Uno dei proiettili sparati dall'attentatore di Hanau (foto LaPresse)

E ora parlateci di Hanau

Claudio Cerasa

Chi non condanna l’estremismo di destra è un pericolo per la nostra sicurezza

Olaf Scholz è il vicecancelliere della Germania, è un socialdemocratico, è un politico tosto e per commentare la strage di Hanau – la città a pochi chilometri da Francoforte dove mercoledì notte un uomo con simpatie neonaziste è entrato armato in tre bar frequentati dalla comunità turca uccidendo nove persone, dopo aver teorizzato in un manifesto pubblicato sulla rete che “alcuni popoli che non si riescono a espellere dalla Germania vanno sterminati” – ha utilizzato un’espressione che meriterebbe di essere scolpita sul marmo del dibattito pubblico. “Il nostro paese – ha detto Scholz – non può ignorare la presenza di un terrorismo di destra, settantacinque anni dopo la fine della dittatura nazista: bisogna combatterlo per difendere la nostra democrazia liberale”.

 

Scholz lo chiama proprio così, terrorismo di destra, e lo dice avendo ben chiaro che nella sua Germania esiste da tempo un’ideologia estremista, quella razzista e xenofoba, che ha cominciato ad alimentare sempre con maggiore frequenza una spirale di violenza divenuta non meno minacciosa del terrorismo di matrice islamista. Lo ha detto il vicecancelliere socialdemocratico e lo ha ribadito anche un altro politico, di nome Norbert Röttgen, deputato della Cdu, che nell’esprimere preoccupazione rispetto ai fatti di Hanau ha scelto di accendere i riflettori su un punto che forse dovrebbe interessare non solo i partiti tedeschi.

 

Röttgen, presidente della commissione Affari esteri del Bundestag, ha detto che l’AfD, partito d’estrema destra tedesca, è “corresponsabile” della sparatoria di Hanau e che mai come oggi la politica deve “combattere il veleno che AfD e altri portano nella nostra società”. L’AfD, effettivamente, è il partito che ha visto passare tra le sue file un politico di nome Björn Höcke, capace di descrivere il memoriale dell’Olocausto di Berlino come un “monumento della vergogna”. E’ il partito che ha visto passare tra le sue file un politico di nome Alexander Gauland, capace di ridimensionare la stagione del nazismo come “un granello di letame d’uccello in più di 1.000 anni di storia tedesca di successo”. E’ il partito che forse più di tutti, negli ultimi tempi, ha minimizzato l’incremento degli attacchi a sfondo xenofobo in Germania, nonostante la presenza di altri attentati gravi come quello verificatosi a Halle lo scorso anno, dove un uomo con simpatie neonaziste ha tentato una strage in una sinagoga. Ed è il partito che giusto pochi giorni fa si è reso protagonista di una circostanza interessante, per così dire, quando, prima della strage di Hanau, ha ignorato che una sede locale del suo partito, in Nord Reno-Westfalia, avesse autorizzato la distribuzione di un libro con immagini razziste indirizzate contro la comunità turca – l’AfD ha prima difeso la scelta, poi si è scusata.

 

Ma tutto questo lo diciamo non perché l’AfD possa essere considerata il mandante della strage di Hanau ma perché la presenza di una forte internazionale di estrema destra in Europa ha contribuito ad alimentare un fenomeno sospetto, di cui si è reso protagonista ieri il nazionalista più importante d’Europa, ovvero Matteo Salvini, che nel corso della giornata non è stato capace di fare quello che solitamente gli riesce bene quando a compiere stragi del genere sono fanatici dell’islamismo. Ovverosia, non limitarsi a esprimere una generica solidarietà alle famiglie delle “vittime della follia omicida” ma denunciare l’ideologia che ha armato l’estremismo, provando a usare le stesse parole utilizzate ieri dalla cancelliera Angela Merkel: “Il razzismo è un veleno, l’odio è un veleno che esiste nella nostra società e che è già colpevole di troppi crimini qui”. Un partito che chiude gli occhi di fronte all’estremismo di destra è un partito che il fanatismo piuttosto che combatterlo è destinato ad alimentarlo. L’AfD probabilmente non c’entra nulla con la strage di Hanau ma la strage di Hanau ci ha ricordato che l’incapacità di Salvini di condannare l’estremismo di destra è un pericolo per la sicurezza dell’Italia non inferiore all’uscita del paese dalla moneta unica. Forse, più che parlarci di Bibbiano, Salvini e i suoi amici dovrebbero iniziare a parlarci di Hanau.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.