Il meraviglioso mondo dell'intellighenzia francese che tifa quarantena

Giulio Meotti

Mentre Macron inizia il deconfinamento, un pezzo della cultura e dello spettacolo invoca un lockdown permanente per creare un “mondo nuovo”

Roma. “Il mondo dopo il coronavirus sarà lo stesso”, fa sapere Michel Houellebecq. Ma mentre ieri Emmanuel Macron iniziava il deconfinamento francese per uscire dall’angolo di una crisi economica e sociale che rischia di essere altrettanto dura che in Italia, un pezzo della cultura e dello spettacolo francesi invocava un lockdown permanente per creare un “mondo nuovo”.

Che il confinamento piacesse molto all’intellighenzia francese si era capito dai diari della quarantena di Leïla Slimani e Marie Darrieussecq, due delle scrittrici più acclamate di Francia, dalle loro case in campagna. Slimani, che ha vinto il Goncourt, ha scritto sul Monde di come si sentisse “un po’ come la bella addormentata”. “Stasera non riuscivo a dormire”, ha scritto. “Dalla mia camera da letto, ho visto spuntare l’alba sulle colline. L’erba ghiacciata, i rami dei tigli da cui compaiono i primi germogli”. “Andiamo a vedere il mare”, scriveva intanto Darrieussecq. “Batte pesante, forte, indifferente. La spiaggia è deserta. Ho la visione di un pianeta senza umani”.

 

Sul Monde, duecento personalità, attori come Isabelle Adjani, Robert De Niro e Juliette Binoche, registi come Pedro Almodóvar e Alfonso Cuarón, cantanti come Paolo Conte e Madonna, dicono “no a un ritorno alla normalità” e sì “all’abbandono di un sistema basato sul consumismo”. Si tratta di una “ecologia penitenziale”, dice Jean-Pierre Le Goff. Non si capisce come abbiano fatto tanti Premi Nobel per la medicina, la chimica e la fisica a firmare l’appello: Johann Deisenhofer, Jacques Dubochet, Roald Hoffman, Serge Haroche, Richard Roberts e James Fraser Stoddart, solo per citarne alcuni. “Il mondo di strass e paillettes spiega che è ora di smetterla di essere cattivi e consumistici. È tempo di diventare sobri e simpatici”, commenta la giornalista Emmanuelle Ducros.

 

Nelle stesse pagine del Monde c’era un manifesto in cento punti di Nicolas Hulot, ex ministro dell’Ambiente di Macron dimessosi in protesta alla mancata “transizione energetica”, oggi guru dell’ecologismo di battaglia. “È giunto il momento, insieme, di gettare le prime pietre di un nuovo mondo”, dichiara Hulot. Al numero 70 si legge: “È giunto il momento di rivendicare la nostra felicità”. E poi: “È giunto il momento di credere che un altro mondo sia possibile”. Successo assicurato. Perché come scrive Eugénie Bastié sul Figaro, “ognuno dei suoi cento principi è formulato in modo talmente vuoto e consensuale che è impossibile opporsi a essi senza essere un bastardo senz’anima”.

 

Su Marianne Vincent Cheynet, l’autore del libro “Décroissance ou décadence”, parla di “passione mortale nel fascino del collasso”. Sul Monde, il sociologo Edgar Morin arriva a dire che visto che “questa crisi ci spinge a mettere in discussione il nostro modo di vivere, i nostri bisogni reali mascherati nelle alienazioni della vita quotidiana” e che dobbiamo rivedere la nostra “intossicazione consumistica”, allora “il confinamento fisico incoraggia il deconfinamento delle menti”.

A leggere questi proclami per il confinamento permanente della società capitalistica sembra di essere dentro a “Le Rire jaune”, il romanzo pubblicato da Pierre Mac Orlan nel 1914, dove immagina un’epidemia di risate mortali.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.