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Forca per i gay, frusta per i blogger

Accade in Iran e Arabia Saudita. L’Europa si faccia sentire

1 Febbraio 2019 alle 06:00

Forca per i gay, frusta per i blogger

Un'esecuzione capitale in Iran

L’Iran ha appena impiccato un cittadino accusato di omosessualità. L’ambasciatore americano a Berlino, Richard Grenell, ha invitato i paesi occidentali a farsi sentire: “I nostri alleati europei hanno ambasciate a Teheran, questo atto barbarico non rimanga senza risposta”. La risposta purtroppo c’è stata. Nelle stesse ore in cui il clero che governa in Iran allestiva la forca e i soliti generali iraniani minacciavano di distruggere Tel Aviv, i paesi europei (Francia e Germania in testa) erano impegnati a lanciare il nuovo meccanismo di pagamento per fare affari con l’Iran eludendo le sanzioni americane. Questa di impiccare i gay non è una prerogativa di un regime avverso agli Stati Uniti. La pena di morte in Arabia Saudita, così come prescritto dalla sharia, è prevista per vari reati, tra i quali omicidio, stupro, rapina a mano armata, traffico di droga, “stregoneria”, adulterio, sodomia, omosessualità e apostasia.

  

Raif Badawi, il blogger liberale, i sauditi lo hanno frustato davanti a una folla che gridava “Allahu Akbar”. Ha da poco festeggiato 35 anni e, allo stesso tempo, 2.426 giorni di prigione per aver “offeso l’islam” e “blasfemia”, lo stesso crimine della cristiana Asia Bibi. La prima volta lo frustarono mentre una delegazione dell’Arabia Saudita partecipava a Parigi alla marcia per i morti di Charlie Hebdo. Da 7 anni Raif non vede la moglie e i tre figli rifugiati in Canada e deve ancora scontare 4 anni di prigione. Per 10 anni non potrà lasciare il paese. Eppure, i sauditi sono alleati americani. Il punto allora è un altro: come per Badawi, come per il gay iraniano impiccato, i paesi occidentali dovrebbero farsi sentire come dice l’ambasciatore Grenell quando i princìpi su cui è fondata la cultura europea sono cosi palesemente e in piazza vìolati. Il nostro fiuto per gli affari, come nei rapporti economici con Teheran, non può non accompagnarsi a una politica di dissuasione morale verso le pratiche più ignobili dei regimi islamici.

Redazione

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