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Verso le elezioni bavaresi

Con chi si sposerà la Csu? Qualche indizio sul “partito del popolo”

Il partito cugino della Merkel dovrà fare una coalizione. I Verdi in prima fila (ma complicati) e poi ci sono i “gialli”

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

11 Ottobre 2018 alle 06:19

Con chi si sposerà la Csu? Qualche indizio sul “partito del popolo”

l’ex “primo ministro” cristiano-sociale della Baviera, Edmund Stoiber (foto LaPresse)

Milano. Il nostro più grande successo è la nostra condanna, ha detto ieri l’ex “primo ministro” cristiano-sociale della Baviera, Edmund Stoiber: grazie alle politiche della Csu siamo diventati forti, siamo diventati ricchi e così tutti sono venuti qui – tutti sono gli immigrati, un milione in dieci anni. Secondo Stoiber è questa la ragione della perdita di consensi della Csu – l’immigrazione, what else? – che alle elezioni di domenica è data attorno al 30-33 per cento dei voti, un brutto risultato per un partito che in Baviera è sempre stato padrone. Molti commentatori sono convinti che in realtà sia stata proprio l’insistenza sui temi migratori a contribuire al calo: la Csu vuole sottrarre terreno elettorale all’Alternative für Deutschland (AfD) e per questo si è spesa molto sulla questione migratoria, che come si sa è sensibile per tutti i tedeschi (ed europei). L’operazione della Csu è riuscita: l’AfD entrerà per la prima volta nel Parlamento bavarese, e questo è di per sé già un successo, ma secondo i sondaggi si assesta attorno al 12-13 per cento, cioè non sfonda. Il problema per la Csu è che, per depotenziare la minaccia estremista, si è depotenziata essa stessa. Gli elettori storicamente cristianosociali si stanno distribuendo altrove – sempre secondo i sondaggi e le analisi dei flussi elettorali – e a giudicare dalle intenzioni di voto l’ossessione sull’immigrazione non ha pagato, anzi forse è addirittura costata consensi. E ora alla Csu, padrona della Baviera, toccherà condividere il potere con qualcun altro. L’alleanza con l’AfD è stata esclusa da entrambi (e se i numeri sono quelli delle ultime rilevazioni non sarebbero nemmeno sufficienti per la maggioranza), mentre si parla con insistenza di una coalizione con i Verdi. 

 

I Grünen sono la sorpresa di questa elezione: sono al 19 per cento, più del doppio rispetto al 2013 (avevano preso il 9) e la loro avanzata è stata determinata sia dai voti dei socialdemocratici in panne (12 per cento, erano al 21 nel 2013) sia da un più ridotto ma solido spostamento di voti cristiano-sociali (a conferma del fatto che l’immigrazione non c’entra). Vanno anche bene i liberali dell’Fdp, che raddoppiano i consensi ma restano comunque molto vicini, forse troppo, alla soglia di sbarramento del 5 per cento. Mentre l’altro partito che potrebbe avere un peso è quello dei Freie Wähler, i liberi elettori, una lista civica che nel 2013 contribuì a togliere la maggioranza assoluta alla Csu, un po’ per ragioni personali – una fuoriuscita della Csu, Gabriele Pauli, si candidò con i Freie Wähler – e un po’ perché era un movimento grassroots dalle idee molto simili a quelle dei cristianosociali ma senza la gerarchia, la struttura e le liti dei cristiano-sociali.

 

Allora tutto il dibattito era sull’euro e il salvataggio dell’euro, ma sembra un’èra geologica fa: oggi il leader Hubert Aiwanger promette più insegnanti e più sostegno per la cura dei figli, più ostetriche, meno privatizzazioni nella sanità e internet velocissimo. Sull’immigrazione dice di essere stato mal interpretato: è per un’accoglienza governata (chi non lo è?) e contro l’eccessivo aperturismo della cancelliera Angela Merkel. Anche se oggi Aiwagner dice di non voler fare il pupazzetto della Csu in un’eventuale coalizione, è chiaro che l’alleanza sarebbe quasi naturale – ci sono molte somiglianze. Se ci fossero anche i liberali, la Csu potrebbe evitarsi la coalizione con i Verdi, che sono partner più complicati – sono l’espressione della sinistra benestante e pro accoglienza – e con un consenso in ascesa. Ma i Freie Wähler e i liberali al momento non sembrano garantire i voti necessari per una maggioranza. Così si aspetta di vedere le percentuali reali mentre la Baviera fa da osservatorio europeo per affrontare una questione rilevante: siamo diventati esperti di populismo (esperienza diretta), ma oggi com’è fatto il partito del popolo, che cosa pensa, che cosa vuole? I bavaresi non saranno rappresentativi, ma qualche indizio lo stanno fornendo.

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