l'intervento

Navalny e non solo. È il momento di aprire gli occhi sulla violenza di Putin, dice il ministro Sangiuliano

Gennaro Sangiuliano

Guai a chi minimizza. L’occidente è chiamato ad affermare i suoi valori contro gli autocrati senza se e senza ma. Per difendere fino in fondo la nostra libertà, innanzitutto quella di espressione del pensiero

Se ancora esisteva un esile filo, cosa di cui dubito, capace di mantenere un contatto tra Vladimir Putin e il resto delle nazioni civili, con l’assassinio di Aleksei Navalny esso è stato irrimediabilmente reciso. La condanna di quello che è accaduto nella remota colonia penale IK-3 di Kharp, nota con il nome di “Lupo polare”, deve essere chiara e netta, senza se e senza ma. Il primo sentimento che deve animarci di fronte a questo crimine è l’omaggio alla figura di Navalny, che ricorda quelle di Andrei Sakharov e Aleksandr Solzenicyn, ai quali è però toccato in sorte un destino migliore. Il 22 agosto del 2020, grazie alle pressioni di Emmanuel Macron e di Angela Merkel, Navalny decollò con un velivolo proveniente dalla Germania dalla città siberiana di Omsk, dove era ricoverato per gli effetti di un tentativo di avvelenamento da novichok da parte di agenti dell’Fsb, e atterrò a Berlino per essere curato nell’ospedale della Charité. Una volta uscito dal coma e non ancora pienamente rimessosi, avrebbe potuto rimanere nella capitale tedesca e testimoniare da lì la sua opposizione al regime putiniano. Egli ha invece affrontato con coraggio le prove che lo attendevano e condotto la propria battaglia per la libertà fino in fondo. Già questo è sufficiente a consacrarlo nelle nostre memorie. 

   
Putin dimostra invece di essere rimasto un agente del Kgb, la famigerata polizia segreta comunista sovietica, e di aver seguito fedelmente le orme del padre che aveva militato nei cekisti. La riprova è l’affronto che ora viene perpetrato persino alla salma di Navalny: il suo cadavere, presumibilmente ora conservato nell’obitorio di Salechard, non verrà restituito alla famiglia prima di due settimane.

         
L’assassinio di Navalny segue quello di numerosi giornalisti d’inchiesta e oppositori politici: Sergei Yushenkov nel 2003, Anna Politkovskaja nel 2006, il suo avvocato Stanislav Markelov e le sue collaboratrici Anastasia Baburova e Natalia Estemirova nel 2009, Boris Berezovsky nel 2013, Mikhail Lesin e Boris Nemtsov nel 2015, Dan Rapoport nel 2022, anno in cui tra l’altro molti esponenti del regime putiniano e manager di stato cominciarono a “cadere dalle finestre” dopo aver manifestato la propria contrarietà all’invasione dell’Ucraina. Una triste scia di sangue iniziata con l’omicidio dell’inviato di Radio Radicale Antonio Russo, trovato cadavere alla periferia di Tbilisi in Georgia nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2000: fu ucciso appena si seppe che era venuto in possesso di una videocassetta con le testimonianze delle torture dei militari russi sulla popolazione civile in Cecenia. La sua abitazione fu ripulita di tutto: computer, telefono, videocamera e ogni altro tipo di documentazione. 

   
L’occidente, di fronte alle sfide delle autocrazie, è chiamato ad affermare, soprattutto in termini culturali, i suoi valori
: l’inviolabilità dei diritti individuali e dei diritti politici, la centralità della libertà, innanzitutto quella di espressione del pensiero. In questo risiede l’essenza stessa della nostra democrazia, nata con l’affermazione dei princìpi fondanti la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America redatta da Thomas Jefferson, John Adams, Benjamin Franklin, Robert Livingston e Roger Sherman. In quasi 250 anni di storia, superata con sacrificio la triste stagione dei totalitarismi del Novecento europeo, questi princìpi hanno informato di sé l’intero occidente e oggi, per ognuno di noi, sono sacri e inviolabili. La speranza è che presto, anche per il popolo russo, giunga il momento in cui, come scrivevano i Padri fondatori alla Convenzione di Filadelfia, si prenda coscienza che “quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire”.
  

Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura