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Cosa unisce Boris Johnson e Nixon

Due conservatori atipici con un tocco populista. Per l’Economist al di là delle differenze caratteriali i punti in comune sono molti

21 Ottobre 2019 alle 10:15

Cosa unisce Boris Johnson e Nixon

foto LaPresse

“Boris Johnson viene spesso paragonato a Donald Trump. Entrambi hanno una strana capigliatura. Entrambi sono nati a New York. Entrambi possiedono l’abilità di mandare in visibilio i propri sostenitori”, scrive l’Economist: “Eppure è più intrigante paragonare il premier britannico all’artefice della svolta populista del Partito repubblicano, Richard Nixon. Può sembrare un po’ troppo forzato. Caratterialmente, i due personaggi non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro. Nixon era un pessimista che amava isolarsi con una bottiglia di whisky, Johnson invece è un ottimista contagioso. Tuttavia, per quanto riguarda la personalità politica e la strategia, le similitudini tra i due sono impressionanti. Nixon oggi viene ricordato come un conservatore oltranzista ma durante il suo mandato ha governato da liberale. Ha combattuto delle battaglie progressiste come l’ecologismo e la tutela del posto di lavoro. Il grande obiettivo di Nixon era quello di fondere dei temi conservatori e liberali per dare vita a una nuova filosofia di governo. Il presidente ha trovato una sintesi tra l’intervento statale promesso dai democratici e la fiducia dei repubblicani nei valori tradizionali, e ha aggiunto un po’ di demagogia. Uno dei libri più importanti nello sviluppo intellettuale di Nixon è stato la biografia di Disraeli, che lo ha portato a credere che ‘i conservatori con una vocazione liberale hanno le chiavi del progresso’. Johnson rappresenta la stessa fusione tra impulsi reazionari e liberali. Alcuni suoi articoli contengono delle allusioni razziste, come quando ha paragonato le donne musulmane col burqa a una scatola delle lettere. Tuttavia, è stato sindaco della città più liberal in Inghilterra, e ha sostenuto i diritti dei gay e l’amnistia per gli immigrati illegali. Johnson continua a considerarsi un globalista liberale contrario all’Ue in quanto è un intralcio al libero scambio, ma allo stesso tempo sostiene un intervento forte dello stato nell’economia e un patriottismo vecchio stile. Il suo mantra è che ‘bisogna fare la Brexit’ il prima possibile per investire risorse sui temi più urgenti come la sanità, l’istruzione e la sicurezza”.

 

“La strategia di Nixon – conclude l’Economist – ha rivoluzionato il suo partito, che col passare del tempo è diventato più interventista nell’economia e più forte negli stati del sud. Il destino di Johnson è ancora un punto interrogativo, e la sua strategia è più difficile rispetto a quella di Nixon. Il premier è un figlio della borghesia, ha studiato a Eton e ora cerca di sedurre la working class che ancora rimpiange il suo passato industriale. Ma se riuscisse a vincere le elezioni offrendo l’illusione della sicurezza, allora il risultato sarebbe un cambio nell’identità dei conservatori. A quel punto l’Inghilterra sarebbe pronta a produrre il suo Donald Trump”.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    21 Ottobre 2019 - 16:04

    Va bene che l'Economist viene considerato una specie di bibbia, soprattutto in Italia, ma Johnson non ha niente da spartire con Nixon. Quest' ultimo, a parte la vicenda rutta discutibile dell'impeachment(leggere scritti del grande Enzo Bettiza ), è un gigante politico, rispetto la primo ministro inglese.

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