Il M5s non vuole proprio ripensarci sui decreti sicurezza di Salvini

Luca Gambardella

All'Europarlamento i grillini si astengono su una risoluzione sui porti aperti mentre uno studio dice che gli irregolari raggiungeranno livelli record entro il 2020. Senza che ci sia alcuna crisi migratoria

Il M5s non riesce a scrollarsi di dosso il peso politico dei decreti sicurezza votati quando era al governo con Matteo Salvini. E anche oggi, con Giuseppe Conte ancora a Palazzo Chigi ma sostenuto da una maggioranza di colore diverso, i grillini hanno fatto muro attorno ai “porti chiusi”. È successo al Parlamento europeo, dove la delegazione dei 5 stelle si è astenuta dal voto di una risoluzione sui salvataggi dei migranti in mare. Il testo alla fine non è passato per due soli voti (290 no, 288 sì, 36 astenuti, tra questi anche alcuni esponenti dei socialisti dei paesi dell’Europa dell’est) e l’astensione del M5s che in un primo momento aveva dichiarato il proprio appoggio al documento - che ha mero valore di indirizzo politico europeo - è risultata decisiva.

 

 

Il motivo del ripensamento è stato un emendamento presentato dal M5s che limitava le attività di ricerca e soccorso dei migranti nel rispetto “delle convenzioni internazionali e di tutte le norme applicabili”. La precisazione che i grillini volevano aggiungere nella risoluzione è politicamente rilevante, perché significava rivendicare l’applicazione dei decreti sicurezza approvati dal governo gialloverde che impongono sanzioni salate e la confisca delle imbarcazioni alle ong che rifiutano di restare al di fuori delle acque internazionali (in violazione del diritto internazionale). L’emendamento è stato bocciato e gli eurodeputati del M5s, indispettiti, hanno deciso di astenersi. “Vogliamo rifarci a quelle che sono le normative internazionali in materia, le convenzioni internazionali e le leggi nazionali applicabili ai diversi casi. Questo è ciò che deve rappresentare la bussola per le operazioni di sbarco”, aveva detto ieri l’eurodeputata grillina Laura Ferrara. Una distanza politica notevole rispetto alle posizioni dei Verdi – che insieme a socialisti, liberali e sinistra del Gue avevano proposto la risoluzione. “Il riferimento per noi sono le convenzioni internazionali, non le leggi di Salvini”, ha risposto la tedesca Alexandra Geese.

  

Qualcuno l’ha già ribattezzato “emendamento anti Carola”, dal nome della capitana della Sea Watch 3, nemica giurata dei “porti chiusi” di Salvini. Un’etichetta che il M5s rifiuta. “Porti aperti o porti chiusi? Non voglio cadere nella stessa terminologia polarizzante di Salvini”, ha aggiunto Laura Ferrara su Twitter. Ma mentre a Roma e a Bruxelles i grillini tentano di uscire dalla “terminologia polarizzante”, un’altra nave umanitaria, la Ocean Viking, è bloccata in mezzo al Mediterraneo. Da quattro giorni, l’unità di Medici senza frontiere e Sos Méditerranée con 104 persone a bordo è in attesa di un porto sicuro dove attraccare. Come è già successo per tutti gli altri casi affrontati dal governo precedente, il Comando della capitaneria di porto di Roma ripete che il salvataggio dei naufraghi non è avvenuto in area Sar italiana e che non è competente per il coordinamento dell’operazione.

 

Si tratta dell’ennesimo caso in tema di salvataggi in mare che, oltre a dimostrare una certa continuità tra il governo attuale e quello gialloverde, palesa quanto il M5s sia restio a prendere posizioni troppo nette contro i decreti sicurezza che un tempo aveva appoggiato. Ma il prezzo che il nostro paese pagherà in futuro rischia di essere elevato. Lo dice chiaramente il Dossier statistico dell’immigrazione del 2019, presentato oggi dal Centro studi e ricerche sull’immigrazione (Idos). Come anticipato lo scorso aprile dai numeri riportati dall’Istituto di politica internazionale (Ispi), i decreti sicurezza moltiplicheranno il numero dei migranti irregolari nel nostro paese e così in Italia, entro il 2020, ci saranno tra i 670 mila e 700 mila migranti irregolari. L’abolizione dei permessi per protezione umanitaria “ha ridotto la platea dei beneficiari”, spiega l’Idos nel motivare l’aumento degli irregolari. Anche i tagli imposti ai sistemi di accoglienza nel nostro paese hanno già portato a numeri preoccupanti. Nel 2017 i migranti accolti nei vari centri erano 186.800, nel 2018 il dato è sceso a 108.900. Il risultato è che migliaia di persone sono finite sulla strada, senza documenti, senza lavoro, senza alcun sostegno con effetti evidenti anche sul fronte della sicurezza pubblica.

 

I numeri sono ancora più eclatanti perché non sono accompagnati da una crisi migratoria, come ripetuto più volte dall’ex ministro Salvini: nel 2019 gli sbarchi via mare sono ai minimi storici (7.710, meno 80 per cento rispetto al 2018, cinque volte in meno di quelli in Grecia, 2,5 rispetto a quelli in Spagna). Lo studio ha anche calcolato il numero dei giorni spesi dal governo gialloverde dietro a casi mediatici legati alle navi delle ong: 154 su 453 giorni di governo, per un totale di 20 episodi in cui l’Italia ha lasciato in mare navi umanitarie, mediamente 10 giorni ciascuna. Il tutto mentre gli sbarchi autonomi e quelli fantasma aumentavano.

  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it