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Il dovere di non restare in silenzio davanti all'odio

L’odio razziale è tornato e sta ammalando nuovamente l’Europa. Bisogna impegnarsi per denunciare la nuova avanzata dei suprematisti. Un convegno a Roma 

19 Maggio 2019 alle 06:00

Il dovere di non restare in silenzio davanti all'odio

Foto LaPresse

[Pubblichiamo un intervento del presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello. Questo pomeriggio la Comunità ha organizzato alle 17, presso il Tempio di Adriano in Piazza di Pietra a Roma, il convegno “Suprematisti in Europa. Dalla rabbia all'odio”]

 


 

Esiste un male nella nostra società che speravamo fosse sconfitto. Lo credevamo incatenato ai capitoli più bui della storia del Novecento. Lo pensavamo soffocato. Non estinto, certo, ma sconfitto sì. Al massimo relegato a brevi casi subito decapitati con la forza della democrazia, della legge e della parola. Dobbiamo ricrederci: l’odio razziale è tornato, sta ammalando nuovamente l’Europa. Solo un anno fa l’Italia effettuava un esercizio di memoria ricordando gli 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali. A pochi mesi di distanza vediamo sfilare per le strade del nostro Paese gruppi organizzati fascisti, leggiamo striscioni razzisti, di ogni genere, assistiamo a celebrazioni del Duce, del Führer, del white power, contro rom, immigrati, persone di colore. Scorgiamo le immagini di folle nere col braccio teso, di teste rasate pronte allo scontro o allo sgombero. Le vediamo in tv, ne leggiamo sui giornali tutti i giorni da troppi giorni. E di fronte a una continuità di episodi, il pubblico sembra quasi abituarsi a una nuova convivenza con il mostro. I suprematisti che si muovono tra gli attentati dell’emisfero anglosassone dove contiamo i morti, si sono riorganizzati nell’Europa, hanno trovato l’antica culla dove covare altro odio e non vogliono sicuramente essere meno protagonisti nell’Italia dove il razzismo ideologico esplorò il suo miglior successo.

 

Non possiamo restare in silenzio. Abbiamo ragionato per decenni sugli indifferenti del 1938, li abbiamo criticati, in parte li abbiamo definiti complici di chi ha prodotto la Shoah. Allora, se è valsa solo una battaglia per inchiodare alle proprie responsabilità chi ha visto gli ebrei del ’38 prima discriminati e poi deportati, noi tutti oggi dobbiamo impegnarci per denunciare la nuova avanzata dei suprematisti. Per questo è con coraggio e orgoglio che questo pomeriggio saremo insieme al Tempio di Adriano per denunciarne i pericoli e per dire con forza che non possiamo abbassare la guardia davanti all’odio. In questo senso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è per tutti noi un punto di riferimento, un esempio. Nei suoi gesti e nei suoi discorsi ci rispecchiamo e ci sentiamo tutelati. Differentemente, assistiamo a numerosi silenzi che preoccupano. Il proliferare di episodi antisemiti, xenofobi, razzisti, sono anche il prodotto di una politica che non condanna in maniera chiara e a volte strizza l’occhio per trovare compiacenza.

 

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pochi giorni fa in una visita al Tempio Maggiore di Roma ha detto che “purtroppo ancora oggi, in molti Paesi d’Europa, anche in Italia, nella stessa città di Roma, assistiamo a episodi di riprovevole violenza, un drammatico affievolimento della sensibilità collettiva di fronte all’emersione di antiche e nuove forme di razzismo, spesso di matrice antisemita” e ha inoltre ribadito “l’impegno dell’Italia in Europa e nel mondo per tutelare la libertà religiosa e combattere ogni forma di discriminazione e intolleranza”. Vorremmo che tutto il governo prendesse ad esempio questo monito.

 

Alcuni anni addietro, il Rabbino Capo di Roma, in un suo intervento ha descritto l’antisemitismo come un torrente sotterraneo che lungo il corso della storia sgorga di tanto in tanto in superficie. Il torrente è sgorgato, torbido come non mai. Ma stavolta non si porta a foce solo l’odio antiebraico, bensì una precisa ideologia razzista e suprematista organizzata che colpisce anche cattolici e musulmani, omosessuali, rom e chiunque si frapponga all’ideologia razzista. C’è un’altra differenza, però, rispetto al passato. Non permetteremo che quel male cammini indisturbato con la complicità dei silenzi e degli indifferenti.

 

*Presidente Comunità Ebraica di Roma

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Commenti all'articolo

  • Carlo A. Rossi

    19 Maggio 2019 - 12:12

    Complimenti al Foglio! Gutta cava lapidem, si direbbe: siete riusciti ad arruolare nel novero di chi si riempie la bocca a sproposito di "ismi" e che vede in Salvini (che non è nominato, ma il riferimento nella parte centrale è evidente, intelligenti pauca) anche la presidente delle comunità ebraiche italiane. Che ovviamente vede la marea nera, evocata da quel pozzo di scienza mai più intervistato dal Foglio (Sandro Veronesi), e pensa che gli ebrei fuggano in Israele dall'Europa a causa di ciò, e non forse a causa dell'intolleranza islamica. Credo che il Foglio soffra di dissonanza cognitiva: da un lato ci sono le prese di posizione di Meotti e di Langone (le prima puntuali e precise, le seconde caustiche), dall'altra ci sono i vari Ferrara, Cerasa, Crippa con le loro idiosincrasie. Sto leggendo il Foglio o il Fatto Quotidiano? Ahimè!

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