(foto Ap)

Un'altra strage in America

Quanto è frustrante anche per Biden il dibattito sul controllo delle armi

Ahmad al Aliwi al Issa, 21 anni, ha ucciso dieci persone in un supermercato a Boulder, in Colorado. E' la settima strage dall'inizio del 2021

Paola Peduzzi

Nel 2018, il Colorado aveva introdotto un divieto di vendita delle armi d’assalto, dopo la strage nella scuola di Parkland, in Florida, ma proprio due giorni fa una corte dello stato aveva detto che il divieto era inapplicabile. In questo stato il dibattito sul porto d’armi è stato lungo e tormentato, forse più che nel resto del paese

L’America è di nuovo in lutto, dieci persone ammazzate da un assalitore dentro un supermercato a Boulder, in Colorado, a meno di una settimana dall’ultima strage, otto persone uccise ad Atlanta. “Enough is enough”, dicono i politici, ne abbiamo abbastanza, ma sono solo parole: non è mai abbastanza, siamo alla settima strage dall’inizio dell’anno, e questo è il Colorado, dove nel 1999, nella Columbine High School, due studenti ne ammazzarono altri dodici (e poi si suicidarono), dove nel 2012, un uomo uccise dodici persone in un cinema di Aurora –  due delle stragi che più hanno segnato la coscienza americana, e il dibattito eterno sull’accesso alle armi, d’assalto e non.


Lunedì nel primo pomeriggio, Ahmad al Aliwi al Issa, un uomo di 21 anni che vive nella periferia di Denver, è entrato con un fucile semiautomatico in un King Soopers, una catena di supermercati che ha sede in Colorado, del centro di Boulder, cittadina a una cinquantina di chilometri da Denver famosa per tre ragioni: i “flatirons”, la montagne alle sue spalle; alcune facoltà che sono eccellenza in ambito scientifico; e perché è la città d’origine dei Torrance, i protagonisti di “Shining” di Stephen King. L’assalitore è rimasto dentro al super per una trentina di minuti, ha ucciso dieci persone di età compresa tra i 20 e i 65 anni, tra cui un poliziotto, il primo a intervenire dopo la chiamata al 911, tra i primi a cadere, padre di sette figli. I filmati della strage sono finiti su YouTube, l’assalitore è stato portato via sanguinante, ma camminava: è accusato di pluriomicidio.

Finché la polizia non ha dato il nome dell’omicida, i commenti di una parte erano: sarà un suprematista bianco, ma non ce lo dicono, fosse nero lo avrebbero detto subito. Quando il nome è stato fatto, l’altra parte ha reagito: ecco, musulmano, immigrato, stragista. Al momento il movente non è stato ricostruito, ma le fratture culturali e ideologiche dell’America si vedono molto chiaramente in questi casi: ad Atlanta, la settimana scorsa un ventenne ha ucciso otto persone dentro un centro massaggi, di cui sei donne di origini asiatiche, e per giorni non si è parlato d’altro che del razzismo contro gli asiatici. Cosa giustissima, perché questa forma di discriminazione esiste, ma lo stragista non cercava asiatici, ce l’aveva con i centri massaggi perché lo inducevano in tentazione, e la sua religione invece gli impediva rapporti con le donne al di fuori del matrimonio. 

 

La questione identitaria è diventata molto rilevante, ma per il momento il problema in Colorado riguarda la ferita originaria dell’America: troppe armi in giro, un accesso troppo facile. Nel 2018, il Colorado aveva introdotto un divieto di vendita delle armi d’assalto, dopo la strage nella scuola di Parkland, in Florida, ma proprio due giorni fa una corte dello stato aveva detto che il divieto era inapplicabile. In questo stato il dibattito sul porto d’armi è stato lungo e tormentato, forse più che nel resto del paese: a novembre qui è stata eletta deputata Lauren Boebert, una che ripete le teorie di QAnon, che pensa che le stragi siano un complotto contro gli attivisti pro armi come lei, e spesso nei suoi collegamenti su Zoom ha dietro di sé un muro con molte armi appese. Ieri al Congresso si è discusso di armi, un’altra volta. Ma lo stesso Joe Biden, presidente americano, che ha espresso il suo cordoglio per le strade, ha una storia di frustrazioni sul tema: nel 2012, da vicepresidente, cercò di far passare una legge per il controllo della armi che incontrò il dissenso di entrambe le parti, repubblicani e democratici (che pensavano non fosse abbastanza dura), e la legge fallì. Ora di nuovo Biden sembra su quella stessa linea, di poco consenso: questa volta può fare semmai ricorso a degli ordini esecutivi.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi