Una squadra di ricerca di Park Won-soo, il sindaco di Seul dato per scomparso. Il suo corpo è stato trovato intorno alle dieci del mattino, ora locale (LaPresse)

La triste storia del sindaco di Seul

Giulia Pompili

Alla guida della capitale sudcoreana sin dal 2011, Park Won-soon ha rivoluzionato la città, ed era il più amato tra i sindaci. Stamattina è uscito di casa e non è più tornato. Ieri una ex segretaria lo ha denunciato per molestie sessuali

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Dopo ore di ricerche la polizia di Seul ha trovato il corpo senza vita del suo sindaco, Park Won-soon. Intorno alle dieci del mattino, ora locale, si era allontanato dalla sua casa di Bukaksan – un quartiere antico di Seul che proprio lui aveva contribuito a conservare – dicendo alla figlia delle parole che facevano sospettare un addio. Park ha cancellato tutte le riunioni e gli incontri della mattina, citando motivi di salute, e ha spento il telefono cellulare. E' stata proprio la figlia a dare l'allarme, e nel giro di un paio di ore sono iniziate le ricerche. La polizia non ha confermato, ma secondo le indiscrezioni della stampa sudcoreana, il sindaco Park si sarebbe tolto la vita. Il suo corpo è stato trovato all'interno del parco tra la porta più a nord di Seul, Sukjeongmun, e il monte Baegaksan, che sovrasta la Casa Blu, il palazzo presidenziale di Seul.

 

 

Il giorno prima, Park aveva presentato un “Green new deal” per la capitale, un progetto di lunghissimo respiro che mira a trasformare la città (tra le più inquinate del mondo) in una città ecologica entro il 2050. La sera stessa, secondo una notizia confermata sia dall'agenzia di stampa sudcoreana Yonhap sia dalla Bbc, una ex segretaria del sindaco Park è andata alla polizia e ha sporto denuncia per molestie sessuali contro Park. La donna ha presentato anche dei messaggi Telegram scambiati con il sindaco, e secondo la sua versione ci sarebbero altre donne a corroborare le sue accuse.

  

 

 

Park Won-soon, sindaco di Seul dal 2011, aveva una reputazione straordinaria. E' stato l'artefice di un progetto di trasformazione della capitale sudcoreana, oggi tra le più vivibili al mondo – tranne che per il problema dell'inquinamento, per il quale era in cantiere il Green new deal. Ex avvocato dei diritti umani, aveva fatto la scuola superiore di avvocatura insieme con l'attuale presidente sudcoreano, Moon Jae-in. Nel 2011 si era candidato a sindaco come indipendente, appoggiato da tutti i partiti della sinistra. Una mezza rivoluzione, per un paese conservatore come la Corea del sud, che dava fiducia a un politico molto liberal e con idee poco ortodosse: voleva fare di Seul una città vivibile, verde, e soprattutto sharing (lo Sharing Seul City Project è ormai copiato in tutto il mondo).

  

La tenuta politica di Park è evidente da un dato: è stato eletto per tre mandati consecutivi, il massimo possibile per il ruolo di sindaco di Seul. L'ultima volta nel 2018, e aveva altri due anni davanti a sé. Park era spesso considerato come un possibile concorrente alla leadership del Partito democratico di Moon Jae-in.

  

Oltre alla trasformazione della città, Park era apprezzato soprattutto per la sua attività in difesa dei diritti. Fu il primo a concedere uno spazio pubblico agli attivisti che chiedevano la verità sull'affondamento del traghetto Sewol, una tragedia che fece 476 morti e ancora oggi mai del tutto chiarita (qui un lungo racconto). All'epoca, al governo centrale, c'era Park Geun-hye, figlia del presidente autoritario che il sindaco Park aveva combattuto da ragazzo. Non solo: nella primavera del 2016 Seul è diventato il luogo del risveglio della società civile sudcoreana. Il luogo della dissidenza. Per mesi, tutte le settimane, e senza mai un momento di tensione, milioni di persone sono scese in strada per chiedere al governo di Park Geun-hye di chiarire alcune faccende legate alla corruzione. La “candlelight revolution” era appoggiata e sostenuta dal sindaco Park. Quelle manifestazioni sono finite poi con un processo d'impeachment per la presidente Park e l'elezione del democratico Moon Jae-in.

 

D'altra parte, di recente si sta muovendo qualcosa, in Corea del sud, anche sul riconoscimento di un problema sociale fondamentale, quello che riguarda il rapporto tra gli uomini e le donne, e il senso di intoccabilità che finora hanno avuto gli uomini, specialmente quelli più anziani o potenti, nei confronti delle donne. Non c'è stato un vero movimento MeToo, perché i problemi sono più diffusi, più articolati, meno sintetizzabili in un hashtag. Ma una nuova generazione di donne ha iniziato a parlare, a far valere i propri diritti e nell'ultimo paio di anni ci sono stati vari processi per molestie, che prima, spesso, non si celebravano nemmeno. A fine aprile Oh Keo-don, sindaco di Busan, la seconda città sudcoreana, si è dimesso dopo essere stato accusato da una sua collaboratrice di molestie. Ha ammesso il “comportamento scorretto”, e si è scusato. La notizia però è stata per giorni sulle pagine dei giornali sudcoreani, come in un grande choc collettivo.

  
Per capire il possibile suicidio di Park bisogna considerare tutto questo contesto. Da un lato c'è la politica: i giornali conservatori ora insisteranno su una notizia che nessuno si aspettava, e che non è stata ancora verificata perché non è nemmeno iniziata un'indagine sulle presunte molestie sessuali. Dall'altro c'è la questione dei suicidi in Corea del sud: una società in cui la pressione sociale è quasi insostenibile, tanto che il paese ha superato il Giappone per numero di suicidi, il tasso più alto tra i giovani sotto i 25 anni. Il fallimento, personale o professionale, non è ammesso. Le accuse – vere o infondate – nemmeno.

  

Se hai pensieri legati al suicidio o all'autolesionismo o conosci qualcuno che ne ha, puoi rivolgerti in modo gratuito al Telefono amico, al numero 02 2327 2327

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”, ed è in libreria con "Sotto lo stesso cielo" (Mondadori). È terzo dan di kendo.