Perché a Parigi va a ruba “La Peste”

Mauro Zanon

A fine gennaio il romanzo di Camus ha registrato un picco di vendite. E tra i film più scaricati c'è “Contagion” di Steven Soderbergh, uscito nel 2011

Parigi. L’epidemia di coronavirus, anche in Francia, sta provocando l’annullamento di fiere, saloni e concerti, il rinvio dell’uscita di alcuni film previsti per l’inizio del 2020, la chiusura al pubblico di diverse istituzioni e lo svolgimento di partite del campionato di calcio a porte chiuse. Ma l’epidemia sta anche facendo esplodere il numero di vendite di un libro e il numero di visioni di un film molto particolari: “La peste” di Albert Camus, pubblicato nel 1947 da Gallimard, e “Contagion”, pellicola thriller del regista americano Steven Soderbergh, uscita nel 2011.

 

Soltanto nel mese di gennaio, tra il mercato francese e quello estero, le edizioni Gallimard hanno già venduto il 40 per cento delle copie abitualmente esaurite in un anno. Il picco delle vendite, secondo quanto riportato dalla stampa parigina, è stato registrato alla fine del mese di gennaio, data in cui sono apparsi in Francia i primi casi di persone contaminate dal coronavirus. Nel dettaglio, sono 1.700 le copie de “La peste” a essere state acquistate, contro le 400 dello scorso anno nello stesso periodo.

 

 

“Contagion”, film incentrato sulla terribile diffusione di un virus di origine cinese, il MEV-1, che causa la morte 26 milioni di persone in tutto il mondo nel giro di un mese, si è ritrovato nella Top 10 dei film scaricati sulla piattaforma iTunes nel mese di gennaio, a nove anni di distanza dalla sua uscita nelle sale cinematografiche. Accanto al romanzo di Albert Camus e al film di Soderbergh, anche il videogioco “Plague Inc.”, che consente di simulare la creazione di un virus letale da diffondere nel mondo per annientare la razza umana, è balzato al primo posto tra i giochi a pagamento sull’App Store e ha registrato un aumento del 256 per cento degli utenti nel mese di gennaio, secondo Steamcharts.

 

Come si spiegano questi fenomeni? “Questo interesse improvviso per tutto ciò che è legato alle epidemie e ai virus è un modo, secondo le persone, per gestire meglio ciò che sta accadendo”, ha dichiarato all’Afp il sociologo Robert Bartholomew, studioso dei fenomeni di isteria collettiva. “Il fatto di parlare di eventi traumatizzanti può aiutare le persone a ‘liberarsi’ e ad ‘alleviare’ lo stress”, ha aggiunto. “In piena epidemia, perché guardare un film di contagio: esperienza masochistica o visione catartica? Fascino per il peggio o esorcizzazione delle paure?”, si è chiesta la giornalista Mathilde Serrell su France Culture.

 

La risposta è che il film, come il libro, costituiscono anzitutto “una forma di rimedio”, sostiene la Serrell, che aiuta a contenere il panico e a capire cos’abbiamo di fronte. Nel 1955, alla radio, lo scrittore francese premio Nobel per la letteratura nel 1957, riassumeva in questi termini il contenuto del suo romanzo: “‘La peste’ è la storia di un’epidemia che si abbatte su una città abitata da persone che vivono individualmente nella maniera più banale e semplice possibile e che poco a poco vengono trascinati in questa epidemia, in questa tragedia collettiva, finendo per diventare un unico amalgama di persone sotto il dominio di questa malattia. In seguito, la malattia arretra e progressivamente questi individui riprendono come possono la loro attività”.

 

In Italia, sul portale Ibs.it, il romanzo di Camus è passato dal settantunesimo al terzo posto in termini di vendite. In Francia, si potrebbe assistere allo stesso fenomeno verificatosi con “Paris est une fête” di Ernest Hemingway dopo gli attentati islamisti del 13 novembre 2015 e con “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo dopo l’incendio della cattedrale parigina dell’aprile 2019.

Di più su questi argomenti: