Lettere, appelli e una firma decisiva. Dentro all'ultima battaglia del Monde

Mauro Zanon

Secondo i giornalisti del quotidiano parigino, la complessa riorganizzazione azionaria del giornale mette a rischio la libertà editoriale

Parigi. “E’ l’ultimo dei moicani del giornalismo francese”, dice al Foglio Christian Delporte, storico dei media e professore di storia contemporanea all’Università di Versailles-Saint-Quentin. Si riferisce al Monde, al grande foglio dell’establishment parigino attualmente al centro della più complessa riorganizzazione azionaria della sua storia, con Daniel Kretinsky, miliardario ceco che ha fatto fortuna con gas e carbone, moltiplicando negli ultimi tempi gli investimenti nella grande distribuzione, proiettato a possedere per il 2021 il 60 per cento della holding che edita il quotidiano. Per le firme del giornale fondato nel 1944 da Hubert Beuve-Méry, la mutazione degli equilibri nell’azionariato del Monde è molto più che complessa: è pericolosa, perché a rischio è “la libertà editoriale”. “Il Monde vive un momento cruciale. Per la prima volta nella sua storia, potrebbe essere forzato ad accettare un nuovo azionista senza che i giornalisti siano consultati. La libertà editoriale del Monde è in gioco”, hanno scritto, lo scorso 10 settembre, i quattrocentosessanta giornalisti del quotidiano di boulevard August Blanqui. “Fin dall’inizio della sua esistenza, la questione dell’indipendenza è stata centrale”, sottolinea Delporte, prima di aggiungere: “La redazione ha sempre avuto uno statuto che le ha permesso di opporsi allo sviluppo capitalistico del giornale, di far sì che ci fosse una netta distinzione tra la linea editoriale, che appartiene esclusivamente ai giornalisti, e l’evoluzione dell’azienda, unico compito dei finanziatori”.

 

L’azionariato della Société éditrice du Monde è diviso in due raggruppamenti: il Pôle d’indépendance, con il 25 per cento del capitale, di cui fanno parte gli azionisti storici, i lettori, giornalisti e i dipendenti del gruppo, e Le Monde Libre (Lml), che controlla il 75 per cento. Il gruppo spagnolo Prisa possiede il 20 per cento di Lml, mentre il restante 80 è diviso equamente tra Njj di Xavier Niel, Le Nouveau Monde (Lnm) di Mathieu Pigasse e Kretinsky (al primo il 51, al secondo il 49) e Berlys Media, in cui sono confluite le azioni di Pierre Bergé, rappresentate da Madison Cox. Ma a fine agosto, il magazine Challenges ha rivelato che Kretinsky, dopo aver ricevuto il 49 per cento delle quote di Pigasse e dopo aver annunciato con lui di essere in negoziazione esclusiva per rilevare le quote di Prisa, sarebbe pronto a fagocitare anche quelle di Berlys Media, per avere il 60 per cento del capitale nel 2021. “Il Monde, attualmente, è posseduto da una holding con degli azionisti che hanno in mano quote più o meno simili, fatto che permette di premunirsi contro un azionista maggioritario intenzionato a interferire nella linea editoriale. L’operazione in corso tra Pigasse, Kretinsky e gli spagnoli di Prisa porterebbe chiaramente a un disequilibrio se andasse in porto, con conseguenti minacce per la libertà editoriale”, osserva Delporte. E ancora: “Fino a oggi, la redazione è sempre stata indipendente. E quando gli azionisti hanno provato a intervenire, come quando Pierre Bergé insultò un giornalista dell’inserto letterario per una stroncatura ai danni di Patrick Modiano, sono stati subito rimessi in riga, ricordando loro la cultura dell’indipendenza del quotidiano”, spiega Delporte. E ora invece? Nella lettera del 10 settembre, accompagnata tre giorni dopo dall’appello di cinquecento personalità in difesa dell’indipendenza del gruppo Le Monde, i dipendenti del quotidiano parigino hanno chiesto garanzie a Kretinsky, a Pigasse, ma anche al rappresentante delle quote di Bergé, attraverso la firma di un “droit d’agrément”, una specie di golden share che permetta ai giornalisti di avere l’ultima parola sui cambiamenti azionari del gruppo. Per ora, ha firmato soltanto Niel (lo scorso 9 settembre). Pigasse ha rilasciato un’intervista al quotidiano avversario, il Figaro, dicendo di essere d’accordo con i giornalisti del Monde sulla questione dell’indipendenza, ma di non essere pronto a firmare alle condizioni attuali. Lo scorso anno, Kretinsky si è comprato il settimanale di sinistra Marianne, affidandone la direzione alla sovranista Natacha Polony. I giornalisti del Monde temono che possano accadere gli stessi stravolgimenti se l’uomo d’affari ceco sarà l’azionista di maggioranza. “No, non esagera France Culture quando parla di ‘bene comune’ da preservare”, dice Delporte. Come lui, è tutto l’universo intellettuale parigino a essere preoccupato per il futuro del Monde.

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