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Per Trump l'Europa è peggio della Cina

Tempeste di tweet, sonnellini al vertice, prossimi scontri. Così il presidente americano trova un posto all’inferno per i suoi alleati

12 Giugno 2018 alle 11:12

Per Trump l'Europa è peggio della Cina

Foto LaPresse

Milano. Il traditore è Justin Trudeau, dice l’Amministrazione Trump, il premier canadese ci “ha pugnalato alle spalle”, “c’è un posto speciale all’inferno per chi si mette a fare diplomazia in malafede” con il presidente americano, c’è un posto speciale all’inferno per Trudeau, che ha ospitato il G7 dello scontro frontale tra l’America di Donald Trump e i suoi alleati, Canada, Francia, Inghilterra, Regno Unito, Giappone (l’Italia si è ritagliata uno spazio più prossimo all’America, allungando la mano alla Russia isolata, ma è un angolo in cui si sta scomodi, e non si sa come uscirne). La maggior parte dei diplomatici e dei commentatori di tutto il mondo è rimasta esterrefatta di fronte all’ultima tempesta di tweet di Donald Trump sul “fair trade” che diventa “fool trade” e dalle parole che i suoi consiglieri hanno dichiarato in televisione, “nessun funzionario americano ha mai parlato in questi termini di un alleato degli Stati Uniti – ha scritto Max Boot sul Washington Post – Questo tipo di dichiarazioni solitamente precede una azione militare”. Non tutti condividono tali toni apocalittici: il Wall Street Journal scrive nel suo editoriale di non condividere tanto allarmismo, il mondo aveva bisogno di una scossa dopo la dittatura multilateralista della stagione obamiana, ma la disruption da sola non basta, non porta da nessuna parte.

 

Se Trump ha una visione alternativa – soprattutto su dazi e commercio – è bene che la espliciti in fretta: mandare all’inferno i propri alleati non è una strategia. All’inferno intanto gli alleati si leccano le ferite, soltanto il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, trova la forza per un pizzico di ironica leggerezza: c’è un posto in paradiso per ospiti come Justin Trudeau, ha tuittato, ringraziandolo per il vertice appena concluso. Le aspettative sul G7 erano basse, soltanto il premier canadese sperava in un po’ di buon senso dell’ultima ora, persino Trump gli aveva dato una minima assicurazione sulla firma al comunicato congiunto (il presidente americano è salito sull’aereo che lo portava a casa con l’idea di firmare, è sceso dando a Trudeau di “debole e disonesto”), ma i dettagli del meeting trapelati sui giornali americani sono senza appello: Trump ascoltava a braccia conserte, un po’ scocciato, quando il francese Macron ha preso la parola, Trump non si è nemmeno messo l’auricolare per la traduzione, a un certo punto ha persino chiuso gli occhi, “sembrava assopito”, scrive il New York Times. Soltanto quando si è discusso di commercio il presidente americano ha ripreso vita, ha usato toni durissimi e schietti com’è nella sua natura, ha cercato di imporre il principio di reciprocità nei commerci, convinto com’è che sia soltanto l’America a rimetterci negli accordi internazionali, mentre tutti gli altri fanno affari d’oro. Ci sono stati momenti di tensione, ma nessuno si aspettava tanta virulenza una volta usciti dal castello sul fiume: facciamo pur sempre parte della stessa alleanza.

 

Angela Merkel, cancelliera tedesca, dice che le accuse e gli attacchi di Trump la deprimono, si aspetta – come molti – un altro scontro al vertice della Nato previsto per la prossima settimana, visto che le spese sulla difesa sono un’ossessione trumpiana tanto quanto i dazi, il presidente americano li ha messi in relazione anche nell’ultima tweetstorm: i nostri alleati ci tengono sotto assedio nelle questioni commerciali e poi si aspettano che per la loro difesa militare paghiamo tutto noi, ma è ora che si diano una svegliata, il mondo è cambiato. La Merkel ha le maniche rimboccate da tempo, in un’intervista rilasciata appena rientrata dal Canada ha detto che i controdazi verso l’America saranno operativi dal primo luglio, esattamente come farà il governo di Trudeau, e intanto l’Europa lavorerà alle proprie riforme interne. Emmanuel Macron, presidente francese, dice che “il pugno di rabbia” con cui Trump gestisce le relazioni internazionali rischia di distruggere ogni cosa, ma intanto si è scoperto che a fine aprile nell’incontro a due dei baci e degli abbracci e del voglio-che-tutto-sia-perfetto Macron aveva dovuto ingoiare più di un rospo: il no all’accordo con l’Iran, di cui sappiamo ormai tutto, ma anche l’affermazione trumpiana: “L’Europa è peggio della Cina”, frase di cui siamo venuti a conoscenza ieri in seguito a uno scoop di Axios.

 

E’ da settimane che i paesi europei e l’America vivono in camere separate, a ogni appuntamento le divisioni diventano più profonde, perché Trump non ha più intenzione di assecondare le regole previste dai trattati né soprattutto di tenere vive le alleanze storiche costi quel che costi, che è stato dal Dopoguerra a oggi il principio ispiratore del mondo occidentale, la precondizione per decenni di pace. C’è chi si sente in dovere di dire che settant’anni di matrimonio non finisco per un tradimento, o presunto tale, come ha fatto il senatore John McCain ricordando che gli americani sono a favore del libero mercato, della globalizzazione e delle alleanze basate sui valori condivisi. Ma Trump pare deciso, gli alleati devono meritarsela, l’alleanza, e l’Europa sa che la vita senza America sarà durissima.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    12 Giugno 2018 - 18:06

    Alleati che amano prelevare i denari dal salvadanaio USA. Dopo decenni c`e` che dice basta. Un tempo si diciva: "Dagli amici mi ci guardi Dio che dai nemici ci penso io" La Germania versa l`1% del Pil per la NATO. Gli USA di un PIL molto piu` grande versano il 4%. E` ora che la Grande Germania, e non solo la Germania,apra il suo portafoglio . Last but not the least se non sbaglio la Germania pone un dazio del 10% sulle auto americane.

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  • albertoxmura

    12 Giugno 2018 - 16:04

    L'ordine mondiale basato sulla guerra fredda è finito. Quando c'era la guerra fredda gli USA compravano il sostegno logistico degli alleati facendo pessimi affari, in cambio di vantaggi strategici. Ora tutto ciò non ha più senso. Gli alleati debbono prenderne atto. L'alleanza atlantica potrà reggere soltanto se i paesi alleati metteranno mano al portafoglio per sostenerne le spese militari nella giusta proporzione. E i trattati economici debbono essere equi. Il Canada non può pretendere di continuare ad applicare dazi esagerati sui prodotti caseari mentre protesta per quelli che Trump impone sull'alluminio. E la Germania non può continuare ad avere un surplus commerciale come quello che ha senza che abbia luogo la corrispondente rivalutazione dell'euro. I dazi, in una situazione del genere, sono più che ragionevoli. Si deve essere favorevoli al libero commercio, ma senza cadere nel fanatismo.

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  • branzanti

    12 Giugno 2018 - 14:02

    Ormai è chiaro che non siamo più alleati e che, al contrario, siamo considerati avversari (per il "nemici" c'è ancora un po di tempo) e penso che anche la Nato sia giunta al capolinea. Malgrado sia difficile individuare le cause, possiamo ritenere che l'ostilità per le democrazie non sia dovuta a questioni commerciali, ma all'idiosincrasia per il modello ed alla maggiore affinità con i governi autoritari, con la chiara volontà di trasformare sempre più gli Usa in tal senso. Credo che l'ultima frase della condivisibilissima analisi di Paola Peduzzi rappresenti il punto nodale e mi auguro che, come europei, siamo in grado di cogliere l'opportunità che ci viene offerta. Poi, certo, dovremo parlare anche di certe basi...

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