"Ci lasceremo il passato alle spalle". Trump e Kim firmano un accordo per la pace

L'incredibile incontro tra i due leader sull'isola di Sentosa a Singapore. "E' andato tutto molto bene". Sorrisi e strette di mano

12 Giugno 2018 alle 08:05

"Ci lasceremo il passato alle spalle". Trump e Kim firmano un accordo per la pace

Foto Kevin Lim/THE STRAITS TIMES

Lo Straits Times Index, l’indice della borsa di Singapore, alle 10,25 del 12 giugno, mezz’ora dopo la conclusione dell’incontro faccia a faccia tra Trump e Kim Jong-un, segnalava un calo di oltre il 2 per cento. Probabilmente scontando i rialzi dei giorni precedenti. Forse, però, segnalando le prime preoccupazioni dopo l’incontro. Paradossalmente sono proprio queste il vero segno del suo successo. Gli analisti finanziari di Singapore, hub finanziario del Sud-est asiatico, cominciano a temere gli effetti economici di un accordo tra Corea del Nord e del Sud. Si rievocano i costi dell’unificazione della Germania, che qui potrebbero aumentare in modo esponenziale.

  
Donald Trump e Kim Jong-un si sono incontrati al Capella Hotel di Sentosa, isolotto trasformato in parco giochi di Singapore, alle 9 e 04. Si sono stretti la mano di fronte a una quinta di bandiere accomunate dagli stessi colori, il bianco il rosso e il blu e accostate con millimetrica scenografia. Kim è arrivato pochi minuti prima e secondo gli osservatori locali ha così seguito la tradizione asiatica di rispetto nei confronti dei più anziani (Kim ha 34 anni, Trump 71). Trump, dal canto suo, ha mostrato un atteggiamento quasi paterno, o paternalistico, per il giovane interlocutore. A vederli, sugli schermi dell’International Media Centre di Singapore, l’immagine era quella di una strana coppia di nuovi amici che stessero per organizzare una partita nel Sentosa Golf Club (uno dei 100 migliori al mondo). La stessa coppia che pochi mesi fa minacciava di materializzare le scene del “Dottor Stranamore” a colpi di missili balistici. Proprio in questo senso può essere interpretata una dichiarazione “attribuita” a Kim (qui e ora, tutto va sottolineato dai forse): "Il mondo intero ci sta guardando e per molti questo incontro sembra qualcosa di fantascientifico".

  
Al termine dell’incontro a due (oltre la presenza degli interpreti. Benché, si dice, Kim parli un perfetto inglese), durato 45 minuti, sembra si sia realizzata la dichiarazione di Trump un’ora prima: "Sarà un successo straordinario".

 
Quindi si è svolta una riunione tra le delegazioni americana e nordcoreana che si fronteggiavano ai lati di un tavolo di teak lungo oltre 4 metri. Per gli americani erano presenti, oltre al Presidente, il Segretario di stato Mike Pompeo il capo dello staff John Kelly e il consigliere per la sicurezza John Bolton (l’uomo che per le sue dichiarazioni aveva fatto infuriare i nordcoreani e che, forse per questo, era al margine del tavolo). Kim era accompagnato da Kim Yong-chol, considerato il suo braccio destro, il vero organizzatore dell’incontro, dal ministro degli esteri Ri Yong-ho e dal suo predecessore Ri Su-yong.

  

"Sembra sia andato tutto molto bene", è stato il commento di esperti e analisti. Peccato che nessuno sappia dire di preciso in che cosa consista questo “bene”. Anche perché era praticamente impossibile cogliere le parole scambiate a quel tavolo, le voci coperte dal disturbo di fondo creato dalle raffiche di scatti dei fotografi presenti.

  
Di sicuro non si è discusso di diritti umani. Probabilmente si è fatto qualche cenno a futuri, generici accordi. Ma Summit come questo non si svolgono per definire programmi o accordi che sono già stati studiati e saranno elaborati. Vanno interpretati come un’immagine, un simbolo, quasi come una visione. A Singapore si è manifestata una visione positiva.
Al termine di questi incontri – seguiti da un pranzo che univa portate tipiche coreane come l’oiseon (stufato di cetrioli)  e il Daegu jorim (merluzzo brasato in salsa di soia) e americane come le short rib (il biancostato di manzo) – è stato compiuto il primo passo in un processo che potrebbe segnare un epocale cambiamento nella geopolitica dell’Asia orientale. Il secondo potrebbe essere la trasformazione dell’armistizio stabilito tra le due Coree nel 1953 in vera pace.

 

Intanto Trump e Kim, subito dopo pranzo, hanno compiuto molti passi assieme nei giardini del Capella, chiacchierando amabilmente, continuando a darsi la mano e pacche sulle braccia, proprio come dopo una partita di golf, sorridendo ai reporter presenti, ripetendo dichiarazioni di un successo oltre ogni aspettativa e regalando momenti di puro entertainment come quando Trump ha mostrato a un estasiato Kim l’interno dell’auto presidenziale.

  
Passeggiata che si è conclusa con l’ennesimo colpo di scena: la firma di un accordo di cui ancora si sa pochissimo ma che a detta di Trump è "molto completo". "Abbiamo risolto un problema molto pericoloso per la gente".

  

Mentre Trump e Kim firmavano era già in volo da Pechino il 747 della Air China che avrebbe riportato in patria Kim.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    12 Giugno 2018 - 12:12

    Ogni evento che contribuisce concretamente a stemperare tensioni sullo scenario globale non può che essere apprezzato e giudicato positivamente e così è assolutamente per il vertice di Singapore. Tuttavia, a distanza di pochi giorni dal G7 canadese, è impossibile ignorare la cordialità espressa ad un satrapo tirannico ed imprevedibile, contrapposta alla maleducazione (non solo istituzionale) riservata alle maggiori democrazie alleate. Qualche osservatore afferma che dietro tale atteggiamento esiste un disegno preciso e, se così fosse, sarebbe un disegno non solo imperscrutabile, ma fonte di oggettive preoccupazioni. È lecito privilegiare determinati paesi almeno quanto preoccuparsi per il futuro.

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    • Carlo A. Rossi

      12 Giugno 2018 - 15:03

      Un momento, Branzanti, capisco che se pure trionfasse la pace su tutto il pianeta grazie all'odiato tinta Lei avrebbe da ridire. Mi faccia capire: dopo aver scritto che Trump farebbe uscire di prigione pure Charles Manson, se ahimé non ci avesse lasciati anzitempo, Lei dice che Trump si è comportato da villano al G7? Ma ci è o ci fà? Riformulo la domanda: Lei come si sentirebbe se andasse ad un incontro con dei supposti amici, che sono amichevoli di fronte a Lei e Le fanno svariate belle proposte, poi, appena Lei se ne fosse andato, uno di questi, sicuramente coperto dagli altri, fra l'altro, con rispetto, il più rintronato, Trudeau, che lombrosianamente tradisce dai tratti la sua sostanza, per piacere delle televisioni, di fronte ad una telecamera faccia il bulletto e dica che insomma, Lei era un cretino, ma loro sono riusciti a farlo ragionare? Risponda onestamente. Trump è quel che è: ma a mio parere, con lui è chiaro cosa aspettarsi. A Trudeau nemmeno darei la mano.

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      • adebenedetti

        12 Giugno 2018 - 18:06

        Perche` perde del tempo con un provocatore di professione?

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        • branzanti

          12 Giugno 2018 - 23:11

          In realtà di professione faccio il consulente aziendale. Forse l'amico Rossi perde tempo (non mi permetto di fare l'interpretazione autentica delle sue parole) perché convinto che le idee altrui, anche quando per nulla condivisibili, vadano volterianamente ascoltate e contrastate; in fondo è la vera essenza della democrazia. In questo senso è lecito criticare anche aspramente i politici e le loro idee, nonché i paesi e non è un reato sostenere che l'America non è il "faro sulla collina", ma un paese pieno di enormi difetti (politici, economici, di sistema sociale) cui non mancherò mai di rivolgere la mia gratitudine per avere sconfitto i mostri del nazismo e del comunismo e che oggi si presenta in un modo che non può avere alcuna simpatia da parte del sottoscritto. Se questo è provocare chiedo venia.

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      • branzanti

        12 Giugno 2018 - 16:04

        Caro Rossi deduco che Lei ed io abbiamo un legittimo diverso concetto di amicizia. E forse anche un sempre legittimo diverso concetto di democrazia. E sul comportamento da villano al G7 di qualcuno sono assolutamente convinto, anche perché (Le rubo il concetto) siamo di fronte ad una lombrosiana evidenza.

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        • Carlo A. Rossi

          12 Giugno 2018 - 18:06

          Può darsi. Intanto, però, come sempre, Lei evita di rispondere ad una domanda diretta. E le posso anche spiegare il mio giudizio su Trudeau: Lei, sinceramente, darebbe la Sua fiducia ad un tizio che ha un sorrisetto ebete perennemente stampato sul volto, che ha fatto del politicamente corretto spinto all'estremo la ragione di vita, che corregge una ragazza che parla di "mankind" chiedendole di parlare di "peoplekind" perché "più inclusivo"? A me, personalmente, uno del genere sembra un minus habens della peggior specie. Di gran lunga preferirei parlare con uno che, per quanto a volte gretto, almeno dice "pane al pane e vino al vino". Approfitto per correggere una mi svista: "volebant", non "volevant", che ignorante sono stato.

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        • branzanti

          12 Giugno 2018 - 23:11

          Non sono un appassionato di Trudeau però Le devo confessare un mio difetto non sopporto la maleducazione e con un maleducato fatico a parlare (che fatica quando per lavoro non si può evitare). Per cui se avessi occasione andrei volentieri a pranzo con il premier canadese, con l'altro non vorrei nemmeno stare nella stessa costruzione (anche se forse è capitato visto che ho preso più volte il caffè all' interno della Trump Tower ma era un altro momento). Lei qualche volta ha cortesemente ipotizzato che io soffra di un'ossessione, io credo sia soltanto la repulsione per un individuo che, tenuto conto della sua "personalità" ritengo rappresenti un pericolo per il mondo e che non avrebbe mai dovuto trovarsi dov'è. In questo sono in ampia compagnia

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