L'oppositore russo Kara-Murza condannato a 25 anni per aver contestato l'invasione dell'Ucraina

L'attivista e giornalista, sopravvissuto a due tentativi di avvelenamento, era stato arrestato l’11 aprile 2022. Il tribunale di Mosca lo ha giudicato colpevole di "alto tradimento". Amnesty International Russia: "Reminiscenza della repressione staliniana"

L'attivista e giornalista russo Vladimir Kara-Murza è stato condannato a 25 anni di carcere per “alto tradimento” e altri reati di natura politica per aver contestato l’invasione dell’Ucraina. L’accusa di “alto tradimento” è riferita alla “cooperazione con uno stato membro della Nato”, consistente nell’aver preso parte a conferenze a Lisbona, Helsinki e Washington nelle quali Kara-Murza aveva condannato la guerra di Putin. Il tribunale di Mosca ha giudicato Kara-Murza colpevole anche di “aver diffuso consapevolmente informazioni false sulle forze armate russe” durante un intervento alla Camera dei rappresentanti dell’Arizona, nonché di “aver svolto attività per un’organizzazione indesiderabile”.

 

L'oppositore, 41 anni, padre di tre figli, è stato arrestato l’11 aprile 2022. Non era in Russia quando Vladimir Putin dichiarò l’inizio dell’invasione dell’Ucraina ma ci è tornato per protestare contro la guerra ed è stato arrestato. In carcere le sue condizioni di salute si sono deteriorate: secondo i suoi avvocati, soffre di una neuropatia a entrambi i piedi. Kara-Murza era uno stretto collaboratore di Boris Nemtsov, assassinato nel centro di Mosca nel 2015, e aveva cooperato con l’ex prigioniero di coscienza Mikhail Khodorkovsky - ora in esilio -, con gruppi di opposizione, organizzazioni non governative per i diritti umani e organi d’informazione indipendenti. Aveva sostenuto la “lista Magnitsky” e altre sanzioni mirate contro persone sospettate di aver commesso violazioni dei diritti umani in Russia. Nel 2015 e nel 2017 era sopravvissuto a due tentativi di avvelenamento, sui quali le autorità russe non hanno mai indagato.

  

Per Amnesty International Kara-Murza è un prigioniero di coscienza che dev’essere immediatamente scarcerato. “Questa sentenza è l’ennesimo tremendo esempio della sistematica repressione in corso contro la società civile russa, che il Cremlino ha ulteriormente inasprito e accelerato dopo l’invasione dell’Ucraina. I cosiddetti ‘reati’ dei quali Kara-Murza è stato giudicato colpevole, aver condannato la guerra e aver preso le difese delle vittime di violazioni dei diritti umani, sono in realtà atti di grande coraggio. Questo verdetto confonde erroneamente l’attivismo per i diritti umani con l’alto tradimento e costituisce una reminiscenza della repressione dell’era staliniana”, ha dichiarato Natalia Zviagina, direttrice di Amnesty International Russia.

 

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