Reportage dall'Ucraina

Controffensiva Ucraina, la prudenza del ministro della Difesa Reznikov. Ora niente fretta per salvare le vite ai soldati

Cecilia Sala

La strategia di Kyiv è evitare annunci e far parlare i fatti. Nella regione di Kharkiv la riconquista è rapida: in pochi giorni è stato liberato quello che i russi avevano conquistato da aprile a oggi. Ma a Kherson non può valere lo stesso

Kyiv, dalla nostra inviata. Il ministro della Difesa di Kyiv, Oleksii Reznikov, non parla di trionfo e neppure di un successo. Fin da quando è cominciata la controffensiva ucraina il 29 agosto ha messo in chiaro che la riconquista dei territori occupati dai russi nell’est e nel sud sarebbe stata un’avanzata che procede senza fretta per evitare un numero spaventoso di perdite. Nel nord est, in verità, è stata molto rapida: in pochi giorni i soldati ucraini hanno ripreso tutte le conquiste che i russi avevano ottenuto da aprile a oggi. E’ stato possibile proprio perché Mosca era caduta in un tranello degli ufficiali di Kyiv, che avevano minacciato per mesi una controffensiva limitata al sud e in direzione della città di Kherson: i russi hanno riposizionato lì migliaia di truppe e quando i soldati ucraini hanno attaccato nel nord est si sono ritrovati in inferiorità numerica e sono dovuti scappare.

 

Le dichiarazioni ufficiali, in tempo di guerra, non sono dirette ai giornalisti ma hanno anche lo scopo di manipolare la strategia del nemico – vale pure per le parole pronunciate in pubblico dal ministro della Difesa ucraino. Reznikov sa che i risultati ottenuti nell’est, per quanto spettacolari e inattesi, significano aver vinto una battaglia e non la guerra, eppure si tratta di una battaglia cruciale che ha dimostrato almeno due cose: Kyiv (con le armi occidentali) non è solo capace di difendersi, ma può attaccare per riprendere i suoi territori con movimenti veloci ed evitando un bagno di sangue. Secondo: i russi non hanno abbastanza uomini per difendere contemporaneamente tutte le zone occupate del sud e dell’est e per Mosca non esiste una soluzione semplice a questo problema senza una mobilitazione di tutti i cittadini maschi maggiorenni in Russia.

 

Sabato sera – in un’intervista rilasciata a margine della conferenza annuale sulla cooperazione tra Unione europea e Ucraina – Reznikov ha detto che le forze di Kyiv sono vicine a Izyum ma non l’hanno ancora conquistata e che i chilometri quadrati recuperati agli occupanti nella provincia di Kharkiv sono milleduecento. In realtà sono di più (e, in totale, sono più dei duemila chilometri quadrati di cui ha parlato sabato il presidente Zelensky), ma questo è il modo in cui – almeno per il momento – Kyiv vuole presentare la situazione. Tenere basse le aspettative, evitare gli annunci, dimostrare sul campo e lasciare che a parlare siano i fatti.

 

C’è un ultimo punto importante: il tranello teso ai russi da Kyiv (la decisione di annunciare con largo anticipo la controffensiva nel sud) ha avuto due effetti. Da una parte ha sgombrato di truppe nemiche l’est, dall’altra ha reso l’attacco ucraino in direzione Kherson più faticoso. La controffensiva del sud non era solo un modo per ingannare i russi, è in corso e negli ospedali militari di Mykolaiv (novanta chilometri a nord ovest di Kherson) i soldati ucraini feriti dicono che, su quel fronte, per ogni soldato russo morto muoiono cinque soldati ucraini. L’attacco è più costoso e pericoloso della difesa. Ieri sera Reznikov ha ribadito che la liberazione di Kherson “è una priorità”, ma il senso complessivo del suo discorso era: nessuno si aspetti la velocità che si è vista nella zona di Kharkiv perché le vittime sarebbero troppe.

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