l’ex “primo ministro” cristiano-sociale della Baviera, Edmund Stoiber (foto LaPresse)

Verso le elezioni bavaresi

Con chi si sposerà la Csu? Qualche indizio sul “partito del popolo”

Paola Peduzzi

Il partito cugino della Merkel dovrà fare una coalizione. I Verdi in prima fila (ma complicati) e poi ci sono i “gialli”

Milano. Il nostro più grande successo è la nostra condanna, ha detto ieri l’ex “primo ministro” cristiano-sociale della Baviera, Edmund Stoiber: grazie alle politiche della Csu siamo diventati forti, siamo diventati ricchi e così tutti sono venuti qui – tutti sono gli immigrati, un milione in dieci anni. Secondo Stoiber è questa la ragione della perdita di consensi della Csu – l’immigrazione, what else? – che alle elezioni di domenica è data attorno al 30-33 per cento dei voti, un brutto risultato per un partito che in Baviera è sempre stato padrone. Molti commentatori sono convinti che in realtà sia stata proprio l’insistenza sui temi migratori a contribuire al calo: la Csu vuole sottrarre terreno elettorale all’Alternative für Deutschland (AfD) e per questo si è spesa molto sulla questione migratoria, che come si sa è sensibile per tutti i tedeschi (ed europei). L’operazione della Csu è riuscita: l’AfD entrerà per la prima volta nel Parlamento bavarese, e questo è di per sé già un successo, ma secondo i sondaggi si assesta attorno al 12-13 per cento, cioè non sfonda. Il problema per la Csu è che, per depotenziare la minaccia estremista, si è depotenziata essa stessa. Gli elettori storicamente cristianosociali si stanno distribuendo altrove – sempre secondo i sondaggi e le analisi dei flussi elettorali – e a giudicare dalle intenzioni di voto l’ossessione sull’immigrazione non ha pagato, anzi forse è addirittura costata consensi. E ora alla Csu, padrona della Baviera, toccherà condividere il potere con qualcun altro. L’alleanza con l’AfD è stata esclusa da entrambi (e se i numeri sono quelli delle ultime rilevazioni non sarebbero nemmeno sufficienti per la maggioranza), mentre si parla con insistenza di una coalizione con i Verdi. 

 

I Grünen sono la sorpresa di questa elezione: sono al 19 per cento, più del doppio rispetto al 2013 (avevano preso il 9) e la loro avanzata è stata determinata sia dai voti dei socialdemocratici in panne (12 per cento, erano al 21 nel 2013) sia da un più ridotto ma solido spostamento di voti cristiano-sociali (a conferma del fatto che l’immigrazione non c’entra). Vanno anche bene i liberali dell’Fdp, che raddoppiano i consensi ma restano comunque molto vicini, forse troppo, alla soglia di sbarramento del 5 per cento. Mentre l’altro partito che potrebbe avere un peso è quello dei Freie Wähler, i liberi elettori, una lista civica che nel 2013 contribuì a togliere la maggioranza assoluta alla Csu, un po’ per ragioni personali – una fuoriuscita della Csu, Gabriele Pauli, si candidò con i Freie Wähler – e un po’ perché era un movimento grassroots dalle idee molto simili a quelle dei cristianosociali ma senza la gerarchia, la struttura e le liti dei cristiano-sociali.

 

Allora tutto il dibattito era sull’euro e il salvataggio dell’euro, ma sembra un’èra geologica fa: oggi il leader Hubert Aiwanger promette più insegnanti e più sostegno per la cura dei figli, più ostetriche, meno privatizzazioni nella sanità e internet velocissimo. Sull’immigrazione dice di essere stato mal interpretato: è per un’accoglienza governata (chi non lo è?) e contro l’eccessivo aperturismo della cancelliera Angela Merkel. Anche se oggi Aiwagner dice di non voler fare il pupazzetto della Csu in un’eventuale coalizione, è chiaro che l’alleanza sarebbe quasi naturale – ci sono molte somiglianze. Se ci fossero anche i liberali, la Csu potrebbe evitarsi la coalizione con i Verdi, che sono partner più complicati – sono l’espressione della sinistra benestante e pro accoglienza – e con un consenso in ascesa. Ma i Freie Wähler e i liberali al momento non sembrano garantire i voti necessari per una maggioranza. Così si aspetta di vedere le percentuali reali mentre la Baviera fa da osservatorio europeo per affrontare una questione rilevante: siamo diventati esperti di populismo (esperienza diretta), ma oggi com’è fatto il partito del popolo, che cosa pensa, che cosa vuole? I bavaresi non saranno rappresentativi, ma qualche indizio lo stanno fornendo.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi