Erdogan minaccia l'Ue: "Basta critiche, o riapro le porte ai rifugiati"

Il presidente turco risponde alle condanne dei leader europei per lo sconfinamento in Siria: "Tornate in voi stessi o vi restituisco 3,6 milioni di migranti"

Luca Gambardella

Stamattina Recep Tayyip Erdogan ha minacciato l’Unione europea: se non la smetterà di contestare l’operazione militare turca in Siria, Ankara aprirà le frontiere e lascerà che i rifugiati siriani riprendano la loro strada verso l’Europa. “L’Unione europea torni in se stessa. Lo ripeto: al momento non potete chiamare questa operazione ‘un’invasione’. Il nostro lavoro è facile: apriamo le porte e vi restituiamo 3,6 milioni di rifugiati”. Per Erdogan, nessun paese ha il diritto di criticarlo. “Non potete mettere in discussione il nostro amore per il popolo siriano. Non abbiamo alcun problema nei confronti dei nostri fratelli e sorelle curde. Noi ce l’abbiamo col Pkk e con l’Isis”, ha detto il presidente turco.

 

 

La minaccia di Erdogan sui migranti era prevista dai leader europei (lo avevamo scritto ieri nel Foglio): la creazione di una zona cuscinetto turca in Siria avrebbe avuto delle conseguenze sul fronte dell’immigrazione. Per questo, pochi giorni fa, il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, si era detto molto preoccupato di una crisi migratoria simile a quella del 2015. Allora, l’intero sistema Schengen era stato messo in discussione dai paesi dell’Europa orientale, che nel frattempo avevano cominciato a costruire muri e barriere alle loro frontiere per impedire l’accesso a milioni di rifugiati che scappavano dalla Siria. L’accordo tra Ue e Turchia del 2016 fino a oggi ha tamponato la rotta balcanica ma oggi, dopo le parole di Erdogan, è tornato in discussione.

 

 

Da mesi, il presidente turco chiede all’Europa di rinegoziare l’intesa con l’Ue: da una parte, vuole più soldi per il servizio reso e dall’altra tenta di tornare a trattare in una posizione di forza con i paesi occidentali per uscire dall’isolamento politico in cui è finito negli ultimi anni, a partire dal tentato golpe del 2016, a cui aveva fatto seguito una vasta repressione dei dissidenti da parte del governo. Ora l’Ue rischia di finire spalle al muro: avallare l’operazione militare turca in Siria oppure rischiare di trovarsi con milioni di rifugiati alle porte orientali.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it