Il mosaico di Putin

Micol Flammini

La nuova cattedrale dedicata alle vittorie militari con il volto del presidente e uno che non ti aspetti

Roma. Sarebbe dovuto essere il 9 maggio di tutti i 9 maggio, la Festa della vittoria di tutte le feste della vittoria. Ma non ci sarà nessuna festa, nessuna parata militare, ci sarà soltanto un discorso, ma senza folle. La giornata russa in cui tutto si ferma per celebrare la vittoria contro la Germania nazista quest’anno sarà più silenziosa, senza spettatori, insolita. Vladimir Putin voleva che fosse la più bella di tutte, non è un anniversario qualsiasi, sono i 75 anni dalla vittoria, sarebbe dovuta arrivare dopo il referendum costituzionale del 22 aprile, ma non c’è stato nessun referendum, il coronavirus ha scombinato i piani di tutto il mondo e anche quelli del presidente russo, tanto più che l’epidemia – in Russia il numero dei casi cresce di diecimila al giorno, i contagiati sono 150 mila e i morti 1451, la curva aumenta, i medici sono stremati e ci sono stati alcuni casi di suicidio – è arrivata durante l’anniversario dei vent’anni al Cremlino di Putin. Doveva essere un anno incredibile, uno spartiacque, e probabilmente lo sarà ma in modo diverso da quello immaginato dalle autorità. La festa della vittoria, che sarà solitaria e vuota, è già un sintomo di questi cambiamenti. Per celebrare l’anniversario, nella lunga lista dei programmi, era prevista anche l'inaugurazione di una chiesa, la Cattedrale delle Forze armate. Un edificio nuovo consacrato a tutte le vittorie della Russia nelle guerre, dal Secondo conflitto mondiale fino all’annessione della Crimea, alla quale era dedicato un mosaico speciale che rappresentava il presidente russo. L’idea doveva essere piaciuta molto a Putin, non a tutti è dato di ritrovarsi tra i marmi delle chiese, raffigurati in mezzo ai santi, e al suo fianco comparivano anche Valery Gerasimov, l’architetto delle nuove guerre di Mosca, i due Sergei, Shoigu e Lavrov, ministro della Difesa e degli Esteri e il direttore dell’Fsb, Alexander Bornikov.

  

 

Il mosaico è intitolato alla “riunificazione pacifica della Crimea”, e qua e là compaiono anche kalashnikov e uniformi verdi, ma è stato tolto dalla cattedrale il primo maggio e sostituito con un’immagine della madonna del Chersoneso. A Putin sarebbe senza dubbio toccato un grandissimo primato, una celebrazione unica della sua presidenza, ma la chiesa ortodossa ha annunciato la rimozione del mosaico dopo le tante critiche, anche interne alle gerarchie ecclesiastiche. Il presidente non ha commentato, ha lasciato che fosse il suo portavoce Peskov (per altro lui che accompagna Putin dal 2012 non era raffigurato nel mosaico) a farlo con parole concilianti che raccontavano di grandi sorrisi da parte del capo del Cremlino e delle sue riflessioni su quanto fosse prematuro essere accostato a santi ed eroi. Putin è così uscito dal tempio, enorme – l’autore dei mosaici ha detto in un’intervista al quotidiano Novaya Gazeta che l'edificio per grandezza è secondo soltanto alla Cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca – ma al suo interno, sui suoi muri, è rimasto un personaggio storico che forse più di Putin sorprende di poter incontrare tra le immagini di un edificio sacro: Iosif Stalin. Novaya Gazeta ha chiesto dei chiarimenti all’artista, il dittatore ha distrutto chiese e mandato a morte funzionari religiosi, è stato il primo e più accanito artefice della scristianizzazione della nazione e colpisce poterlo ritrovare in una cattedrale, anche se dedicata alle vittorie militari. “E’ una figura significativa della Grande guerra patriottica”, ha spiegato il mosaicista sottolineando che il volto di Stalin appare in uno stendardo in una scena di una quadro. Negli ultimi anni la figura del dittatore sta vivendo una riabilitazione, non viene criticato e nemmeno nominato, si tenta di legare il suo nome al valore storico, di tramandare le vittorie, come quella della Guerra patriottica, che è il nome russo per dire Seconda guerra mondiale, e di cancellare i crimini.

  

 

La Cattedrale delle Forze armate, che non sarà più inaugurata il 9 maggio, è il simbolo di una nuova religiosità fatta anche di miti, di storia e di vittorie militari. In una delle sue lettere da Mosca, il corrispondente del Monde Benoit Vitkine riporta le parole del sociologo Igor Eidman che evoca la nascita di una “religione sincretica” creata da Putin: “Una sintesi tra l’ortodossia e il culto della vittoria”. Un sentimento quasi pagano che vede nella nuova cattedrale il suo tempio cosparso di simboli: il diametro del tamburo della cupola principale di 19,45 metri che evoca l’anno della vittoria, il 1945; l’altezza della cupola più piccola è di 14,18 metri e 1418 è il numero dei giorni dei combattimenti. In questo Pantheon non poteva mancare la Crimea, la guerra di Putin. Ma per vederlo bisognerà attendere la fine della pandemia. Dopo potremmo ritrovarci tutta una nuova Russia.

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