“Le sanzioni sono molto potenti”, ammette la banchiera di Putin

Luciano Capone

Elvira Nabiullina, governatrice della Banca centrale, dice alla Duma che "l'impatto delle sanzioni non deve essere minimizzato”, per l'economia russa "lo scenario pessimistico si è fatto più reale". Mosca risente anche della mobilitazione

Mentre in Italia si allarga il fronte di chi dubita della strategia dell’Occidente e nega l’impatto delle sanzioni sulla Russia, a Mosca uno dei funzionari russi più importanti del regime dice davanti al Parlamento russo parole chiare: “Le sanzioni sono molto potenti e la loro influenza sull’economia russa e globale non dovrebbe essere minimizzata”. A dirlo è la governatrice della Banca di Russia Elvira Nabiullina in un intervento alla Duma di Stato: “Isolarsi dalla loro influenza non è possibile”, ha aggiunto.

 

Le parole della banchiera centrale risuonano forti alle orecchie dei legislatori russi, dato che provengono dal vertice del gruppo di tecnici che sono riusciti a tenere in piedi l’economia russa dopo le sanzioni scattate in risposta all’invasione dell’Ucraina. Nabiullina è, in sostanza, una pedina fondamentale del regime di Vladimir Putin, tanto che diversi economisti russi, colleghi che le riconoscono capacità e competenza ma sono molto critici per il suo lavoro a favore del Cremlino, l’hanno paragonata a Hjalmar Schacht, il banchiere di Adolf Hitler che ha avuto un ruolo cruciale nella stabilizzazione economica del Terzo Reich.

 

Nel discorso sulle “principali direzioni della politica monetaria”, Nabiullina ha chiarito che le sanzioni occidentali stanno cambiando profondamente la geografia delle importazioni e delle esportazioni russe, rompendo i vecchi legami economici e richiedendo la costruzione di nuovi. Per questo l’economia russa deve attraversare una “trasformazione strutturale” che necessiterà di un periodo più o meno ampio, che è reso più complicato dall’intensificarsi delle sanzioni (dal 5 dicembre scatterà l’embargo europeo al petrolio russo e, contemporaneamente, il price cap del G7 sul greggio che è ancora in definizione). Questa situazione porta la Banca centrale russa a vedere il futuro prossimo a tinte più fosche.

 

Nello scenario di base, il pil russo viene previsto in calo del 3-3,5 per cento nel 2022 e tra l’1 e il 4 per cento nel 2023, per poi tornare a crescere solo a partire dal 2024. Lo scenario di base è ritenuto ancora il più probabile ma, ha detto Nabiullina ai parlamentari della Duma, lo scenario pessimistico si è recentemente fatto più reale. In questo scenario a vverso, definito di “crisi globale”, non basterà il rialzo dei tassi da parte delle principali banche centrali a frenare l’inflazione e, di conseguenza, questo deprimerà ulterioremente l’economia globale. “In base a questo scenario – ha detto Nabiullina – cresceranno le tensioni geopolitiche, si verificherà la frammentazione e la regionalizzazione dell’economia globale. Aumenteranno le sanzioni alla Russia, stiamo valutando questo scenario con maggiori sanzioni, e questo diventerà un altro fattore di deterioramento della situazione a livello mondiale economia, a sua volta. Di conseguenza, potremmo assistere a una crisi di dimensioni paragonabili a quelle del 2008-2009”. Per la Russia vorrà dire un ulteriore calo delle esportazioni accompagnate da una riduzione del prezzo del petrolio, una contrazione più profonda del pil e un’inflazione più elevata.

 

In sostanza colpire le economie europee per minare il sostegno all’Ucraina, ovvero l’obiettivo di Putin, avrebbe ricadute più pesanti di quelle attuali sull’economia russa che comporterebbero un ulteriore inasprimento della politica monetaria. Ma, in una certa misura, questo scenario è già realtà. Secondo i calcoli di diversi analisti, il costo della mobilitazione e l’impatto delle sanzioni faranno saltare tutte le previsioni di bilancio del Cremlino, mettendo sotto pressione la capacità di Putin di continuare a finanziare la guerra. Le previsioni di deficit, fatte prima dell’annuncio della “mobilitazione parziale”, sono ormai superate e per coprire il disavanzo il governo potrebbe essere costretto a prosciugare il fondo sovrano. Con l’embargo dell’Europa, Mosca rischia di perdere il 55 per cento del suo export di prodotti petroliferi (se non trova altri sbocchi). Nel frattempo, per sua scelta, le esportazioni di gas di Gazprom sono già crollate del 43 per cento a gennaio-ottobre rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali