Ragazze palestinesi studiano il Corano (LaPresse)

Sharia fondente

Giulio Meotti

Un partito vuole fondare uno stato islamico in Belgio. E’ iniziata come un’allucinazione di Houellebecq: ora il paese del cioccolato la teme

E se, con il suo romanzo Sottomissione, Michel Houellebecq non avesse descritto il futuro della Francia, ma quello del vicino Belgio? Siamo ancora molto lontani da questo scenario. Ma l’ascesa del partito “Islam”, che sembra uscito dalla penna inquieta e un po’ allucinata dell’autore delle Particelle elementari, adesso fa paura e fa tanto parlare di sé.

 

Il fondatore del partito islamico ha appena rifiutato di guardare negli occhi la editorialista Emmanuelle Praet durante uno spettacolo su Rtl-Tvi. Nel corso di un dibattito sul tema “Elezioni locali: la stretta di mano che divide”, riferendosi al fatto che i candidati del partito Islam si rifiutano di stringere la mano alle donne, Redouane Ahrouch, che è anche consigliere comunale ad Anderlecht, invitato per l’occasione ha rifiutato di farsi truccare da una donna prima di entrare sul set, dove non ha mai incrociato lo sguardo delle donne presenti. E non ha nemmeno salutato Emmanuelle Praet durante il dibattito.

 

In un’intervista pubblicata il 6 aprile dal quotidiano belga La Dernière Heure, Ahrouch ha svelato alcuni dei punti principali del suo programma politico. Ad esempio, solo gli uomini potrebbero essere in cima alla lista elettorale. “L’uomo di fronte, la donna dietro e così, si sente al sicuro anche lei”, ha detto Ahrouch, che usa sempre un linguaggio benevolo, “inclusivo” come si dice oggi, “al fine di avere una migliore integrazione dei musulmani in Belgio”. “Vogliamo spiegare la legge di Dio e se la gente lo vuole, vogliamo stabilire la sharia dopo un referendum tra dieci-quindici anni”, ha detto. “Certo, adesso, è troppo presto. Dovremmo tagliare troppe mani”, ha scherzato, ma mica troppo.

 

Il partito “Islam” fu preceduto da “Noor”, che propose il bando degli alcolici, le nozze per gli adolescenti e la pena capitale

La Grande moschea di Bruxelles è stata tolta ai sauditi, ma nella capitale europea i centri islamici sono dominio dei salafiti

Redouane Ahrouch è uno dei tre fondatori della prima grande formazione islamista europea che ha sede in Belgio, e che si appresta a correre in gran parte delle elezioni municipali del paese. Spaventa Islam, specie considerando che è nato dall’esperienza di una simile formazione politica, “Noor”. Il suo programma prevedeva il ritorno della pena capitale per alcuni reati “atroci”, il divieto di mescolanza dei sessi in determinati luoghi pubblici come scuole o piscine, la possibilità di sposarsi da adolescenti, l’abolizione dei pagamenti di interessi nel settore bancario, il divieto di alcol e sigarette, la creazione di un fondo ufficiale per le elemosine islamiche.

 

“Ora abbiamo un’altra strategia più pragmatica”, dicono dal nuovo partito. Subito dopo la sua elezione, salutato dai Fratelli musulmani, Ahrouch aveva sorpreso tutti dicendo che il Belgio in futuro avrebbe adottato la sharia. Poi ha inviato una lettera al re Alberto II invitandolo a convertirsi all’islam. Lhoucine Ait Jeddig, un altro dei fondatori, è un insegnante di chimica di sessant’anni, cortese, sorridente, che predica “un ritorno ai valori morali, all’etica e alla giustizia”. E’ stato eletto al consiglio comunale di Molenbeek.

 

Chi pensa che i primi risultati di Islam non rappresentino nulla si sbaglia di grosso. In Francia, nel 1973, il Front National ottenne l’1,32 per cento. Oggi è la seconda forza politica nel paese. Un quattro per cento di voti al partito Islam dice già moltissimo della possibile direzione di un paese. Michael Privot, islamologo e studioso, ritiene che se l’Isis è stato in grado di parlare ai cuori dei giovani musulmani del Belgio, il partito Islam parla alle persone sopra i 45 anni e che non andrebbero mai in Siria a prendere le armi.

 

L’acronimo del partito sta per “Integrità, solidarietà, libertà, autenticità e moralità”. La chiamano “democrazia islamista” e hanno in mente una data per trasformare l’allucinazione houellebecquiana in realtà: 2030. “Islam è un partito laico ispirato al Corano e ai democratici cristiani”, ripete Ahrouch. “Vogliamo introdurre la sharia nel diritto belga, in particolare nei settori della famiglia, del matrimonio e dell’educazione”.

 

Stavolta nessuna lapidazione delle donne o taglio delle mani ai ladri, come ha fatto un altro stato islamico in Siria e Iraq. “La legge islamica di base può arricchire la legislazione del nostro paese”, ripete Ahrouch. Il settimanale francese Le Point scrive che Ahrouch apparteneva negli anni Novanta al Centro islamico belga, un nido di fondamentalismo islamico dove venivano reclutati candidati per la jihad in Afghanistan e in Iraq.

 

Ahrouch si è formato al fianco di Jean-François “Abdullah” Bastin, un celebre belga convertito all’islam, figlio di un professore dell’Università cattolica di Lovanio. Con Bastin c’era Bassam Ayachi, l’erede di una famiglia di notabili sunniti siriani sposato a Niçoise, un’altra convertita, e che arrivò in Belgio dalla Francia nel 1992, dove ha fondato il Centro islamico belga a Molenbeek. A lungo incarcerato in Italia per terrorismo, Ayachi nel 2013 era andato a combattere in Siria per conto dei ribelli islamisti che si oppongono ad Assad e allo Stato islamico. Con la sua barba rossa e gli occhi azzurri, il fisico imponente e teatrale, Bastin è stato il fondatore del “Partito della cittadinanza e della prosperità”, il primo che sognava un Belgio musulmano e che ha raccolto oltre ottomila voti a Bruxelles. Senza un programma sociale. Senza alcuna esperienza al suo attivo. Ma soltanto brandendo la bandiera dell’islam come l’unica religione accettabile e l’unica soluzione ai guasti della società occidentale. Proprio come sta facendo il suo successore Ahrouch.

 

Il mentore del fondatore del partito è un convertito all’islam, Abdullah Bastin, il primo a sognare un Belgio islamico per via politica

In Belgio i musulmani hanno sempre votato per i socialisti, che ora con Elio di Rupo temono l’avanzata islamista in molti comuni

Creato alla vigilia del ballottaggio municipale del 2012, il partito Islam ha immediatamente ottenuto risultati impressionanti. L’effetto di questo nuovo partito, secondo Michael Privot e Sebastien Boussois, politologo, potrebbe essere “l’implosione del corpo sociale”. Per questo alcuni politici belgi, come Richard Miller, stanno ora sostenendo la messa al bando del partito. Qualcosa di impossibile da ottenere per vie democratiche, considerando che il partito della sharia non ha violato alcuna legge né incita alla violenza. Vogliono “soltanto” e apertamente instaurare in Belgio uno “stato islamico” basato su una forma di “sharia alla occidentale”. Perché come dice il leader del partito Abdelhay Bakkali Tahiri, “la Costituzione belga coincide già all’ottanta per cento con il Corano”.

 

Il settimanale francese Le Point ha pubblicato le proposte concrete del partito: “Prevenire il vizio vietando i casinò, le sale da gioco e le agenzie di scommesse; autorizzare l’uso del velo islamico a scuola; stabilire un accordo statale sulle festività religiose islamiche, introdurre cibo halal in tutte le scuole”. Redouane Ahrouch ha proposto anche di segregare uomini e donne sui trasporti pubblici. Parole che hanno spinto il segretario di stato a Bruxelles alle Pari opportunità, Bianca Debaets, a definirle “scioccanti” e “incostituzionali”.

 

Il partito islamico sa che la demografia è dalla sua parte. Ahrouch ha detto che “tra dodici anni, Bruxelles sarà composta principalmente da musulmani”. Nelle prossime elezioni belghe, il partito presenterà candidati in 28 comuni. A prima vista, sembra una proporzione irrisoria rispetto ai 589 comuni belgi, ma dimostra i progressi e le ambizioni di questo nuovo partito. A Bruxelles avranno candidati in 14 su 19 distretti.

