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L'intervento

Al "no" di Draghi alla guida del Nato Military Committee, l'Italia risponde con Cavo Dragone

Redazione

Il jolly italiano per la presidenza del comitato militare dell’Alleanza è il capo di stato maggiore della Difesa: il fronte ucraino, la possibile pace con la Russia, lo sguardo sul Mediterraneo e sul "futuro"

Dopo il “no” ufficiale di Mario Draghi alla presidenza della NATO military committee, ora l'Italia guarda al capo di stato maggiore della Difesa italiana Giuseppe Cavo Dragone. La Repubblica riporta quanto è avvenuto a Washington con le dichiarazioni, all’Atlantic Council, di Dragone: “L’Italia resterà al fianco dell’Ucraina fino a quando ce ne sarà bisogno, auspicando ovviamente che a un certo punto si possa arrivare a un tavolo negoziale”, ha detto l'ammiraglio. Le sue dichiarazioni sono interessanti perché Roma ha deciso di candidarlo alla carica di presidente del comitato militare del Patto e perciò, tra qualche mese, potrebbe diventare il consigliere militare del leader politico dell’Alleanza. Il comitato militare della Nato è la sua più elevata autorità militare, composta dai capi di stato maggiore della Difesa dei 26 paesi membri che si riuniscono almeno tre volte all'anno.

  

A Washington Cavo Dragone rimarca con vigore il grande fallimento di Putin nel suo tentativo di svelare le debolezze, le contraddizioni e l'inefficienza di una NATO, che secondo il capo di stato maggiore, “è più forte e affidabile di prima”. Si sofferma ad analizzare la situazione bellica attuale che appare di stasi e che potrebbe tuttavia celare una quiete prima della tempesta, pur augurando alle parti di sedersi al tavolo delle trattative. Si dice poi positivo (in parte) a un'apertura di fronte alla proposta di pace cinese. "Potrebbe contenere qualcosa di utile", dice. A patto però di non dimenticare che all’origine della guerra c’è "un paese, la Russia, che ha varcato con i carri armati il confine di un altro, e questo è inaccettabile".

  

La pace sì, ma non dimentichiamoci come tutto è iniziato, dice in sintesi l’ammiraglio italiano che non prevede vincitori ma solo vinti. Dragone spiega come gli obiettivi di Putin siano falliti, ma che le riconquiste prefissate da Zelensky potrebbero rivelarsi esagerate. La speranza sembra risiedere in un’accettazione dei propri limiti da parte di entrambi i soggetti in campo. Solo questo le può portare a trattare.

  

Il prossimo appuntamento al quale il capo di stato maggiore dovrà presenziare sarà a Ramstein, dove gli alleati si siederanno e ascolteranno la richiesta di armi a lunga gittata da parte del governo ucraino. Una richiesta da ponderare con grande attenzione data la possibilità, con tali armi, di colpire il territorio russo e generare una rapida escalation.

 

Cavo Dragone torna anche a ribadire la grande importanza che il Mediterraneo rappresenta soprattutto nel fronte sud e che va preservata da parte dell’alleanza: “E’ una regione strategica, la cui importanza è andata aumentando ancora di più a causa della guerra in Ucraina, la presenza di importanti risorse energetiche e del crescente numero di infrastrutture, come gasdotti e cavi per la migrazione dei dati”. Grande attenzione è fondamentale, da parte di Italia e Stati Uniti, nei confronti della stabilizzazione, “senza interventi dal sapore colonialista”, dei paesi bisognosi di aiuto per scongiurare l’insediamento del nemico o di eventuali cellule terroristiche. Sul rapporto con Washington pesa anche il dossier US, la presunta spia russa che doveva essere isntradata in America e che è fuggita dai domiciliari in Italia.

 

L’ammiraglio guarda anche al futuro e parla di investimenti necessari (come minimo il 2 per cento del pil) per prepararsi: “Dobbiamo essere pronti ad operare, muoverci e vincere in uno scenario multidominio”. Grande importanza viene data anche a un eventuale conflitto spaziale: “Si combatterà, perché la Russia ha già segnalato di essere intenzionata a farlo”. In questo ambito, e sempre nell'ottica di una sempre più stretta collaborazione con gli Stati Uniti, l'Italia ha firmato ieri un memorandum d'intesa per inviare un ufficiale di collegamento italiano al Comando spaziale americano (Usspacecom), soprattutto nell'ottica di migliorare il coordinamento delle attività nel dominio spaziale e per sviluppare sinergie con gli altri paesi già presenti presso lo Usspacecom.

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