Con la riforma della giustizia Netanyahu va di fretta

In Israele i giornali sono usciti con la prima pagina nera. Ecco chi avvantaggiano i cambiamenti e quali sono le prossime tappe
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26 JUL 23
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Il politologo israeliano Efraim Podoksik ha scritto sul Times of Israel che “ci sono valide ragioni per limitare la capacità della Corte suprema di intervenire nelle decisioni politiche”, ma la coalizione, cercando di “esentare le decisioni ministeriali dalla dottrina della ragionevolezza, eliminando di fatto l’effettivo controllo giurisdizionale sulle decisioni amministrative”, produrrà un cambiamento che avrà effetti negativi sulla società israeliana nel suo insieme e danneggerà soprattutto chi risiede nelle periferie del paese, quindi gli stessi elettori della coalizione. I cambiamenti demografici e politici che interessano Israele hanno colto di sorpresa il premier, che si è legato a un gruppo di partiti che poco rappresenta il suo passato. Secondo Podoksik il rischio non è soltanto che la riforma possa essere dannosa per l’indipendenza della magistratura, ma che non sarà neppure una riforma al passo con i cambiamenti della società israeliana né più rappresentativa di tutta la popolazione.
La riforma ha altri due obiettivi principali. Uno darebbe alla Knesset il potere di annullare le decisioni della Corte suprema con una maggioranza semplice di 61 voti su 120. L’altro invece darebbe l’ultima parola al governo per la nomina dei giudici.
Netanyahu ha fretta, vuole portare a termine la sua riforma e finora non ha ascoltato nessuno. Il rischio, secondo oppositori e alcuni sostenitori, è che finisca per farsi risucchiare dai suoi alleati e dalle loro richieste che finora hanno caratterizzato i primi sette mesi turbolenti e contestati del governo. La domanda che si pongono i quotidiani israeliani, al di là della prima pagina nera, è se Netanyahu abbia ancora il controllo o se sia diventato un ostaggio della coalizione. Nadav Eyal, dello Yedioth Ahronoth, si domanda se Bibi sia in una posizione di debolezza o se sia invece un Machiavelli. I sondaggi lo stanno punendo e quei voti moderati che ha perso non li ha recuperati a destra, gli investimenti esteri stanno lasciando Israele, l’agenzia di rating Moody’s ha avvertito che la riforma della giustizia porterà a conseguenze negative per l’economia israeliana. Il rimprovero che viene mosso a Bibi non è per la riforma in sé, ma per il clima in cui la riforma viene portata avanti nonostante tutto. Sulla necessità della riforma c’è consenso, ma la fretta e la mancanza di dialogo non vengono approvate. Gli Stati Uniti hanno già espresso le loro preoccupazioni, l’Iran invece ha già esultato per il caos: ha detto che Israele non è più una potenza in medio oriente e tutto cambierà in fretta.