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La strage di giornalisti a Kabul e la nostra libertà di stampa

In Afghanistan un kamikaze ha fatto almeno venticinque morti, fra cui otto reporter e operatori dell’informazione. Un altro reporter della Bbc ucciso nella regione di Khost

30 Aprile 2018 alle 15:47

La strage di giornalisti a Kabul e la nostra libertà di stampa

Un militare delle forze di sicurezza afgane (foto LaPresse)

Volevano attaccare i giornalisti. La strage rivendicata dallo Stato islamico a Kabul ha fatto almeno venticinque morti, fra cui otto reporter e operatori dell’informazione. Il kamikaze si era travestito da reporter e si era mescolato tra la folla di cronisti accorsi sul luogo di un primo attentato suicida per testimoniare l’orrore e rilanciare le immagini di una guerra infinita. E si è fatto esplodere tra loro.

  

 

Tra le vittime ci sono almeno otto giornalisti e operatori dei media, tra cui il fotoreporter della France Presse, Shah Marai, autore di decine di servizi su quel conflitto. Assieme a Marai sono saltati per aria giornalisti e cameramen afghani di Tolo Tv e di altre emittenti tv locali. Nella regione di Khost, in un altro attacco, è stato ucciso anche Ahmad Shah, un reporter della Bbc.

 

Pochi giorni prima, Reporter senza frontiere ci aveva addotto sullo stato pietoso dell’informazione in occidente, piazzando l’Inghilterra, la patria della stampa e dove è nato il giornalismo, al quarantesimo posto dietro stati come Sudafrica, Cile e Lituania.

 

Queste classifiche indicano senz’altro un problema nello stato dell’informazione al tempo del populismo, dei big data e delle velleità censorie di certi esecutivi occidentali, oltre che degli atteggiamento di tanti tribuni. Ma, accostate al bollettino di morte arrivato da Kabul, queste classifiche ci ricordano quanto paradisiaca sia la situazione della libertà di stampa nell’esecrato occidente. Ok, democracy dies in darkness, come recita il Washington Post, ma si sta sempre meglio che sotto i fondamentalisti islamici. Tranne quando vanno a Parigi a sottoporre i nostri giornalisti al “trattamento afghano”.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    30 Aprile 2018 - 22:10

    E' una tragedia. Ma doveva esser d'obbligo percepire l'impatto e le reazioni della mentalità islamica nei confronti di quello che l'occidente ha consacrato come diritto d'informazione. Per noi i fatti e i comportamenti dimostrano la verità rapportata ad una scala di valori che possiamo definire Diritti Umani. Ma per l'Islam tutto questo non ha significato: la mentalità islamica è solo dogmatica e viene modellata sulla totale e acritica accettazione e sottomissione al Corano, sacra e indiscutibile Summa teocratica onnicomprensiva e assoluta. Da noi è al contrario: il giudizio personale su tutto ossia l'OPINIONE è diventata l'arma più potente, micidiale, sconvolgente. Islam e Occidente pertanto, rispetto al "dare notizia", si comportano all'opposto. E il selvatico ma invitto Afghanistan non poteva che costituire il miglior poligono per sperimentare la potenza di fuoco islamica contro la profana e blasfema curiosità occidentale.

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