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Rosso-rosso-verde

In Europa la sinistra radicale fa molto chic. In Germania la Linke ha il pugno alzato

17 Agosto 2019 alle 06:00

Rosso-rosso-verde

La stauta di Karl Marx a Chemnitz con i colori della bandiera tedesca (LaPresse)

Berlino. In Portogallo il partito socialista del primo ministro António Costa non controlla la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Costa però guida il paese grazie all’appoggio esterno dei socialisti radicali del Bloco de Esquerda, del Partito comunista e dei due deputati ecologisti (Os Verdes). A Lisbona, insomma, i socialisti possono contare sul sostegno di formazioni della sinistra dura e pura: il paese è rimasto nella Nato, nell’Ue, nell’Eurozona e anzi svolge i compiti assegnati dalla Troika meglio di altri. In Grecia è successo lo stesso con Syriza, acronimo per “Coalizione della sinistra radicale”. E’ stato il leader di Syriza, Alexis Tsipras, a implementare la politica di austerità. In Ue, insomma, esistono sinistre più o meno radicali, a volte anche populisteggianti, in grado di governare assieme alla sinistra tradizionale all’interno di un solco europeista e atlantista. E poi c’è la Germania.

  

Anche nella Repubblica federale qualche (piccola) novità arriva da sinistra: a Brema, città anseatica con lo status di Land, i socialdemocratici hanno appena inaugurato una nuova coalizione tutta spostata a sinistra. L’alleanza rot-rot-grün (rosso-rosso-verde) guidata dal borgomastro socialdemocratico Andreas Bovenschulte ha fatto notizia perché è la prima volta che una maggioranza con questi colori ottiene la guida di un governo “statale” nell’ovest del paese. Maggioranze simili si erano già viste nell’est tedesco: in Brandeburgo, a Berlino, nel Meclemburgo e in Sassonia-Anhalt.

 

Molto più clamore ha fatto poi il caso della non grande Turingia. Dove, con la riunificazione della Germania, si trasferisce dalla Bassa Sassonia il sindacalista Bodo Ramelow. Ramelow si unisce al Pds, il Partito del socialismo democratico – erede diretto del Partito di unità socialista al potere nella Ddr – e ne diventa leader. Disciolto il Pds nel 2007 e fondata al suo posto la Linke, nel 2014 Ramelow vince le elezioni in Turingia portando i socialcomunisti alla testa di uno dei 16 Länder tedeschi. Lo shock dell’elezione di un governatore Die Linke è passato da tempo. Il prossimo 27 ottobre gli elettori della Turingia saranno chiamati a eleggere il nuovo Parlamento e Ramelow si ricandida con la sua coalizione. A Brema la Linke non è andata così lontano: il partito si limita a esprimere due ministri.

 

Eppure molti in Germania sono sorpresi per l’arrivo dei cosacchi al governo cittadino. Un po’, appunto, perché siamo all’ovest dove la Linke storicamente non sfonda. Un po’ perché alle elezioni dello scorso 26 maggio la Spd ha preso una batosta storica perdendo la maggioranza guadagnata per 74 anni di fila. Arrivata seconda dietro alla Cdu, la Spd ha invece potuto contare sui Verdi ma anche sul soccorso dei cugini socialcomunisti della Linke che affonda le sue radici in un sistema di socialismo reale sconosciuto, di fatto, in occidente. E sebbene siano passati 30 anni dalla caduta della Ddr, il linguaggio del partito socialcomunista tedesco continua a tradire il legame con un passato che non è mai appartenuto al resto della Germania.  

 

Basti pensare all’appoggio dato dalla Linke alla campagna per indire un referendum a Berlino sull’esproprio di tutti gli appartamenti in mano alle grandi società immobiliari. “L’esproprio non risolve la crisi degli alloggi e non crea nuove unità abitative”, commentò imbarazzata l’ex leader socialdemocratica Andrea Nahles i cui compagni di partito guidano Berlino con il sostegno della Linke. Oppure la proposta di abolire la prima classe per risolvere il problema del sovraffollamento ferroviario.

   

Ringalluzzito dall’aver ottenuto la guida del governo di Brema nonostante la debacle elettorale dello scorso maggio, Karl Lauterbach, il vicecapogruppo della Spd al Bundestag, ha auspicato la soluzione rosso-rosso-verde anche per la formazione del prossimo governo federale e si è candidato a guidare il partito. La sua proposta però non può convincere i tedeschi. Certo la Linke sa amministrare una città o una regione ma per governare un paese serve altro: la Germania è un paese ricco e produttivo e un partito con il vizio di castigare il lusso non fa al caso suo.

Daniel Mosseri

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