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Il grande clan “antipolitico” di Bolsonaro vive tutto di politica

La moglie Michelle, le ex mogli, i figli tra litigi e ambizioni politiche. Ritratto di famiglia del nuovo presidente brasiliano 

31 Ottobre 2018 alle 06:09

Il grande clan “antipolitico” di Bolsonaro vive tutto di politica

Foto LaPresse

Anche a casa Bolsonaro comanda Michelle, ma la differenza di età tra la nuova primeira-dama del Brasile e il marito evoca piuttosto quella tra Donald Trump e Melania: Jair Bolsonaro è del 1955; Michelle de Paula Firmo Reinaldo Bolsonaro del 1982, di un anno più giovane del primo figlio del nuovo presidente brasiliano. Il clan di Jair Bolsonaro è grande. Prima moglie fu, con cerimonia cattolica, Rogéria Nantes Nunes Braga, da cui Jair ebbe nel 1981 Flávio, nel 1982 Carlos e nel 1984 Eduardo. Seconda, con cerimonia civile, Ana-Cristina Valle, madre nel 1998 di Renan. Michelle, terza moglie, è figlia di un autista nero e di una merciaia bianca, con un fratello militare che quando hanno dato al cognato del razzista ha testimoniato: “Ma no, sembriamo bianchi ma in realtà abbiamo sangue nero sia io che mia sorella!” Michelle trovò un posto come segretaria alla Camera dei deputati, dove conobbe Jair. Nel 2007 lo sposò civilmente; nel 2008 dovette licenziarsi; nel 2011 nacque Laura; nel 2013 ci fu il matrimonio pentecostale. Ardente fedele delle Assemblee di Dio, Michelle è attivissima nel volontariato, ed è lei a gradire che i discorsi del marito siano tradotti in linguaggio dei segni. Secondo gli intimi è lei che comanda a casa, imponendo al marito di tenere i vertici politici nel patio. Laura è stata esibita in un tenero video con il padre, apposta per smentire un’immagine di misogino cui aveva contribuito la lite giudiziaria con Ana-Cristina, che lo aveva denunciato per minacce.

 

La vocazione politica è invece quella dal lato di Rogéria. La prima moglie fu eletta consigliere comunale a Rio de Janeiro nel 1992 e 1996. Flávio, dopo essere stato deputato statuale di Rio de Janeiro dal 2003, è stato appena eletto senatore con la cifra record di 4 milioni di voti. Eduardo è deputato dal 2015 ed è stato rieletto con 1.873.735 voti. Carlos nel 2000 divenne a Rio de Janeiro il più giovane consigliere comunale di tutta la storia del Brasile, e nel 2016 è stato rieletto per la quinta volta anche lui con una cifra record di preferenze: 106.657. Insomma, poche famiglie riescono a vivere di politica più di questa dinastia “antipolitica”. Tra i vari figli, Flávio è la “colomba”, che ostenta rapporti amichevoli con colleghi eletti di sinistra. Carlos è invece un falco, e imposta la strategia di comunicazione della famiglia. Tra tutti e quattro i Bolsonaro in politica hanno su Facebook 12 milioni di follower, ed è Carlos che trasmette i discorsi del padre dal vivo via cellulare, ed è stato lui quello che gli ha fermato l’emorragia dopo la coltellata. Dicono che spesso ne approfitti per giocare il padre contro il primogenito. Due anni fa, ad esempio, quando Flávio si candidò a sindaco di Rio Carlos, si rifiuto di fare campagna assieme. In quella stessa campagna Flávio si sentì male durante un dibattito in tv, fu soccorso da una candidata comunista e la ringraziò, dando occasione a ondate di sarcasmo sul Bolsonaro salvato dai comunisti. Carlos convinse allora il padre a punire Flávio vietandogli di postare messaggi via internet per cinque giorni. Tra il grande il piccolo, il mediano Eduardo era tradizionalmente un paciere. Però anche lui di recente si è fatto “falco”. E’ Eduardo, in particolare, che ha minacciato di far chiudere il Supremo Tribunale Federale da “un caporale e un soldato”: il padre lo ha rimproverato pubblicamente, ma non con particolare acrimonia. “Ho già avvertito il ragazzo”, ha detto semplicemente alla stampa. E’ ancora Eduardo che ha scambiato con Salvini il messaggio su concedere Cesare Battisti “in regalo”.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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