cerca

Editoriale

La strategia della sanzione

Trump cambia tutto con Iran e Corea del nord, ma il vero guaio è la Cina

7 Agosto 2018 alle 06:21

Il Presidente Usa Donald in visita a Pechino col presidente della Cina Xi Jinping

Foto LaPresse

Fino allo scorso anno, quando il deal sul nucleare iraniano era ancora in vigore, per l’America la strategia di “massima pressione” era riservata soltanto a un paese: la Corea del nord. Ora l’Amministrazione di Donald Trump ha reintrodotto circa la metà delle sanzioni economiche contro l’Iran promesse dal presidente americano dopo l’uscita dall’accordo con Teheran, “il peggiore mai negoziato”. E’ una prima mossa concreta che si perfezionerà poi a novembre, con sanzioni ancora più dure come quelle sul petrolio. Trump è convinto che la strategia usata con la Corea del nord abbia pagato: le sanzioni e l’isolamento economico – secondo la narrazione della Casa Bianca – avrebbero spinto il leader Kim Jong-un a sedere al tavolo delle trattative. In realtà, sappiamo che la stretta di mano a Singapore non ha portato a grandi stravolgimenti, anzi. Pyongyang ha avuto legittimità internazionale da quell’incontro, ha fatto qualche concessione all’America, e ora ha iniziato a fare pressioni affinché Washington conceda qualcosa – il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Yong-Ho, ha detto l’altro ieri a Singapore che la Corea del nord è un po’ stanca di aspettare l’allentamento delle sanzioni economiche. Una strategia molto simile è quella che l’America di Trump sta usando con la seconda potenza globale, la Cina. Domenica scorsa, su Twitter, il presidente americano ha scritto che i dazi stanno funzionando alla grande, e che Pechino “adesso ci parla”, cioè sarebbe stata costretta a scendere a patti. La risposta dei media cinesi, però, non è stata per nulla conciliatoria: “La Cina non si arrende alla strategia delle minacce americana”, ha scritto ieri in un editoriale insolitamente aggressivo il Quotidiano del popolo. La Cina ha un ruolo cruciale sia in Corea del nord sia in Iran. Trump dovrebbe iniziare a scegliere meglio i suoi nemici.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • branzanti

    07 Agosto 2018 - 15:03

    Non c'è nulla che mi piaccia del regime iraniano, si tratta di una teocrazia totalitaria che priva i suoi cittadini di libertà fondamentali ed attua politiche aggressive sullo scacchiere mediorientale. Tuttavia è un paese che l'accordo di tre anni fa aveva riportato in un contesto di controlli della comunità internazionale; cui si univa, certamente, il vantaggio della riapertura dei commerci, ma come diceva Frederic Bastia, dove non passano le merci, passano gli eserciti. Oggi quell'accordo, difettoso e migliorabile come ogni altro, è stato stracciato, con un gesto di rara arroganza. Una arroganza, una protervia che arriva sino a minacciare di gravi conseguenze paesi (ormai ex) alleati che non si pieghino alla volontà del più forte (militarmente, non per validità delle ragioni). Un esempio veramente emblematico del nuovo (dis)ordine mondiale arancione (non c'entrano gli Hare Krishna).

    Report

    Rispondi

    • fiorevalter

      08 Agosto 2018 - 00:12

      ha perfettamemte ragione sull'Iran, e riguardo alla Cina l'arancione dovrebbe tenere conto che oltre a detenere una parte considerevole del debito americano è una nazione ben più strutturata di una democrazia occidentale ...

      Report

      Rispondi

Servizi