Il piano

Draghi scommette su una telefonata tra Biden e Putin

Claudio Cerasa

Fare di più e più a lungo. Cinque punti emergono dal documento di lavoro a cui stanno mettendo mano, da giorni – Onu, Ue, Osce - per avvicinare Kyiv e Mosca. Senza ipocrisie pacifiste 

More and longer. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ieri ha affermato che un piano di pace italiano per l’Ucraina è una pura e semplice “fantasia”. Zakharova, molto indignata, ha detto che non si possono fornire armi all’Ucraina con una mano mentre con l’altra  si elaborano piani per una risoluzione pacifica del conflitto. Il piano a cui fa riferimento Zakharova, in realtà, non è un piano, non è italiano e non è frutto dell’attività di un singolo mediatore ma è un documento di lavoro internazionale – così lo definiscono alla Farnesina – utile a individuare uno schema di gioco necessario per mettere di fronte a Vladimir Putin un tavolo per negoziare, se non una pace, quantomeno un cessate il fuoco. Le condizioni per avviare una qualche forma di negoziato, naturalmente, al momento non ci sono perché sul campo non si è ancora stabilizzata la situazione militare e alcune fonti europee ritengono possibile che i russi, che attualmente hanno occupato una porzione del territorio dell’Ucraina pari al 20 per cento e hanno messo in fuga dal paese circa 12 milioni di persone, facciano un tentativo nelle prossime settimane per guadagnare ulteriormente terreno ed esibire di fronte ai propri cittadini qualcosa di simile a un trofeo. Quello che si sa, invece, è che il documento di lavoro a cui stanno mettendo mano, da giorni, i tre soggetti che compongono il cosiddetto gruppo di facilitazione internazionale – Onu, Ue, Osce – punta ad arrivare, sul breve periodo, a cinque obiettivi precisi. 


Obiettivi che alcune fonti diplomatiche italiane ed europee ieri hanno descritto al Foglio con queste parole. I primi  obiettivi  rientrano all’interno strategia del cosiddetto “dual track”, armare la resistenza cercando un dialogo, non come vorrebbe fare qualcuno, ossia cercare un dialogo disarmando la resistenza. In questo contesto, i segnali cercati dall’occidente per impostare una trattativa con la Russia sono riassumibili in questi punti.

 

Il primo punto riguarda i negoziati in corso con i russi sui combattenti del battaglione Azov: Mosca ha detto di volerli processare, Kyiv chiede uno scambio di prigionieri e diverse fonti diplomatiche sostengono che i dialoghi tra le parti esistano davvero. Il secondo punto riguarda la possibilità, considerata non remota, che vi sia uno scambio di prigionieri tra russi e ucraini, non limitato al fronte Azov. Il terzo punto riguarda la possibilità che vi sia un via libera, da parte della Russia, per far riprendere il flusso del grano creando un corridoio umanitario per l’uscita in sicurezza delle navi straniere dal porto di Mariupol in direzione del Mar Nero. Il quarto punto riguarda la possibilità che vi sia nel giro di qualche settimana un piano strutturato per l’evacuazione dei civili da alcune delle città maggiormente martoriate. Dall’altra parte, sul fronte diplomatico, il vero piano italiano, se così si può definire, non riguarda progetti della Farnesina, ma la principale richiesta consegnata  al presidente Joe Biden da Mario Draghi. Una richiesta precisa, a nome dell’Italia e dell’Europa: creare le condizioni per una telefonata ufficiale tra il presidente degli Stati Uniti e il presidente russo. Si lavora a questo, su cinque fronti, sapendo che la guerra sarà ancora lunga, longer, ma sapendo che gli interessi americani e quelli europei continuano a essere allineati: la pace si raggiunge non disarmando l’Ucraina (more), ma armando la resistenza con la forza delle armi e con quella della diplomazia.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.