Il processo di Hong Kong
La condanna di Jimmy Lai è la punizione esemplare per chi chiede democrazia
La sicurezza nazionale secondo il Partito comunista cinese
I giudici di Hong Kong condannano a vent'anni di carcere il fondatore di Apple Daily, ritenuto colpevole di collusione con forze straniere e sedizione. Condannati anche sei ex dirigenti e giornalisti del quotidiano
L’Alta Corte di Hong Kong ha condannato l’editore e tycoon Jimmy Lai a 20 anni di carcere, dopo averlo riconosciuto colpevole, lo scorso dicembre, di cospirazione finalizzata alla collusione con forze straniere e di cospirazione alla pubblicazione di materiali sediziosi attraverso il suo gruppo editoriale e in particolare il suo giornale, l’Apple Daily, nel frattempo chiuso.
Poteva andare peggio. Molti dei suoi sostenitori pro-democrazia – un movimento ormai completamente cancellato a Hong Kong dopo l’imposizione da parte di Pechino della legge sulla sicurezza nazionale – temevano infatti che i giudici avrebbero inflitto una pena esemplare, arrivando a comminare l’ergastolo a Lai, detenuto già dal 2020 e che si è sempre dichiarato non colpevole durante i suoi 156 giorni di processo. Vent’anni restano però una condanna estremamente severa per un imputato di 78 anni, che soffre di diabete e di problemi cardiaci.
Fino a poche settimane fa, una flebile speranza di una sua liberazione era stata alimentata dalla visita in Cina del primo ministro britannico Keir Starmer, un viaggio che tuttavia non ha prodotto gli effetti auspicati ed è servito piuttosto a riattivare i rapporti diretti fra Londra e Pechino. Oggi il governo britannico ha dichiarato che la pena inflitta a Jimmy Lai è “equivalente a una condanna all’ergastolo”, considerate le condizioni di salute dell’imputato, che è anche cittadino britannico. Nei mesi scorsi anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva evocato un possibile intervento diplomatico sul caso, un’ipotesi che ora appare pressoché impraticabile.
Insieme a Jimmy Lai, il tribunale ha pronunciato le sentenze anche nei confronti di sei ex dipendenti di Apple Daily, ritenuti colpevoli di aver cospirato per colludere con forze straniere nell’ambito dello stesso procedimento sulla sicurezza nazionale. Ryan Law, ex direttore responsabile dell'Apple daily, Lam Man-chung, ex direttore esecutivo, e Fung Wai-kong, caporedattore dell’edizione in inglese, sono stati condannati a dieci anni di carcere ciascuno.
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