Gli anziani della Turingia contengono l'AfD, ma la grande coalizione soffre

Paola Peduzzi

La regione dell’est valuta il patto Linke-Cdu. Ma il post Merkel e le votazioni dell’Spd rivelano la fragilità dell’alleanza di governo

Milano. I vecchi hanno contenuto l’assalto dell’AfD in Turingia, forse perché la memoria ha un senso e una forza, e va bene l’insofferenza, l’est tedesco dimenticato e quei migranti (pochissimi) che rubano lavoro e sicurezza, ma in questa piccola regione l’Olocausto è una ferita – il campo di concentramento di Buchenwald, le aziende che producevano forni crematori. Se il leader dell’AfD qui è uno che dice che il memoriale sul genocidio degli ebrei è “un monumento della vergogna”, allora i più anziani non lo votano. Quella fascia elettorale – gli over 60 – accusata di rubare il futuro ai giovani in Turingia non ha votato per l’AfD e ha preferito il leader della Linke, il “comunista” Bodo Ramelow, che comunista non è più: dopo anni di governo in coalizione con altri partiti di sinistra è diventato, come sempre accade, molto più pragmatico e centrista. Al punto che ora potrebbe dover tentare una coalizione bizzarra: quella con la Cdu, che è andata molto male ma garantirebbe alla Linke e quindi a Ramelow la stabilità per governare nel prossimo mandato. L’AfD, che ha raddoppiato i suoi voti (23,4 per cento), è il secondo partito pur essendo guidata dal più estremista dei suoi leader, Björn Höcke, non entrerà in nessun governo, come non lo ha fatto nelle altre regioni dell’est in cui ha ottenuto di recente risultati molto buoni.

 

Il cordone sanitario anti AfD in Germania tiene ma ha bisogno di aiuti esterni sempre più consistenti, non tanto o non solo perché l’AfD migliora i suoi risultati (anche se queste percentuali sembrano agli esperti il picco massimo) ma perché il modello centrista che ha retto la Germania nell’ultima decade, cioè la Grande coalizione, si sta logorando. Non era un progetto a lungo termine, l’alleanza Cdu e Spd, e ora che i due partiti stanno cambiando pelle e leader la frattura pare più vicina. Per di più la statistica dice che, elettoralmente, quest’alleanza è stata a perdere, più per i socialdemocratici che per i cristianodemocratici, ma l’erosione del consenso è di tutti. La Cdu – quindi la Germania, quindi l’Europa, quindi noi – deve affrontare la transizione merkeliana: la cancelliera, Angela Merkel, lascerà alla fine del mandato ma questa fase di passaggio pianificata nei dettagli è molto più complessa del previsto. Annegret Kramp-Karrenbauer (Akk), scelta dalla Merkel e votata dal partito, oggi al ministero della Difesa, è molto al di sotto delle aspettative; forse la stessa cancelliera ha voluto questa prova al governo per verificarne la tenuta: se non ti bruci, vuol dire che sei davvero tu l’erede. E’ che la Akk si sta bruciando, eccome. E intanto anche l’Spd ribolle di insofferenza: alla prima votazione per la futura leadership, il favorito Olaf Scholz, esponente dell’ala grancoalizionista dei socialdemocratici, è arrivato per un soffio e con percentuali minime (22/23 per cento) davanti allo sconosciuto Norbert Walter-Borjans, che però ha dalla sua i giovani e quindi il popolo anti grande coalizione. A fine novembre si saprà il nome del vincitore, alla conferenza dell’Spd di dicembre si saprà che fare con la Grande coalizione, ma la fragilità di questa alleanza di governo è sempre più evidente. Buona parte degli europei, per natura antitedesca, ride sotto i baffi, ma più che le foto delle smorfie della Merkel, la preoccupazione dell’Europa sarà: chi sostituisce questa Grande coalizione, e soprattutto, chi garantirà la stabilità che serve a tutti noi?

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi