Pakistani in piazza a Brescia per la morte di Sana Cheema

La vera guerra all'integrazione

Redazione

L’incredibile sentenza per il delitto di Sana Cheema e il nostro dovere di intervenire

Sana Cheema era cresciuta a Brescia, dove si era diplomata ed era cittadina italiana dal settembre 2017. Era tornata in patria, in Pakistan, per essere uccisa dalla famiglia dopo aver rifiutato il matrimonio combinato e aver voluto sposare invece un ragazzo italiano. Venerdì è arrivata l’incredibile sentenza. “Mancanza di prove certe”. E’ la motivazione con la quale un tribunale pachistano ha assolto il padre, lo zio e il fratello che hanno ucciso Sana. Durante le indagini, i tre famigliari confessarono di aver ucciso Sana perché aveva “disonorato” la famiglia, dissero che era “il volere di Allah”. Sana viene dopo Hina Saleem, sgozzata e sepolta nell’orto di casa, sempre presso Brescia, con la testa rivolta verso la Mecca. Anche Hina aveva rifiutato un matrimonio forzato voluto dal padre.

 

A Pordenone, Sanaa Dafani è stata accoltellata a morte nel bosco, mentre era in compagnia del fidanzato, italiano. Sono tante le “colpe” delle vittime dei delitti d’onore: il rifiuto di indossare il velo, vestire all’occidentale, frequentare amici cristiani, convertirsi, studiare, cercare il divorzio, essere “indipendente”. Questa non è “violenza domestica”, è la guerra fatta all’integrazione delle donne musulmane da parte del fondamentalismo islamico, lo stesso che perseguita le ragazze iraniane che si tolgono il velo, che da quindici anni sta addosso ad Ayaan Hirsi Ali o che incarcera le donne saudite che guidano. Soltanto che la vicenda di Sana non riguarda un paese lontano, ma il nostro, visto che era italiana. Cittadina di un’Europa dove per errato multiculturalismo ogni 1° febbraio si celebra la Giornata del velo, quel velo che la famiglia di Sana voleva imporle. Questa è una vicenda gravissima in cui il governo italiano deve fare una sonora “ingerenza”. Sana era una cittadina italiana, merita giustizia, mobilitazione, interesse di una classe politica sempre distratta sui temi dell’integrazione. Che messaggio daremo a tutte le ragazze che vogliono integrarsi in Italia e non sottomettersi alla sharia se non facciamo niente per loro? Che i padri, i fratelli, i cugini, gli amici, i banditi della sharia, possono spezzare loro il collo, come a Sana, e che noi fischietteremo?

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