L'analisi

Perché Mosca insiste sulla mediazione qatariota per riprendere l'export del grano

Francesco Petronella

Sempre più indiscrezioni parlano di trattative in corso fra Russia e Turchia per consentire a Mosca di esportare il suo frumento, tagliando fuori l’Ucraina, e molte voci insistono sul ruolo di mediazione giocato da Doha

C’è anche il Qatar nella partita sull’export di grano nel Mar Nero. Si fanno sempre più insistenti sui media internazionali indiscrezioni sulle trattative in corso fra Russia e Turchia per consentire a Mosca di esportare il suo frumento, tagliando fuori l’Ucraina, e molte voci insistono sul ruolo di mediazione giocato da Doha. Le prime indicazioni erano arrivate già dopo il summit Russia-Africa, tenutosi a fine luglio a San Pietroburgo. Testate internazionali come il Financial Times riferivano che Vladimir Putin, con l’obiettivo di mitigare i malumori dei leader africani tornati a casa senza garanzie sull’approvvigionamento di cereali, avrebbe suggerito un piano per far pagare al Qatar spedizioni di grano russo in Turchia, da cui inviarlo poi ai paesi africani più colpiti dall’uscita di Mosca dall’accordo con l’Ucraina a metà luglio. Questa ipotesi è stata rilanciata negli ultimi giorni dal tabloid tedesco Bild, secondo cui il nuovo accordo potrebbe già essere firmato nei prossimi giorni a Budapest. Del coinvolgimento di Doha, infine, hanno parlato anche i media russi e in particolare l’agenzia Ria Novosti, citando una fonte a conoscenza dei negoziati. “Sono in corso trattative da parte nostra per consegnare cibo russo ai paesi africani bisognosi e un certo numero di paesi ha espresso interesse per questa iniziativa e disponibilità ad aiutare”, ha detto la fonte anonima alla testata moscovita. 

L’interessamento di Doha nel dossier si spiega con gli ottimi rapporti con Mosca. Basti pensare che l’emirato del Golfo ha votato a favore della risoluzione Onu contro l’invasione in Ucraina, ma non ha mai aderito ad alcun pacchetto sanzionatorio nei confronti di Mosca né esercitato significative pressioni diplomatiche sul Cremlino. L’atteggiamento di “apertura” di Doha verso Mosca ha rischiato negli anni di causare gravi conseguenze a livello regionale, quando nel 2018 si fece largo l’ipotesi che il Qatar acquistasse alcuni sistemi antiaerei russi S-400. L’Arabia Saudita, che nel 2017 aveva guidato l’isolamento diplomatico di Doha con il cosiddetto Qatar ban, reagì furiosamente minacciando violente ritorsioni contro l’emirato del Golfo. Anche i rapporti a livello di leadership sono più che cordiali. L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, è stato uno dei primi capi di stato al mondo a parlare con Putin dopo la “marcia” di Evgeni Prigozhin e del gruppo Wagner su Mosca. In una conversazione telefonica a poche ore dall’ammutinamento, stando alla versione fornita dal ministero degli Esteri russo, il leader del Qatar ha “espresso il suo sostegno alle azioni delle autorità russe relative agli eventi del 24 giugno”. Il senso dell’interessamento qatariota all’accordo sul grano è da ricercarsi nello strettissimo rapporto dell’emirato con la Turchia. 

Ankara e Doha sono i poli di un asse regionale, imperniato sull’islam politico della Fratellanza Musulmana, che si contrappone alla cordata guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. In questa sorta di “Guerra fredda regionale”, in via di ammorbidimento per il clima di normalizzazione in atto nell’area, Turchia e Qatar hanno spesso giocato in tandem ricoprendo rispettivamente il ruolo della pistola (Ankara) e del portafogli (Doha). Lo abbiamo visto in Libia, dove i due paesi hanno sostenuto – uno sul piano militare e l’altro economico-diplomatico – i vari governi di Tripoli spalleggiati dalle Nazioni Unite. Lo schema potrebbe ripetersi, anche se in forma diversa, per la crisi del grano innescata dall’uscita unilaterale di Mosca. Doha potrebbe lavorare, esercitando la sua capacità di moral suasion verso il Cremlino, ottenendo così due risultati: presentarsi come grande mediatore sul proscenio internazionale – sorpassando concorrenti regionali come Riad, e alleviare la crisi alimentare che – a causa del grano e dei prezzi elevati – colpisce, fra gli altri, molti paesi arabi del medio oriente e del Nord Africa.

Di più su questi argomenti: