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Helsingborg, laboratorio dell’antisemitismo europeo

Soltanto cento ebrei su una popolazione di centomila abitanti, ma da anni sotto attacco. “Schiacciare i sionisti” nella città svedese. Una donna accoltellata

Giulio Meotti

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16 Maggio 2019 alle 06:00

Helsingborg, laboratorio dell’antisemitismo europeo

Helsingborg (foto via Wikipedia)

Roma. Dal porto di Helsingborg, nel sud della Svezia, la Danimarca è vicinissima. Appena dieci chilometri separano la svedese Helsingborg dalla danese Helsingor e nell’ottobre 1943 lì arrivavano le barche che portavano in salvo gli ebrei danesi.

   

Due giorni fa, Helsingborg ha visto l’aggressione a una donna appartenente alla locale comunità ebraica, accoltellata nove volte per strada in una delle ore di punta del mattino. “Ancora una volta gli ebrei in Europa sono in pericolo”, ha detto il capo di stato israeliano Reuven Rivlin dopo aver appreso del “brutale accoltellamento”. Questo episodio, ha aggiunto, “ci fa constatare che non bastano le memorie dell’Olocausto, che peraltro stanno svanendo, per garantire la sicurezza delle comunità ebraiche. Nel mentre le nostre scuole, le sinagoghe e i centri sociali vengono trasformati in fortezze”.

 

Helsingborg è un piccolo laboratorio dell’antisemitismo europeo. Una comunità piccolissima, soltanto cento membri su una popolazione di centomila abitanti, ma da anni sotto attacco e tensione. La scorsa settimana, un imam di Helsingborg, Samir El Rifai, è finito in tribunale per aver definito gli ebrei “figli di scimmie e maiali” durante un sermone a una manifestazione antisraeliana nella piazza Gustav Adolf in città. Il processo, che è stato riportato nei media nazionali, è il risultato di una denuncia presentata dall’ex leader della comunità ebraica di Helsingborg.

 

La sinagoga di Helsingborg è già stata il bersaglio di un attacco incendiario. Il rabbino Shneur Kesselman ha personalmente assistito e sperimentato centinaia di episodi antisemiti e quasi tutti provenienti da famiglie di immigrati dal medio oriente. Quasi duecento gli episodi di antisemitismo in dieci anni. Circa un terzo della popolazione della vicina Malmö sono immigrati di prima o seconda generazione dal medio oriente, con grandi comunità provenienti da Iraq e Siria, secondo le statistiche del governo svedese. Lo scorso primo maggio, Ilmar Reepalu, già sindaco di Malmö, è stato filmato in una marcia di attivisti che hanno incitato a “schiacciare il sionismo” mentre sventolavano le bandiere della Lega socialdemocratica giovanile svedese, una branca del Partito socialdemocratico svedese del primo ministro al potere Stefan Löfven. Reepalu ha consigliato agli ebrei di Malmö e Helsingborg di prendere le distanze da Israele se vogliono rimanere al sicuro. Davide discolpati!

 

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Negli anni Settanta, la comunità ebraica di Malmö contava oltre duemila membri: oggi ne sono rimasti meno di cinquecento. Gli altri sono partiti per Stoccolma o per Israele. Il Centro Simon Wiesenthal ha diramato un avvertimento a tutti gli ebrei che si recano in visita a Malmö: “Togliete i segni religiosi in pubblico e non parlate ebraico”. Per questo fra gli ebrei americani e israeliani, il nome di Malmö è associato alla città al mondo più pericolosa per gli ebrei.

 

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A Helsingborg, la comunità ebraica ha rifiutato persino di partecipare alle commemorazioni della Notte dei Cristalli del 1938 perché l’incontro era stato organizzato da partiti di sinistra e da attivisti musulmani ostili alla comunità ebraica. Dopo il pugnalamento della donna due giorni fa, Amnon Tsubari, padre di sette figli con la doppia cittadinanza svedese e israeliana, ha affermato: “Penso che il futuro dei miei figli sia in Israele”.

  

Nel 1943 a Helsingborg arrivavano gli ebrei in fuga dai rastrellamenti e dalle deportazioni naziste. Nel 2019 si rischia il percorso inverso.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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