Zelensky, von der Leyen e Michel il 3 febbraio 2023 a Kyiv (Roman Pilipey/Getty Images) 

Zelensky pensa di andare a Bruxelles per sbloccare i freni dell'Ue

David Carretta

Far entrare il presidente ucraino al Consiglio europeo servirà a dimostrare che il futuro dell’Ucraina è dentro l’Ue. Ma rappresenta anche una sfida del presidente ucraino all’Europa, che continua a essere attraversata da esitazioni, titubanze ed errori di calcolo strategico

Bruxelles. Dopo Washington, forse è giunto il momento di Bruxelles. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, giovedì potrebbe compiere il suo secondo viaggio fuori dal paese dall’inizio della guerra della Russia per pronunciare un discorso davanti al Parlamento europeo e sedersi al tavolo dei capi di stato e di governo al Consiglio europeo. Per ragioni di sicurezza, la visita non è stata confermata. Ma, secondo diverse fonti, i preparativi sono in corso. A pochi giorni dal primo anniversario dell’aggressione, la presenza di Zelensky nella capitale europea avrebbe un forte valore simbolico. I leader dell’Ue si erano sentiti trascurati dalla sua scelta di andare prima a Washington che a Bruxelles. Dopo gli Stati Uniti, l’Ue e i suoi stati membri sono stati i più importanti contributori di aiuti finanziari, militari e umanitari (49 miliardi di euro complessivi, secondo le stime della Commissione). Far entrare Zelensky al Consiglio europeo, in mezzo a presidenti e premier dei 27, servirà a dimostrare che il futuro dell’Ucraina è dentro l’Ue. Come la visita a Kyiv la scorsa settimana della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, sarà anche un incoraggiamento per i soldati ucraini che si battono al fronte e i civili che resistono ai tagli di elettricità, riscaldamento e acqua potabile a causa dei bombardamenti russi.

    

L’eventuale visita di Zelensky a Bruxelles, tuttavia, rappresenta anche una sfida del presidente ucraino all’Ue, che continua a essere attraversata da esitazioni, titubanze ed errori di calcolo strategico. Al di là delle dichiarazione di sostegno “fino a quando sarà necessario”, i fatti dicono che i paesi europei stanno raggiungendo uno stallo, malgrado la Russia si stia preparando a lanciare una nuova grande offensiva per riprendere il vantaggio negli equilibri della guerra. Alcuni stati membri frenano sulla promessa di aprire rapidamente i negoziati di adesione con l’Ucraina. Altri ritengono che si sia raggiunto il limite di ciò che sia sanzionabile in Russia. Gazprombank non può essere esclusa da Swift perché Austria, Ungheria e Italia ne hanno bisogno per pagare il gas. Il Belgio esita ad accettare un embargo sui diamanti russi. Viktor Orbán mette il veto a sanzioni sul settore atomico russo, che deve costruire e rifornire le centrali nucleari ungheresi. Sugli aiuti militari, i paesi europei hanno fatto troppo poco e troppo tardi per fornire munizioni, sistemi di difesa aerea e carri armati da combattimento. Sui caccia e i missili a lunga gittata il dibattito è solo all’inizio.

   

In un anno, i leader dell’Ue hanno già sbagliato i calcoli quattro volte. Prima, quando non hanno voluto capire che Putin avrebbe lanciato l’aggressione. Poi, quando hanno dato per scontato che Kyiv sarebbe caduta in una settimana. Ancora, quando hanno pensato che gli ucraini non sarebbero stati in grado di riconquistare territorio. Infine, quando hanno sottovalutato la capacità della Russia di riorganizzarsi e quella di Putin di usare la massa di uomini come carne da cannone. Se “l’Ucraina è l’Ue, l’Ue è l’Ucraina”, come ha detto Michel il 3 febbraio a Kyiv, allora gli europei devono fare tutto quanto è necessario per la vittoria dell’Ucraina.

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