L'impero del Maga

Quante contorsioni Trump impone al Partito repubblicano

Paola Peduzzi

L'ex presidente ora fa "l'uomo di pace" che non disdegna Hitler, dando l'ultimo giro alla trasformazione del conservatorismo. Il cambio di posizione su TikTok costringe il suo partito a nuove acrobazie. E rivela che c'è un problema di soldi. Ma perdiamo tempo con la confusione di Biden

Donald Trump, “uomo di pace” che vuole porre fine alla guerra della Russia in Ucraina non dando più soldi e armi all’Ucraina, “uomo di pace” che non disdegna le cose buone fatte da Adolf Hitler, costringe il Partito repubblicano a continue contorsioni. Ora, il suo partito se l’è scelto e voluto, Trump, non ha fatto nulla per arginarlo, anche se avrebbe potuto e anche se gli sarebbe convenuto, visto che nelle elezioni di metà mandato l’ex presidente aveva ottenuto risultati mediocri e visto che ha un problema con l’elettorato moderato che potrebbe essere decisivo a novembre – il Wall Street Journal, che non è certo stato neutrale con il trumpismo, scrive che qualsiasi candidato repubblicano batterebbe Joe Biden, tranne proprio Trump. Quindi le contorsioni sono, per i repubblicani, un prezzo da pagare previsto, ma vedere in diretta la deformazione del conservatorismo americano, con dichiarazioni d’adattamento al limite del ridicolo, continua a essere uno spettacolo istruttivo.

  

Sugli aiuti all’Ucraina, Trump ha detto ai repubblicani: non si fa nulla se non c’è una riforma dell’immigrazione. Poi la riforma è stata proposta e allora Trump ha detto: non si fa nulla assieme ai democratici. Poi al Senato, dove la maggioranza  risicata è dei democratici, si è votato assieme ai democratici, e allora Trump ha detto: non portate la proposta alla Camera, fatela scomparire. Il suo sodale speaker della Camera, Mike Johnson, ha seguito l’indicazione, anche se c’è un gruppo di repubblicani che resta a favore degli aiuti all’Ucraina, che ha presentato emendamenti che comprendono anche di lasciare gli immigrati in Messico fino a che non si valutano le loro richieste, proprio come vorrebbe Trump, e che insiste: votiamo, è un’occasione unica. Niente, Johnson non organizza il voto. E intanto Trump impone un’altra contorsione, facendo il pacifista: porrò fine alle guerre, facendo vincere l’aggressore. Il Partito repubblicano, quello dell’eccezionalismo americano, del crollo dell’Urss, dell’interventismo democratico, ora si ritrova con il candidato del no alla guerra: nemmeno il realismo kissingeriano, nell’inseguimento dello status quo, era arrivato a tanto.

  

Ora c’è la contorsione TikTok. Trump è stato il primo, quando era presidente, a chiedere di vietare in America il social di proprietà di una società cinese. Era una sua battaglia contro la Cina – c’era il virus cinese e c’era il social cinese – che aveva combattuto con la sua solita veemenza. La sua richiesta era quella in discussione oggi: ByteDance, proprietaria di TikTok, avrebbe dovuto vendere la parte di gestione del social in America a un’azienda americana. Nel 2020, si discusse della possibilità che fosse Microsoft questa azienda, ma poi non se ne fece niente. Oggi si vota alla Camera una proposta di legge che chiede la stessa cosa: in 180 giorni ByteDance deve vendere la parte americana a una società americana altrimenti non potrà più operare in America. Oggi però Trump ha qualche dubbio, dice che TikTok rappresenta una minaccia, certamente, ma allora Facebook, “il nemico del popolo”?

