AP Photo/Rafael Yaghobzadeh

Il debutto di Zemmour

Il candidato francese alla presidenza si presenta al suo pubblico con questo comizio: “Se vincerò io le elezioni sarà l’inizio della Riconquista della Francia”. Un discorso in nome del nazionalismo che intimorisce

Pubblichiamo ampi stralci del discorso tenuto da Eric Zemmour al meeting di Villepinte di domenica 5 dicembre.


Buongiorno a tutti, buongiorno amici miei… Grazie per la vostra accoglienza! È incredibile… che atmosfera! Che piacere essere qui dinanzi a voi, a Villepinte (…). Siete quasi quindicimila oggi. Quindicimila francesi che hanno sfidato il politicamente corretto, le minacce dell’estrema sinistra e l’odio dei media, quindicimila francesi che non abbassano lo sguardo e sono determinati a cambiare il corso della storia! (…). La posta in gioco è immensa. Se vincerò queste elezioni, non sarà un’altra alternanza, ma l’inizio della riconquista (…). Il nostro paese ha sofferto tanto ed è stato altrettanto dimenticato dai dirigenti che si sono susseguiti al governo, in tutti i campi bisognerà riparare gli innumerevoli errori che sono stati commessi negli ultimi quarant’anni. Economia, ecologia, potere d’acquisto, servizi pubblici, immigrazione, insicurezza: nessun capitolo importante dell’azione che dobbiamo condurre sfugge al progetto serio e completo che oggi iniziamo a svelare ai francesi.

 

Dopo l’indispensabile tempo delle constatazioni e della presa di coscienza, ecco giunto il momento del progetto. Chi l’avrebbe potuto immaginare fino a qualche mese fa? Il potere lo aveva deciso, i giornalisti lo avevano desiderato, la destra lo aveva accettato: le prossime elezioni presidenziali dovevano essere una formalità per altri cinque anni di macronismo. La Francia doveva continuare tranquillamente a uscire dalla storia e i francesi dovevano sparire in silenzio dalla terra dei loro antenati. Ma un piccolo granello di sabbia ha inceppato la macchina. Questo granello di sabbia non sono io. Siete voi (…). La vostra presenza è quella di un popolo che non si è mai inginocchiato e che resta in piedi, contro tutti. Avevano dimenticato questo popolo, lo avevano sottovalutato. Pensavano persino di essersene sbarazzati, lontano dai centri storici, dai quartieri alti, lontano dai loro media… Ma si sono sbagliati. Questo popolo francese, che è qui da mille anni e vuole restare padrone a casa propria per altri mille, non ha detto la sua ultima parola. Il vostro coraggio mi onora, perché da ormai diversi mesi non passa giorno senza che il potere e i suoi rappresentanti mediatici mi attacchino: inventano polemiche su libri che ho scritto quindici anni fa, frugano nella mia vita privata, mi ricoprono di insulti. Ma non fraintendetemi: il vero oggetto della loro rabbia non sono io, siete voi; se mi odiano, è perché odiano voi; se mi disprezzano, è perché disprezzano voi. Contro di me, tutto è permesso. E l’orda, ormai, mi sta alle calcagna: i miei avversari vogliono la mia morte politica, i giornalisti vogliono la mia morte sociale e i jihadisti vogliono la mia morte. Ma nella loro rabbia, hanno commesso un grave errore: sono usciti allo scoperto. Ci hanno attaccato troppo presto. Fra qualche settimana, ne sono certo, i francesi apriranno gli occhi sui loro stratagemmi e i loro attacchi diventeranno inefficaci. Hanno commesso l’errore di designarmi come unico oppositore. Credono di essere i nostri nemici, ma sono i nostri migliori alleati (…).

 

Attaccandomi, hanno commesso un secondo errore: sottovalutare i francesi. Pensavano che fossimo stanchi e assopiti, sottomessi e intimoriti. Ma questo popolo straordinario ha una capacità di resistenza unica nella storia dell’umanità. Molte volte la Francia sarebbe dovuta sparire. Ma ogni volta abbiamo resistito e ogni volta siamo tornati! Ci considerano pieni di rancore. Ma si sbagliano: nei nostri cuori, non c’è né odio né risentimento, ma solo determinazione e coraggio. In piena Rivoluzione francese, Danton dichiarava: “Una nazione si salva, non si vendica”. Non vogliamo vendicarci, vogliamo salvarci: salvare la nostra patria, salvare la nostra civiltà, salvare la nostra cultura, salvare la nostra letteratura, salvare la nostra scuola, salvare i nostri paesaggi e il nostro patrimonio naturale, salvare le nostre aziende, salvare la nostra eredità, salvare i nostri giovani. Salvare il nostro popolo. Negli ultimi mesi, avete forse sentito molte cose su di me. Alcuni hanno detto che sono aggressivo. È vero, a volte è capitato, perché sono una persona passionale, perché il mio coinvolgimento è totale e la Francia è sull’orlo del precipizio. Negli ultimi tre mesi, ho voluto imporre il tema della sopravvivenza della Francia. Se mi sbagliavo… pensate forse che gli altri si sarebbero messi a parlare come me? Avete forse sentito dire che sono un “fascista”, un “razzista”, un “misogino”. Non lasciatevi ingannare.

 

Fascista? Sono l’unico a difendere il libero pensiero, la libertà d’espressione, la libertà di dibattere, la libertà di descrivere la realtà così com’è, mentre sognano di vietare i nostri meeting e di farmi condannare. Misogino? Sarei dunque misogino. Ma è un’accusa ancor più ridicola: da bambino, in mezzo alle grandi famiglie arrivate dall’Algeria, ero circondato da donne, mia madre, le mie sorelle, le mie nonne. Le donne della mia infanzia, più degli uomini, hanno forgiato il mio carattere, erano allo stesso tempo amorevoli e esigenti, tenere e autoritarie. È mia madre che mi ha inculcato il culto del sacrificio e dell’eccellenza. È sempre lei che mi ha trasmesso un amore immoderato verso la Francia, verso l’eleganza della sua arte di vivere, la raffinatezza dei suoi costumi e della sua letteratura. Ed è sempre lei che mi ha dato la forza di resistere a tutto per difendere questa Francia che amava con passione. È grazie alla sua esperienza, e ai suoi ricordi raccontati al bambino che ero, che ho potuto capire, prima degli altri, l’inaudita regressione che le donne subiscono oggi nei quartieri dove l’immigrazione di massa ha importato una civiltà islamica che è crudele con le donne. Probabilmente è per questo motivo che sono il solo oggi, assieme ad alcune associazioni coraggiose, a indicare il legame evidente tra questa immigrazione proveniente dall’altro lato del Mediterraneo e le minacce che ogni giorno, e sempre di più, pesano sulle donne francesi, sulla loro libertà, sulla loro integrità, e talvolta sulla loro vita. Ma nel frattempo, le femministe guardano altrove e ci parlano di scrittura inclusiva. Razzista? Sono l’unico a non confondere la difesa della nostra gente con l’odio nei confronti degli altri. Il razzismo è ritenere inferiori quelli che sono diversi da noi proprio perché sono diversi, e considerare che solo i discendenti di Clodoveo possono essere francesi. Come potrei mai pensare una cosa del genere, io, il piccolo ebreo berbero venuto dall’altra sponda del Mediterraneo? No, ovviamente non sono razzista. E voi, ovviamente, non siete razzisti. Tutto quello che desideriamo è salvare il nostro patrimonio. Difendiamo il nostro paese, la nostra patria, l’eredità dei nostri antenati e quella che lasceremo ai nostri figli. La salvaguardia del patrimonio non è nemica della modernità, è la condizione della sua esistenza. Sì, siamo impegnati in una battaglia più grande di noi, quella di trasmettere ai nostri figli la Francia così come l’abbiamo conosciuta, la Francia così come l’abbiamo ricevuta. È per questo motivo che mi presento oggi davanti ai francesi per diventare il loro presidente della Repubblica. È per questo motivo che oggi ci lanciamo in una grande battaglia per la Francia! Il nostro movimento è lanciato: si struttura e si organizza in tutte le regioni, in tutti i dipartimenti.

 

Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, accogliamo nei nostri ranghi nuove persone coraggiose pronte a battersi per la Francia (…). Sì, la Riconquista è lanciata! La riconquista della nostra economia, la riconquista della nostra sicurezza, la riconquista della nostra identità, la riconquista della nostra sovranità, la riconquista del nostro paese! (…). ‘Impossibile non è una parola francese’, scriveva Napoleone: ancora una volta, avete confermato che aveva ragione. Sì, la nostra battaglia è nobile, perché non vi impegnate per voi, per i vostri piccoli privilegi, per le vostre piccole esistenze. Vi impegnate per qualcosa di molto più grande di voi: vi impegnate per la Francia (…). Sappiamo che la storia è implacabile e saremo alla sua altezza, affinché la Francia, in un secolo, torni a essere un faro che illumina il mondo, affinché il nostro popolo sia nuovamente ammirato, invidiato e rispettato. Perché la potenza e la sovranità ritrovate all’interno ci permetteranno di esprimere la potenza e l’influenza all’esterno, sulla scena di un mondo che è cambiato molto e che bisogna guardare in faccia e senza timori. Per raggiungere questo obiettivo, partiamo alla conquista del potere: domani all’Eliseo, dopodomani all’Assemblea nazionale! Poi verranno i turni delle regioni, dei dipartimenti, dei comuni…Uno dopo l’altro, sloggeremo tutti gli eletti di sinistra, tutti i socialisti diventati macronisti, tutti i macronisti diventati ecologisti, tutti gli ecologisti diventati islamogoscisti (…).

 

A 63 anni, passo dalle constatazioni all’azione. Sono pronto ad assumere le redini del nostro paese. Siamo pronti a rispondere alle aspettative dei francesi. Da alcuni mesi, percorro la Francia e incontro i francesi. Sono tormentati da due paure: quella del grande declassamento, con l’impoverimento, il declino della nostra potenza e lo sfaldamento della nostra scuola; e quella della grande sostituzione, con l’islamizzazione della Francia, l’immigrazione di massa e l’insicurezza permanente (…) Affinché la Francia esca dalla spirale del declassamento in cui le nostre élite l’hanno imprigionata, deve ripristinare la sua tradizione di indipendenza. Per questo motivo voglio che la Francia esca dal commando militare integrato della Nato. Voglio che la Francia ritrovi una posizione di equilibrio nel mondo: siamo la Francia! Non siamo i vassalli degli Stati Uniti, non siamo i vassalli della Nato o dell’Unione europea. Dobbiamo parlare con tutti i paesi! (…). Abbiamo le truppe, abbiamo un piano, abbiamo la forza e il coraggio. Abbiamo le idee, abbiamo un progetto e ora abbiamo un movimento. Non potranno fare nulla contro di voi, non potranno fare nulla contro di noi. Dinanzi a tutto il mondo possiamo ora alzare lo sguardo e gridare ad alta voce: la Francia è tornata! (…). Sì, la Francia è tornata. Viva la Repubblica, e, soprattutto, viva la Francia!

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