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Botte da gilet giallo

Cosa ci dice la rissa di Lione tra destra e sinistra estreme e catarifrangenti

12 Febbraio 2019 alle 06:11

Botte da gilet giallo

Foto LaPresse

Hanno lo stesso gilet catarifrangente che da novembre domina il paesaggio urbano e mediatico dei sabati francesi, hanno nei volti la stessa rabbia verso il “fottuto banchiere” che abita all’Eliseo, Emmanuel Macron, vogliono entrambi destabilizzare le istituzioni, cambiare il sistema, rivoluzionare ogni cosa, ma poi a volte, quando si ritrovano vicini, si accorgono di essere diversi, anzi: opposti. Gilet gialli di estrema destra e gilet gialli di estrema sinistra si sono picchiati sabato scorso a Lione sullo sfondo del XIII atto della mobilitazione contro la politica fiscale e sociale del presidente Macron. “Due gruppi sono arrivati improvvisamente da entrambi i lati della strada e tutto è rapidamente precipitato. Gli scontri sono durati dieci minuti. Non ho mai visto nulla di simile”, ha dichiarato un testimone ai microfoni di France 3. Una quarantina di nazionalisti anti globalizzazione contro altrettanti militanti della gauche anti capitalista, gilet vs gilet, nel pieno centro di Lione: è anche questa la realtà del movimento di protesta che manda in solluchero Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, opposti francesi, e che subiscono il corteggiamento e l’emulazione di alcuni politici italiani.

    

Le tensioni tra le due estremità dei gilet gialli c’erano già state lo scorso dicembre, con il militante identitario Yvan Benedetti attaccato da una decina di antifa, e a fine gennaio, con membri dell’ultradestra che hanno aggredito il corteo del Nuovo partito anticapitalista (Npa). Ora, però, questo conflitto di strada tra radicalismi sta diventando un’inquietante abitudine, al punto che il governo teme un altro affaire Méric, dal nome del manifestante deceduto durante una rissa tra nazionalisti e facinorosi di ultrasinistra nel 2013. L’opposizione manesca tra fazioni dello stesso movimento mostra la fragilità e la pericolosità del movimento giallo, dove si pensa tutto e il contrario di tutto, e dove il complottismo, come emerso in uno studio della Fondation Jean-Jaurès appena pubblicato, ha ormai preso il sopravvento.

Redazione

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