Il pass vaccinale ora è un'arma contro Pechino

Giulia Pompili

I vaccini cinesi esclusi dal certificato europeo. Il caos in Indonesia e le repliche stizzite

Con più di quarantamila nuovi casi di Covid per due giorni di seguito, l’Indonesia ha superato l’India ed è diventata il nuovo epicentro della pandemia in Asia. Solo che l’Indonesia è un quinto dell’India in termini di popolazione, e infatti il tasso di positività è altissimo: il 30 per cento rispetto al 2 per cento indiano. Il governo di Giacarta si trova in un momento di crisi inedito, che mette in pericolo il ritorno alla normalità asiatica. Ma questo è soprattutto il segnale che le precauzioni adottate dall’Europa nei confronti dei vaccini cinesi è comprensibile. L’Indonesia è stato  uno dei primi paesi al mondo ad aver acquistato milioni di dosi dall’azienda cinese Sinovac  dal gennaio del 2021.

  

I vaccini Sinovac sono attualmente il 90 per cento di quelli somministrati nel paese a maggioranza musulmana. L’altra azienda farmaceutica cinese, Sinopharm, ha provveduto per quasi il 2 per cento delle dosi, mentre il resto dei vaccini Astrazeneca è arrivato a Giacarta tramite il consorzio Covax dell’Organizzazione mondiale della sanità. Con la diffusione della nuova variante Delta, in molti paesi che avevano adottato i vaccini cinesi l’infezione ha ricominciato a diffondersi. Nelle isole Seychelles, per esempio, che avevano utilizzato  Sinopharm per immunizzare la popolazione. E una settimana fa il New England Journal of Medicine ha pubblicato uno studio sull’efficacia del Sinovac somministrato a dieci milioni di persone in Cile: risulta efficace al 66 per cento, rispetto al 93 per cento del vaccino BioNTech-Pfizer. In Indonesia nel mese di giugno sono morte di Covid almeno 30 persone, tra medici e infermieri, che avevano ricevuto la doppia  dose di Sinovac.

  

Sebbene l’Oms abbia approvato recentemente l’uso emergenziale di due vaccini cinesi, questi segnali hanno portato l’Unione europea a escludere i vaccinati con Sinovac e Sinopharm dal sistema del certificato digitale, che permette di muoversi liberamente nei 27 stati membri oltre che in Svizzera, Islanda, Norvegia e Liechtenstein.  Non tutti i vaccini sono uguali, dice l’Ue, che ha bloccato anche il russo Sputnik e il vaccino Astrazeneca prodotti in India, il cosiddetto “Covishield”. L’Oms ha richiamato l’Ue, ha chiesto di convalidare tutti i vaccini approvati dall’Onu, ha evocato una nuova forma di razzismo, ma le precauzioni dell’Europa sembrano incontrare i dubbi degli scienziati che chiedono “più trasparenza” sui dati, soprattutto quelli cinesi.

  

Al contrario, per la Cina la distribuzione dei vaccini è stata soprattutto una questione politica. Pure il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ieri ha detto: “Abbiamo notato, in particolare con la Cina, che la fornitura di vaccini è stata utilizzata anche per fare richieste politiche molto chiare ai vari paesi”. Adesso è un affare politico anche il passaporto vaccinale. Il China Daily ha scritto che l’Ue sta lavorando “in modo molto controproducente” con la Cina e che la reciprocità del Covid pass internazionale tutto sommato favorirebbe l’Europa, perché i turisti cinesi sono i più importanti per l’Unione (2,85 milioni di visti emessi nel 2019). Vero, ma  il costo della sicurezza è ancora più alto.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.