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Portami a ballare

Il Regno Unito lancia la sua nuova strategia contro la solitudine: meno medicine più momenti di incontro 

15 Ottobre 2018 alle 15:14

Portami a ballare

Foto Paul Downey via Flickr

Quando Tracey Crouch è stata nominata ministro per la Solitudine nel Regno Unito, all'inizio dell'anno, ha iniziato a ricevere lettere. Tantissime lettere. Non c'è mai stato un ministro per la Solitudine nel Regno, e in nessuna parte del mondo, e così soltanto la possibilità di rivolgersi a qualcuno con un nome, una storia, un ruolo, un sorriso ha convinto molti a confidarsi. Queste lettere sono state il primo punto di contatto che la Crouch ha avuto con il paese, fortuna rara se si pensa alla distanza che sempre si sente tra i governi e i cittadini, e da queste confidenze è nata “la strategia contro la solitudine” che è stata presentata oggi (15 ottobre), che vuole ricostruire il tessuto sociale del Regno – il tessuto della vita quotidiana, le chiacchiere con il postino, quelle con il vicino, i corsi per incontrarsi, che siano di cucina, di ceramica, o di ballo.

 

 

Scarica il dossier con la strategia del governo inglese per combattere la solitudine

 

Ci vuole un grande abbraccio, diceva Jo Cox, la parlamentare laburista che è stata uccisa da un fanatico neonazista nel giugno del 2016 e che era stata la prima a creare una commissione bipartisan per studiare, conoscere e magari curare la solitudine. La Jo Cox Foundation è ancora oggi un punto di riferimento per chi si occupa di questa questione in Inghilterra, ma il governo sta cercando di fare i passi necessari per far sì che l'idea della Cox – combattere la solitudine una conversazione alla volta, un abbraccio alla volta – diventi un progetto concreto. Meno medicine e più vita in comune, si può imparare a piantare un fiore assieme e poi scoprire che si ha voglia di andare a prendere un tè insieme, o magari fare una passeggiata. I postini, in alcune aree, avranno tra le loro mansioni anche quella di chiacchierare, del royal baby che verrà o anche semplicemente del tempo, soprattutto del tempo, perché chi è solo vuole riappropriarsi del mondo che sta fuori, vuole sentire il rumore di quel che ha attorno.  

 

Il governo inglese vuole investire nelle comunità, creando a livello locale quella connessione che virtualmente è grande ma che invece ha reso ancora più pesante il sentirsi escluso, o non ascoltato. L’impegno è rivolto a tutti, ai più anziani - sono tantissimi quelli che dichiarano: nell’ultimo mese non ho parlato con nessuno - e ai giovani, perché come diceva la Cox la solitudine non discrimina nessuno, anche se i più giovani fanno fatica ad ammettere che sono supercollegati con il mondo, a livello globale, ma si sentono soli.

 

C’è chi pensa che non sia compito dello stato occuparsi di queste questioni, un’intrusione scomoda nella vita di ognuno, ma quando poi si guardano i conti e il risparmio che si può ottenere nel curare la solitudine non con le medicine ma con un caffè, con un invito a ballare insieme, le critiche si affievoliscono. Imparare a parlarsi potrebbe alleggerire i costi sanitari e dare una nuova forma alle relazioni personali, che in questa stagione di polarizzazione, io contro di te e non m’importa com’è il tuo mondo, hanno bisogno di un nuovo slancio. Non basteranno i due milioni scarsi che il governo inglese stanzia per “connettere” le comunità a risolvere il problema della solitudine e questa vita per bolle che ormai è diventata la nostra quotidianità, ma cominciare da un abbraccio è promettente, in un paese che si sta sfaldando e separando e tormentando lo è ancora di più. la solitudine non è un problema esclusivamente inglese, ci sono report in giro per il mondo che raccontano quanto sia diffuso e quanto poco ce ne si occupi, abbiamo questioni sempre più grandi. Il coraggio di dire: portami a ballare, potremmo svegliarci un po’ meno arrabbiati, un po’ meno stanchi, un po’ meno soli. 

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Commenti all'articolo

  • verypeoplista

    verypeoplista

    15 Ottobre 2018 - 17:05

    Brava Paola ("buon pomeriggio), molto interessante, ho provveduto a "downloadare" (Shakespeare? forse no, Di Maio? Si) il richiamo di "A connected society": da riflettere.

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  • carlo.trinchi

    15 Ottobre 2018 - 16:04

    Per curarvi cari fratelli inglesi dovevate rimanere in Europa e venire qui, in Italia, nel casino bello con natura sexy irripetibile perché così dicono da sempre. Per questo siete tristi e pensare che sareste stati il motore del pensiero economico dell’Europa dove avete combattuto e vinto per secoli. Oggi, che ne sareste stati gli eredi come lo furono i romani dell’impero: che fate? Fate la Brexit condannandovi ad una fine da lettino da analista. Eravate la mente e, forse ma speriamo in no, potreste esserre stati la causa dello sfascio di questa Europa faro del mondo occidentale perché, senza di voi, è come se mancasse il pilota nel porto ed i sintomi ci sono tutti. Macron è confuso, la Merkel indecisa, l’Italia allo sbando, la Spagna e il Portogallo in tribuna, i paesi dell’est fuori di testa, il nord sempre glaciale, gli olandesi pronti al balzo, i belgi in lista d’attesa. Come vedete cari fratelli inglesi occorre un vostro ripensamento per non finire tutti cinesi.

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