Gli antropologi americani, muti sull'invasione russa, boicottano Israele

Giulio Meotti

LAmerican Anthropological Association ha votato in modo schiacciante per una risoluzione che chiede un boicottaggio accademico completo delle istituzioni universitarie israeliane e definisce lo stato ebraico un “regime di apartheid"

Nel 1982 l’American Anthropological Association approvò una risoluzione che condannava l’invasione israeliana del Libano. Dov’era la  condanna del trattamento riservato dall’Unione sovietica agli ungheresi, ai cecoslovacchi o agli afghani? Dove la loro voce sulla brutale repressione cinese dei tibetani o di altre minoranze etniche? E il trattamento riservato dalla Romania agli zingari? Questa settimana l’American Anthropological Association ha votato in modo schiacciante per una risoluzione che chiede un boicottaggio accademico completo delle istituzioni universitarie israeliane (71 per cento di voti a favore). Nell’annunciare i risultati, l’organizzazione ha affermato che alle istituzioni israeliane sarà impedito di essere elencate nei materiali pubblicati, partecipare alle scuole di specializzazione e alle conferenze. L’American Anthropological Association, fondata nel 1902 e con sede ad Arlington, in Virginia, è la prima grande associazione professionale accademica ad appoggiare il movimento di boicottaggio d’Israele da quando lo fece la Middle East Studies Association. In precedenza aveva preso in considerazione il boicottaggio delle università israeliane, ma l’idea era stata respinta nel novembre 2015, quando una misura simile a quella di quest’anno è stata sconfitta con un margine di 39 voti. La nuova risoluzione definisce Israele un “regime di apartheid dal fiume Giordano al  Mediterraneo”. Dunque se ne contesta l’esistenza pre e post 1967. 

 
Nell’ultimo anno peraltro c’è stato solo un comunicato dell’American Anthropological Association contro l’invasione russa dell’Ucraina. Nessun boicottaggio. I campioni del boicottaggio non hanno mai trovato il tempo di lanciare campagne contro la purga turca. Tutta l’ira va riservata all’unica democrazia del medio oriente. Una doppia morale emersa dalle parole di Curtis Marez, il presidente della American Studies Association. Quando gli è stato chiesto il motivo per cui la sua organizzazione stesse attaccando soltanto Israele e non, per esempio, la Cina o l’Arabia Saudita, Marez ha risposto: “Uno deve cominciare da qualche parte”. E da dove iniziare (e finire), se non dallo stato ebraico? 

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.