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Perché Putin tifa Le Pen? Uno schemino a uso e consumo degli utili idioti dello zar

Claudio Cerasa

La leader del Rassemblement national condivide con il presidente russo gli scopi, così come i nemici: l'Ue, la Nato, la globalizzazione. Le convergenze parallele e gli obiettivi in comune tra populismo e autocrazia russa

Le Pen o le Putìn? Durante il dibattito di mercoledì sera, c’è stato un momento particolare in cui Emmanuel Macron è riuscito ad affondare bene la lama nel burro della propaganda lepenista. Quel momento ha coinciso con l’istante esatto in cui il presidente francese ha ricordato alla rivale i suoi rapporti con Vladimir Putin accusandola di essere “una dipendente di Putin” incapace di “difendere gli interessi francesi” a causa di alcuni prestiti non ancora restituiti ottenuti nel 2017 dal partito di Le Pen da una banca russa molto vicina al Cremlino. “Quando parli con la Russia – ha detto Macron rivolgendosi a Le Pen – non stai parlando con un leader straniero, ma stai parlando con il tuo banchiere”.

 

Macron, comprensibilmente, ha scelto di concentrare il suo ultimo affondo elettorale provando ad alimentare il sospetto che Le Pen sia una marionetta che agisce nel contesto politico spinta dalla logica del gettone: tu paghi, io faccio. Il problema però è che il vero dramma politico, che riguarda l’internazionale lepenista, non ha a che fare con ciò che i nazionalisti anti europeisti potrebbero fare a pagamento. Il problema vero, piuttosto, è ciò che da anni i nazionalisti anti europeisti fanno probabilmente gratis per Putin. E gli elementi forse più interessanti da mettere a fuoco, alla vigilia del voto francese, sono proprio le molte convergenze parallele che rendono un candidato come Marine Le Pen il migliore candidato possibile per un presidente come Vladimir Putin.

 

Naturalmente, la simmetria tra il progetto putiniano e quello lepenista non ha a che fare con una passione in comune per la guerra, per la violenza, per i genocidi, per l’invasione degli stati sovrani. Ma ha a che fare con una simmetria oggettiva che risulta evidente se si ha la forza di mettere in luce ciò per cui politicamente combatte Le Pen quando parla d’Europa, e ciò per cui politicamente combatte Putin quando parla d’Europa. Putin sogna un’Europa meno integrata, come Le Pen, e come Le Pen sogna una democrazia liberale più debole, più sfibrata, meno integrata, meno globalizzata. Putin, come ha ricordato Anne Applebaum nella sua bellissima conversazione con Giancarlo Loquenzi pubblicata ieri sul Foglio, promuove da anni una feroce propaganda per indurre i russi a odiare gli europei, per spingerli a credere che l’Europa sia degenerata, divisa, impoverita; per portarli a credere che la democrazia liberale sia una farsa e per dimostrare che i politici democratici siano ridicoli e senza palle.

 

E allo stesso modo, Marine Le Pen, nonostante il suo eroico tentativo di mimetizzare il suo estremismo, ceci n’est pas une Le Pen, guida da anni un partito che ha come suo primo obiettivo quello di mettere il destino della Francia nelle mani più dei professionisti del complottismo che dei professionisti dell’europeismo. Non è un caso se Le Pen verrà votata da Éric Zemmour (collante: l’oltranzismo). Non  è un caso se Le Pen verrà votata dai leader dei gilet gialli (collante: l’estremismo). Non è un caso se Le Pen verrà votata dai leader dei No vax (collante: l’antisistemismo). Non è un caso se nonostante gli appelli di Jean-Luc Mélenchon a non votare Le Pen una parte consistente del suo elettorato (tra il 20 e il 30 per cento secondo il Point) è pronta a votare per Marine Le Pen (collante: il complottismo).

 

E non è un caso che l’internazionale complottista consideri oggi come nemici giurati del popolo francese gli stessi attori, proprio gli stessi, che oggi stanno provando a circoscrivere l’azione di Putin. L’Europa. L’occidente. Il mercato. La globalizzazione. La Nato. Una Francia senza Le Pen può aiutare l’Europa a proteggere i suoi cittadini combattendo con tutta l’energia necessaria il modello Putin. Una Francia con Le Pen può aiutare i nazionalisti a indebolire l’Europa combattendo tutto ciò contro cui sta provando a combattere Putin. E non sapere con chiarezza da che parte stare, anche fuori dalla Francia, significa, cari utili idioti, aver già scelto da che parte stare. 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.