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il caso diplomatico

Macron non è interessato a Meloni. La sua priorità non sono i migranti, ma Le Pen

David Carretta

L’incidente politico con l’Italia è stato ignorato nel dibattito interno francese. Ma quando arriverà il momento decisivo sul Patto di stabilità e sull’immigrazione, il capo dell’Eliseo potrebbe mollare la premier

Bruxelles. Francia, Italia e Commissione europea ieri hanno cercato di stemperare la tensione nella seconda crisi diplomatica in sei mesi tra Roma e Parigi, provocata dalle dichiarazioni di Gérald Darmanin su Giorgia Meloni “incapace di risolvere i problemi migratori”. “Non c’è alcuna volontà di ostracizzare l’Italia”, ha detto il portavoce del governo francese, Olivier Véran, sono parole che “vanno nella direzione di chi ha compreso di aver commesso un errore grave”, ha risposto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Chiediamo agli stati membri di dialogare in modo costruttivo”, ha dichiarato un portavoce della Commissione, nel momento in cui l’Unione europea negozia il nuovo Patto su migrazione e asilo. Ma la minimizzazione da parte del governo di Parigi e la lettura dei giornali francesi mostrano un problema più profondo: Macron non è interessato a una relazione più stretta con il governo Meloni. Sui migranti, come su altri temi, le priorità della Francia di Macron sono altre. E la prima priorità si chiama Marine Le Pen.

 

Sfogliando i grandi giornali francesi ieri era difficile accorgersi che giovedì c’era stato un incidente politico con l’Italia. Non una riga su Liberation. Sul Figaro solo un trafiletto per spiegare che “Darmanin se la prende con Meloni”. Sul Monde una corrispondenza a pagina quattro, dove almeno compare la parola “crisi”. Le dichiarazioni di Véran a CNews non hanno nulla di un mea culpa. “Preferisco parlare dell’unità europea e dell’Italia, che è il nostro secondo partner economico con cui abbiamo una relazione di fratellanza”, ha detto Véran: “Gli italiani adorano la politica e si assumono la responsabilità di ciò che hanno fatto”. Come a dire: “Ah, les italiens”, sono così appassionati che si scaldano per un paio di dichiarazioni, ma Meloni l’hanno eletta loro, perché aveva promesso il suo blocco navale e invece si ritrova il triplo degli sbarchi. Macron sui migranti ha una priorità che rischia di far imbufalire ulteriormente Meloni: bloccare i movimenti secondari.

 

Nel 2022 la Francia ha registrato 137 mila richieste di asilo. In Italia sono state la metà. Gli ingressi di migranti attraverso i confini italiani (contrari alle regole di Dublino) sono aumentati. Denunciando una “pressione migratoria accresciuta alla frontiera italiana”, il premier Elisabeth Borne la scorsa settimana ha annunciato l’invio di 150 poliziotti e gendarmi ai confini e la creazione entro l’estate di una border force per intercettare i migranti che cercano di passare. I movimenti secondari dall’Italia hanno un impatto sui negoziati nell’Ue sul nuovo Patto su migrazione e asilo. Francia e Italia sono formalmente alleate contro i paesi dell’est che rifiutano ogni forma di ridistribuzione dei richiedenti asilo. Parigi è disponibile ad accoglierne poche migliaia l’anno, che per Roma non sono mai abbastanza. La Francia chiede di bloccare i movimenti secondari e riprendere i migranti che sono passati oltreconfine, ma l’Italia risponde che non ha capacità di accoglienza. “Les italiens” chiedono sempre più solidarietà, ma non sono pronti a dimostrare responsabilità. Così, quando arriverà il momento decisivo sul Patto su migrazione e asilo, Macron potrebbe mollare Meloni. Lo stesso vale per la riforma del Patto di stabilità o la creazione di Fondo per la sovranità europea. Per la Francia altri interlocutori – a partire da Germania e Paesi Bassi – sono molto più importanti. Per contro, nell’Ue l’Italia ha bisogno della Francia per difendere i suoi interessi su migranti o regole di bilancio.

 

Il problema di Macron non è l’Italia in quanto paese, ma Meloni in quanto capo di governo. Con Mario Draghi era andato tutto benissimo. Al massimo metteva un po’ nell’ombra il presidente francese. Macron non ha interesse che l’Italia vada male economicamente (è un importante partner) o sia invasa da migranti (la pressione sulla Francia aumenterebbe). Ma ha tutto l’interesse a mostrare i fallimenti di una leader nazionalista e populista, che era stata anti europea e anti euro e all’improvviso si è ripulita l’immagine ed è riuscita a prendere il potere. Se in campagna elettorale Meloni ha venduto illusioni e gli italiani ci sono cascati, i ministri di Macron lo dicono apertamente. Perché il loro bersaglio non è il presidente del Consiglio italiano: è la Le Pen, che non è la Meloni di oggi, ma assomiglia molto a quella di ieri. A capo del governo in Italia, Meloni legittima le aspirazioni di Le Pen di guidare la Francia. E una leader di estrema destra all’Eliseo, con un presidenzialismo quasi monarchico, avrebbe effetti più dirompenti sulla Francia e sull’Europa di una Meloni a Palazzo Chigi.