  

In un’intervista ha spiegato, si fa per dire, così, la sua posizione: “Il Congresso allora disse, be’, alla fine loro non fanno mai nulla. Vero? Sono estremamente politici ed estremamente sensibili alle persone chiamate lobbisti, che sono molto talentuose, molto brave, molto ricche. Avrei potuto vietare TikTok, ero molto vicino al farlo, avrei potuto farlo. Ma ho detto: sai cosa? La lascio a voi questa. Non ho fatto grandi pressioni, perché ho lasciato che loro facessero le loro ricerche e i loro riscontri. E decisero di non farlo. Ma come sapete, ero sul punto di farlo se avessi voluto. Ho detto tipo: decidete voi ragazzi, la prendete voi questa decisione. Perché è una decisione difficile da prendere. Francamente ci sono molte persone su TikTok che lo amano. Ci sono molti giovani ragazzi su TikTok che diventerebbero pazzi senza. Ci sono molti utenti – c’è molto di buono e molto di cattivo in TikTok. Ma la cosa che non mi piace è che senza TikTok faremo diventare Facebook più grande. E per me Facebook è il nemico del popolo, come tanti altri media”. A parte che viene un po’ da ridere a pensare che è Biden quello considerato non in grado di mettere insieme due frasi di senso compiuto, il messaggio è: i lobbisti hanno usato bene il loro talento, e Trump li ha ascoltati. L’offensiva di TikTok per evitare questa legge è capillare e munifica: l’ex presidente ha iniziato questo suo riposizionamento, dopo aver incontrato un miliardario che ha quote in TikTok, Jeff Yass, e che finanzia il Partito repubblicano, che pure formalmente resta per il divieto di TikTok. La proposta di legge dovrebbe passare con ampi margini oggi alla Camera, ma al Senato iniziano a esserci più ditini alzati – come quello di Lindsey Graham, che a lungo considerammo un argine al trumpismo isolazionista, sbagliando  – e infatti sembra che TikTok stia intensificando le sue pressioni proprio sui senatori.

  

La contorsione su TikTok evidenzia un altro elemento: ci sono pochi soldi. Il candidato Trump del 2016 che diceva “sono così ricco che non posso essere comprato” è molto diverso dal candidato Trump del 2024, che deve pagare decine di milioni di dollari in cause giudiziarie prendendo questi soldi dal suo Pac, Save America Leadership, che per la gran parte dipende dal superPac Maga Inc., il che vuol dire che chi fa donazioni per questa campagna elettorale sta di fatto ripagando le spese legali di Trump. L’organo esecutivo del Partito repubblicano è stato rimodellato a immagine e somiglianza di Trump, con la guida di Michael Whatley, un trumpiano, e di Lara Trump, nuora dell’ex presidente, ma ora sta tagliando molti posti. C’è un repulisti ideologico in corso, ma quello in realtà è avvenuto già da tempo: si combatte la burocrazia, ma soprattutto si razionalizzano i costi perché, appunto, di soldi ce ne sono pochi. E, come scrivono i NeverTrump: oggi Trump è in vendita.

  

Ieri alla commissione Giustizia della Camera, c’è stata l’audizione di Robert Hur, lo special counsel che ha indagato sui documenti top secret ritrovati nel garage di Biden e che ha pubblicato un resoconto in cui stabilisce che il presidente non ha commesso alcun reato, ma in cui lo definisce “un uomo anziano con poca memoria” e molto confuso. Da quel momento l’età di Biden, che era già considerata un problema, è diventata “il” problema e gran parte degli attacchi repubblicani si sono concentrati sul “vecchio rimbambito”. Ieri c’è stata un’altra contorsione: nel 2018, quando il resoconto dello special counsel Bob Mueller non accusò Trump di essere stato colluso con potenze straniere nelle ingerenze nella campagna elettorale del 2016, i repubblicani consideravano inutile che ci fossero delle audizioni sul tema, visto che il caso era stato di fatto archiviato. Ieri i repubblicani chiedevano che si andasse avanti con il report Hur, perché politicamente indebolisce la leadership di Biden, anche se ovviamente non è stato rilevato alcun reato.

 

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi