cattivi scienziati

Chi ha chiesto all'Ema l'ok al vaccino cinese? Un'azienda laziale che quasi non esiste

Enrico Bucci

A giudicare dai dati ottenuti in Brasile e Cile, l'efficacia di Sinovac è piuttosto limitata. La Life'On del gruppo Orofino ha fatto richiesta all'Agenzia europea del farmaco per l’autorizzazione, ma la società è poco più di un indirizzo e un cartello in un palazzo romano

C’è un vaccino cinese che è in valutazione da parte dell’Ema. È il vaccino Sinovac, quello la cui efficacia nel prevenire l’infezione, almeno a giudicare dai dati ottenuti in Brasile e Cile, appare piuttosto limitata (anche se comunque mostra una discreta attività nel prevenire i casi  gravi). E’ un vaccino approvato da 36 nazioni, basato su virus inattivato e distribuito finora in 260 milioni di dosi; l’Oms, come per la valutazione del precedente vaccino cinese Sinopharm che ha approvato per l’uso di emergenza, ha espresso riserve sui dati disponibili per quanto riguarda la sicurezza nelle persone con oltre 60 anni ma, soprattutto, è risaputo che l’efficacia di Sinovac risulta di gran lunga inferiore di quella di Sinopharm. Si attende, a questo punto, la revisione dell’Ema: ma chi ha fatto domanda all’agenzia europea?  

 

 

La risposta ci riguarda da vicino: si tratta di un’azienda laziale, denominata Life’On, che appartiene a un gruppo più ampio – quello dei fratelli Orofino, una coppia di investitori napoletani con interessi diversificati, principalmente nel settore edile, in quello farmaceutico, alberghiero, nel turismo e in altri ancora. L’aspetto  particolare è che il gruppo Orofino, che detiene la Life’On, comprende decine e decine di aziende, ma non tutte attive: in particolare, proprio l’azienda che ha fatto richiesta all’Ema per l’autorizzazione, e che corrisponde a un sito Internet generico e privo di contenuti, risulta in realtà in stato inattivo, con zero dipendenti e priva di qualunque fatturato. È cioè, almeno per il momento, una scatola vuota, con sede legale in un palazzo romano in via Mercuri, nella stessa sede di altre otto controllate del gruppo (mentre sul sito web è indicato un altro domicilio in via della Castagnetta a Pomezia).

 

La società, insomma, corrisponde a poco più di un indirizzo e un cartello; eppure, è registrata come società che dovrebbe produrre farmaci, e ha fatto domanda all’Ema per la commercializzazione del vaccino cinese.

 

Ora, permettetemi qualche curiosità ingenua: come può un’azienda inattiva, vuota, fare domanda di valutazione all’Ema per distribuire un vaccino contro Sars-CoV-2? E poi: dovendo dedicarsi al business dei vaccini, oltre a quello dell’edilizia, del turismo alberghiero, delle barche e di variegate altre attività, come mai interessarsi di un vaccino che, in quanto a efficacia, non si può certo dire che mostri le migliori garanzie?

 

Aspettiamo con fiducia la valutazione dell’Ema, che sarà comunque utile; e per il resto, vedremo quali saranno le risposte che arriveranno.
 

 

 

Di più su questi argomenti: