Manfred Weber. Foto LaPresse

Oggi il Ppe fa la sua scelta, ma lo Spitzenkandidat è già morto

David Carretta

I popolari votano oggi: favoritissimo Weber (Stubb è da tenere d’occhio). Ma non sarà presidente della Commissione Ue

Bruxelles. Manfred Weber, salvo sorprese, oggi sarà scelto dal Congresso del Partito popolare europeo come capofila per le elezioni del maggio 2019, uccidendo di fatto il processo degli “Spitzenkandidaten” per scegliere il successore di Jean-Claude Juncker come presidente della Commissione. Il tedesco Weber, capogruppo del Ppe all’Europarlamento ed esponente di punta della Csu bavarese, è il grande favorito nella sfida a due con Alexander Stubb che si decide a Helsinki. Il bavarese gode del sostegno della Cdu di Angela Merkel, che ha un decimo dei delegati titolati a votare al Congresso. Ha ottenuto l’appoggio di Viktor Orbán, Sebastian Kurz e Silvio Berlusconi. Può contare sulla cricca di potere del Ppe – un gruppo di deputati europei e alti funzionari – che muove le fila della più grande famiglia politica in Europa per meglio influenzare le istituzioni europee in un intreccio di interessi nazionali e personali. Ex premier della Finlandia, triatleta diventato vicepresidente della Banca europea per gli investimenti, Stubb è il tipico “underdog”. Dalla sua parte ci sono le delegazioni scandinave e quelle di una manciata di paesi dell’est. Si è lanciato in una campagna porta a porta, ha chiesto (invano) una serie di dibattiti con Weber (l’unico si è tenuto ieri pomeriggio). Ha giocato la carta della modernità della “Next Generation of Europe” contro quella della tradizione identitaria del bavarese.

  

Il processo degli Spitzenkanditaten era stato introdotto con una forzatura dei partiti europei nel 2014 e accettato di malavoglia dai capi di stato e di governo al momento della nomina di Juncker. Il principio è un’elezione indiretta del presidente della commissione: il capofila (Spitzenkandidat) della famiglia politica che prende più seggi è scelto per guidare l’esecutivo comunitario. Ma i cinque catastrofici anni di Juncker hanno convinto molti leader a non legarsi le mani in anticipo. In febbraio i capi di stato e di governo hanno rifiutato l’automatismo dello Spitzenkandidat. Perfino l’Europarlamento si è mostrato più prudente: se nel 2014 aveva minacciato di mettere il veto a un presidente che non fosse Juncker, in una recente risoluzione, oggi dice che occorre nominare uno dei tanti Spitzenkandidaten, non necessariamente quello del partito che ha vinto. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha più volte criticato il sistema perché mancano le liste transnazionali. Angela Merkel ha dato il suo appoggio a Weber, ma precisando che non è detto che andrà alla Commissione.

  

Stubb avrebbe qualche possibilità in più di tenere in vita gli Spitzenkandidaten. Da ex premier ha un’autorevolezza che manca al semisconosciuto Weber. Alla fine anche i socialisti sono riusciti a scegliere un candidato relativamente forte, l’olandese Frans Timmermans. Ma nei corridoi brussellesi in molti scommettono che, alla luce dei risultati delle europee, i capi di stato e di governo punteranno su una personalità diversa. La liberale danese Margrethe Vestager, la zarina antitrust che sta dando battaglia a Google e Apple a colpi di multe e sanzioni, è il nome più citato. Timmermans o Stubb potrebbero essere dirottati verso il posto di Alto rappresentante per la politica estera. La casella di presidente del Consiglio europeo potrebbe essere riservata a Merkel (anche se la cancelliera ha detto di volersi ritirare dalla politica). Quanto a Weber, c’è sempre la presidenza dell'Europarlamento. Ma al congresso di Helsinki comunque ogni voto conta: la battaglia tra Weber e Stubb, più che per la Commissione, è per l’anima del Ppe. Il bavarese incarna l’Europa cristiana e fortezza ed è pronto a dialogare con i populisti. Il finlandese è liberale e aperto al mondo. Se a maggio 2019 il Ppe dovesse spostarsi verso la destra sovranista, i delegati che oggi voteranno per Stubb potrebbero costituire le truppe popolari europeiste che domani vorranno passare nell’esercito di Macron.

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