Foto di Paul Einerhand, via Unsplash 

il flop

Salto, adieu. La “Netflix Made in France” chiude dopo due anni

Mauro Zanon

Pochi abbonati, molte perdite: un disastro finanziario per la piattaforma di streaming francese. Una strategia confusa dall'inizio: sia nel catalogo, sia nell'idea di marketing

Parigi. Dopo soltanto due anni chiude Salto, la piattaforma di streaming francese, finanziata da France Télévisions, Tf1 e M6 con l’obiettivo di contrastare la concorrenza americana di Netflix, Prime Video e Disney Plus. “Grazie a tutti gli abbonati di Salto per aver condiviso con noi la loro voglia e il loro entusiasmo per una piattaforma di streaming Made in France”, recita l’epitaffio sul sito di Salto. 

 

Secondo i dati, gli abbonati, alla fine del 2022, erano 800 mila, meno della metà della quantità minima per restare a galla, e secondo il quotidiano economico Les Echos le perdite ammonterebbero a 200 milioni di euro: una voragine finanziaria figlia di una strategia confusa fin dall’inizio. A partire dal catalogo. Salto era stata lanciata per promuovere “il meglio della creazione audiovisiva francese e europea”, ma i contenuti esclusivi più seguiti, alla fine, erano tutti americani: “Friends: The Reunion” e “And Just Like That”, il sequel di “Sex and the city”. Tf1 e M6, pur finanziando Salto, hanno lanciato allo stesso tempo il loro servizio di streaming a pagamento senza pubblicità facendo così concorrenza alla piattaforma. 

 

Quest’ultima, inoltre, ha sofferto della solita elefantiasi burocratica francese: annunciata nel 2018, ha avuto bisogno di un anno e mezzo per ricevere il placet dell’Autorità della concorrenza, trattandosi di un progetto che riuniva canali pubblici e privati. “Lanciare un’iniziativa come Salto è stato un vero percorso a ostacoli”, si lamentava già nel 2022 Nicolas de Tavernost, amministratore delegato di M6. “Salto è nata male, a causa degli obblighi amministrativi estremamente pesanti imposti prima ancora della sua nascita”, aveva aggiunto Martin Bouygues, proprietario dell’omonimo gruppo che controlla Tf1. 
Doveva essere la “Netflix francese”, e invece ha fatto la fine di ItsArt, la piattaforma Made in Italy ideata dall’ex ministro della Cultura Dario Franceschini, liquidata dal suo successore Gennaro Sangiuliano dopo appena un anno e mezzo di vita.

Di più su questi argomenti: