La Russia ha piazzato uno dei suoi avvelenatori (non è una metafora) al WTO di Ginevra

Daniele Raineri

Nuove rivelazioni sulla squadra di sicari che destabilizza l’Europa per conto di Putin

Il sito investigativo Bellingcat ha identificato una spia dell’intelligence militare russa (Gru) che il governo di Mosca aveva accreditato come diplomatico a Ginevra, in Svizzera, nella Organizzazione mondiale per il commercio. L’agente russo si chiama Egor Gordienko e fa parte dell’Unità 29155, che è un reparto creato nel 2009 per compiere operazioni clandestine in Europa e uccidere soggetti considerati ostili dal governo russo. Nel 2015 quell’agente poi diventato “diplomatico” fu mandato con la finta identità di “Georgy Gorshkov” e assieme ad altre due persone in Bulgaria, a Sofia, a uccidere Emilian Gebrev, un produttore di armi che dava fastidio alla Russia. L’operazione fallì, perché il bulgaro sopravvisse – anche se soltanto grazie al ricovero in un ospedale militare – ma per un altro verso fu un successo, perché la squadra avvelenò il bersaglio, uscì dal paese e tornò a Mosca per due volte in due mesi senza che i bulgari capissero che cosa fosse successo. Fu una prova generale per il tentato omicidio tre anni più tardi, nel marzo 2018, di un disertore dei servizi russi che viveva a sud di Londra, Sergei Skripal. La tentata uccisione di Skripal divenne un caso internazionale molto imbarazzante per la Russia. Gli agenti usarono un gas nervino spruzzato sulla maniglia della porta di casa della vittima – in Bulgaria invece avevano spruzzato il veleno sulla maniglia della portiera della macchina. Fu il momento in cui i servizi di sicurezza occidentali realizzarono che Mosca lanciava operazioni aggressive dentro ai confini dell’Europa con sempre maggiore sicurezza, come se non avesse più timore di reazioni da parte dei paesi europei. E infatti l’inchiesta di Bellingcat spiega che l’agente “Gorshkov” dopo gli anni passati nelle operazioni clandestine ritornò alla sua vera identità. 

 

 


Egor Gordienko


 

Fu spedito a lavorare come diplomatico a Ginevra, sempre con il compito di appoggiare gli altri sicari dell’unità nelle loro missioni in Europa, ma questa volta dall’alto di un ruolo ufficiale, con il suo vero nome – Gordienko – e con famiglia al seguito. Bellingcat è specializzato in questo tipo di indagini e per questa in particolare ha lavorato assieme a un sito partner svizzero, Tamedia, e a un sito russo, The Insider. Nell’ottobre 2018 dopo che Bellingcat aveva identificato altri due agenti della squadra di Gordienko, il “diplomatico” russo abbandonò Ginevra molto in fretta e da allora non ha più messo piede in Europa. Quelli di Tamedia hanno chiesto alla missione russa a Ginevra informazioni su Gordienko, ma i russi hanno smesso di rispondere alle richieste. I magistrati bulgari hanno ripreso in mano l’indagine che avevano lasciato cadere nel 2015 e hanno confermato l’identità dei tre agenti russi mandati a uccidere Gebrev e per questo l’Interpol ha diramato un’allerta che comprende il nome di Gordienko e l’accusa di essere un killer. Non male, per un diplomatico impiegato a Ginevra. La lettura di come è stata fatta l’inchiesta – che è durata molti mesi e si innesta su inchieste precedenti – è materiale affascinante e dimostra come la Russia abbia problemi di corruzione e inefficienza così grandi che persino l’identità dei suoi agenti segreti è messa a repentaglio. Bellingcat ha consultato un elenco di tutti gli spostamenti fatti da cittadini russi fuori dalla Russia che è stato trafugato e messo online. Inoltre ha fatto domande specifiche sul telefonino di Gordienko a un informatore che lavora nella telefonia russa. Con un po’ di lavoro e di dedizione, è la morale dell’inchiesta, anche i sicari al servizio di una delle unità più segrete dell’intelligence russa non possono cancellare le loro tracce dal sistema russo e finiscono smascherati.

 

 

C’è chi sostiene, come ha fatto il New York Times che per ora ha pubblicato l’inchiesta più lunga sull’unità 29155, che il compito di quegli operatori sia più ampio dei soli omicidi, per quanto importanti, e includa come scopo finale “la destabilizzazione dell’Europa”. In ogni caso, considerata la segretezza che circonda l’argomento, ogni nuova rivelazione è importante. Il Monde pochi mesi fa aveva rivelato che le squadre di operatori dell’intelligence militare russa bazzicavano molto le Alpi francesi.

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)