delle molte attività illecite che si svolgono all’interno della piattaforma. Durov è stato poi rimesso in libertà sotto cauzione con il divieto di lasciare la Francia e l'obbligo di presentarsi due volte alla settimana alla polizia.