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Sono missili, non proiettili

Kim Jong Un sa benissimo come usare lo stallo dei negoziati sul nucleare

26 Luglio 2019 alle 06:00

Sono missili, non proiettili

Alcune persone a Seoul guardano in televisione il lancio di missili della Nord Corea (Foto LaPresse)

Ieri la Corea del nord ha lanciato due missili balistici a corto raggio. Il giorno prima la stampa nordcoreana aveva pubblicato le fotografie del leader nordcoreano Kim Jong Un durante un sopralluogo nel cantiere di un nuovo modello di sottomarino. Sembra di essere tornati improvvisamente al 2017, l’anno del “fire and fury” minacciato da Donald Trump via Twitter contro la Corea del nord, quando il rischio di un conflitto sembrava sempre più concreto. Il fatto è che a leggere le dichiarazioni ufficiali della Difesa sudcoreana e americana, i missili sarebbero “solo proiettili”, e il sottomarino “un prototipo ancora in costruzione”, un maquillage del linguaggio per cercare di tenere sotto controllo l’opinione pubblica rispetto al vero problema centrale: i colloqui con la Corea del nord non stanno andando come voleva Trump.
 
Un anno fa, il presidente americano aveva dichiarato la questione nordcoreana praticamente risolta, aveva detto che il paese non rappresentava più una minaccia. Poco più di un mese prima, per la prima volta, aveva stretto la mano al leader nordcoreano Kim Jong Un, regalandogli la legittimazione internazionale. A distanza di un anno l’occidente sembra quasi abituato alle sparate di Trump poi smentite dai fatti. Ma la questione nordcoreana è complicata e soprattutto delicata. Jean H. Lee, direttrice del centro studi coreani del Wilson Center, ha scritto ieri su Twitter che nonostante Trump abbia detto di “non avere fretta sui negoziati sul nucleare con la Corea, “crede di poter abbindolare Kim a tempo indeterminato. Ma il leader nordcoreano non è stupido, e sta usando le pause tra i talks per perfezionare e sviluppare il proprio programma missilistico e nucleare”. In sostanza ogni test che la Casa Bianca minimizza serve invece a Pyongyang ad avere più potere negoziale e spingere “i paesi vicini a riconoscere la Corea del nord come potenza nucleare”. Chiamare dei missili proiettili non risolverà molto.

Redazione

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