 

Osserva Nicolas Baygert che “si presentano in comuni simbolici, città importanti”. Per lo specialista, l’interesse per le elezioni consisterà nel vedere se “l’elettorato musulmano lascerà i partiti tradizionali per aderire a Islam”, una formazione che si concentra principalmente “sull’identità e il patrocinio della comunità”. Tradizionalmente, in Belgio i musulmani hanno infatti sempre votato per i socialisti, in cambio di generosi sussidi, libertà religiosa e sociale. Ora, come spiega Le Vif, i socialisti di Elio di Rupo temono l’ascesa di questo partito.

 

Nel 2012, il partito riuscì a portare un suo rappresentante in due collegi (Molenbeek e Anderlecht), e per poco non passò a Bruxelles-Città. Due anni dopo, durante le elezioni parlamentari del 2014, il partito cercò di espandere la sua base in due collegi elettorali, Bruxelles-Città e Liegi.

 

Ancora una volta, i risultati sono stati impressionanti per un partito che vuole l’introduzione della sharia, la legge islamica, in un paese democratico. A Bruxelles, hanno avuto 9.421 voti (quasi il 2 per cento). Uno dei due eletti ha ottenuto più voti di una personalità dei Verdi che in Belgio si vede regolarmente in televisione.

 

I fondatori del partito hanno iniziato da Molenbeek, sede di tanti complotti terroristici in Europa in questi anni, ma anche l’epicentro del multiculturalismo belga. Già oggi metà dei rappresentanti socialisti eletti nella regione di Bruxelles è di origine musulmana. E secondo Fatima Zibouh, ricercatrice e autrice di un saggio del 2011 sulla rivista scientifica Brussels Studies, i musulmani ora occupano il 21,3 per cento dei seggi nel Parlamento di Bruxelles. Dal 1989 a oggi sono passati da zero a 19 seggi.

 

“La capitale europea”, ha spiegato Le Figaro, “sarà musulmana in vent’anni”. “Quasi un terzo della popolazione di Bruxelles è già musulmana”, ha indicato Olivier Servais, un sociologo dell’Università Cattolica di Lovanio. I fedeli islamici, a causa del loro alto tasso di natalità, dovrebbero diventare la maggioranza “entro quindici o venti anni”. Già dal 2001 Mohamed è il nome più comune e usato fra i nuovi nati a Bruxelles.

 

Ma il politologo Pascal Delwit dubita che gli islamisti riusciranno mai a sfondare: “La stragrande maggioranza della popolazione musulmana non prevede di votare per questo tipo di organizzazione. E non credo che lo sarà mai. I cittadini musulmani sono cittadini come tutti gli altri; hanno le stesse preoccupazioni di tutti: la migliore educazione per i loro figli, un lavoro, un salario decente e un alloggio”. Il partito Islam sta lavorando in un ambiente favorevole. Secondo il sindaco di Bruxelles, Yvan Mayeur, tutte le moschee della capitale europea sono ora “nelle mani dei salafiti”. Poche settimane fa, il governo belga ha tolto la locazione a lungo termine della più grande e antica moschea del paese, la Grande moschea di Bruxelles, alla famiglia reale saudita, perché era diventata un “focolaio di estremismo”.

 

Il nuovo partito intende offrire un’alternativa ai candidati musulmani che “vendono le loro anime” ai partiti tradizionali. E’ un misto di sharia e populismo. “Senza anima o etica non siamo persone ma animali”, ha detto Redouane Ahrouch. A livello economico, il partito sta combattendo contro il “sistema ultraliberale” e per “un’economia senza speculazioni”. Parlando con un giornalista di Radio Télévision Belge Francophone, il servizio radiofonico pubblico della parte francofona del Belgio, Ahrouch ha dichiarato: “L’agenda è sempre la stessa, ma il nostro approccio è diverso ora. Penso che dobbiamo sensibilizzare la gente, far loro comprendere i vantaggi di avere persone islamiche e leggi islamiche. E poi sarà del tutto naturale avere leggi islamiche e diventeremo uno stato islamico”. Il reporter ha chiesto: “Uno stato islamico in Belgio?”. E Ahrouch ha risposto: “In Belgio, naturalmente, io sono per la sharia, la legge islamica, è una lotta a lungo termine che richiederà decenni o un secolo, ma il movimento è stato lanciato”.

 

Ma nella comunità islamica in tanti pensano che in Belgio non ci sia alcun bisogno dell’approccio politico e delle riforme proposte dal nuovo partito. E’ tutto già possibile oggi, basta lavorare ai fianchi del multiculturalismo a vocazione suicida.

Di più su questi argomenti:
  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.