Ettore Prandini il presidente del Coldiretti - foto Ansa

Il vertice

Prandini va da Metsola per togliere qualche trattore dalle scarpe di Giorgia Meloni

Pietro Guastamacchia

Mentre l’Europa cerca disperatamente un dialogo con gli agricoltori il presidente di Coldiretti vola a Bruxelle dalla presidente del Parlamento europeo. Un incontro "cordiale" di un'ora e mezza. Ma l'ascia di guerra è tutt'altro che seppellita

Bruxelles. Mentre l’Europa cerca disperatamente un dialogo con gli agricoltori il presidente di Coldiretti vola a Bruxelles pronto a vendere a caro prezzo il suo carnet da un milione e mezzo di tessere. Ettore Prandini è tornato ieri nella capitale belga a una settimana dalle proteste che hanno sconquassato il centro mentre centinaia di giacche gialle Coldiretti si aggiravano tra i trattori, fumogeni e bancali ammassati davanti alle barriere di filo spinato, tirate per proteggere il Parlamento europeo dall’assalto degli agricoltori. Per Coldiretti infatti l’Ue rimane l’origine di tutti i mali che affliggono le campagne italiane, e non potrebbe essere altrimenti perché se non è Bruxelles allora non rimane che Roma. Ma tra il leader degli agricoltori e Meloni c’è un ottimo feeling ed è così che Prandini vola a Bruxelles a levare qualche trattorino dalla scarpa al governo.

 

 

Il ticket Prandini-Lollobrigida d’altronde a Bruxelles ha già dato un assaggio, con l’epica battaglia contro la carne sintetica, conclusa con una legge mai notificata e caduta nel dimenticatoio. Ma per Lollobrigida e per il leader degli agricoltori italiani quella è stata una “vittoria politica ed etica” contro l’Europa dei burocrati, schema che Prandini sembra voler utilizzare ancora una volta. Al posto del filo spinato ieri però al Parlamento europeo il leader Coldiretti trova le porte spalancate. Prandini infatti è atteso al nono piano della presidente Roberta Metsola, con cui avrà un colloquio di oltre mezz’ora. Un incontro “cordiale” dice il leader degli agricoltori uscendo, “da parte di Metsola c’è disponibilità a fare tutti i passaggi dovuti per spostare in alcuni casi quelli che sono i regolamenti in discussione alla prossima Commissione”. Silenzio invece dalla presidente, nessun commento e nessuna nota stampa. “Con chi ha un milione e mezzo di iscritti tocca dialogare”, si fanno scappare invece dal team della maltese. Metsola d’altronde è uno degli esponenti di spicco del Ppe, la famiglia dei Popolari europei guidata da Manfred Weber che ha fissato la linea politica del suo gruppo sulla rotta del supporto totale agli agricoltori. La presidente inoltre è impegnata nella sua battaglia personale per alzare l’asticella dell’affluenza alle prossime europee, e quindi non nega un sorriso neanche a chi gli ha affumicato l’ufficio la settimana prima. 
 

Ma l’ascia di guerra non è sotterrata, il leader delle giacche gialle fa sapere che le proteste a Bruxelles non sono ancora finite, anzi. Prandini ne annuncia un’altra proprio dagli scalini del Parlamento europeo: “Torneremo a manifestare a Bruxelles il 26 febbraio” in concomitanza con l’assemblea di Confagricoltura  “e ritorneremo tutte le volte che sarà necessario fino a quando non avremo ottenuto risposte esaustive rispetto ai bisogni degli agricoltori italiani”, completa l’arringa Prandini. Stesso copione ma facce più dure la sera, quando va in scena l’incontro con il commissario Ue all’agricoltura, Janusz Wojciechowski. Il commissario polacco per altro è dato a un passo dalle dimissioni, assediato in patria sia dal nuovo governo sia che dal precedente, autore della sua nomina, che ne chiedono la testa per placare la rabbia degli agricoltori polacchi che da mesi bloccano a singhiozzo il grano ucraino alle frontiere dell’Ue.
 

Gli argomenti al centro dell’incontro in Commissione Ue sono ancora una volta tutti dossier del Green Deal ancora aperti, come imballaggi, semplificazioni ed emissioni, ma anche “l’assurdo obbligo di lasciare i terreni incolti che mina la capacità produttiva della nostra agricoltura e favorisce paradossalmente le importazioni dall’estero”, chiosa il leader Coldiretti. E anche qui torna la volontà di Prandini di spingere affinché la Commissione posticipi i testi ancora aperti a dopo le elezioni, segno che il presidente scommette che il prossimo esecutivo Ue vedrà un equilibrio politico più favorevole alla sua agenda. Alle elezioni europee infatti è atteso l’exploit delle destre che in tutta Europa stanno anche incassando il supporto delle proteste degli agricoltori. E anche se gli ultimi sondaggi danno Fratelli d’Italia leggermente in calo rispetto al 30% che si profilava alcune settimane fa, il partito di Meloni riuscirà comunque a mandare a Bruxelles minimo 26-28 eurodeputati. Ed è qui tornano utili le tessere di Prandini, che da settimane concede alla stampa una smentita al giorno sul fatto che intenda candidarsi alle europee ma le cui attenzioni per Bruxelles sono ormai sempre più quotidiane.