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La morale di Israele

“Siamo l’unica democrazia che combatte il nemico sulla soglia di casa”. Parla il filosofo Asa Kasher

16 Aprile 2018 alle 09:42

La morale di Israele

Asa Kasher al Foglio: “Si può ammirare il coraggio e l’integrità delle truppe americane in Afghanistan, ma soltanto i soldati israeliani combattono vicino ai propri centri abitati” (foto LaPresse)

Il 26 dicembre 1994, l’esercito israeliano distribuì il suo primo “codice etico” a tutte le unità. La lettera che accompagnava il testo proclamava che quel testo “costituisce la posizione dei vertici dell’esercito sullo spirito dell’Idf”. L’idea di dare a Israele un codice militare etico, paragonabile a quello cristiano della “guerra giusta”, era venuta un anno prima al generale Ilan Biran ed era stata poi adottata dall’allora capo di stato maggiore, Ehud Barak. Fu quest’ultimo, il soldato più decorato della storia...

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Commenti all'articolo

  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    16 Aprile 2018 - 11:11

    L’occidente ha smesso da tempo di riflettere sull’etica. Figuriamoci su “codici etici militari”. L’unico codice vigente è quello dei diritti, i più fantasiosi, i più capricciosi se ve ne sono, costruiti sullo smisurato ego dell’ “uomo nuovo” liberato da ogni vincolo: religioso (per quel che vale in piena secolarizzazione), economico (a quando un reddito planetario di cittadinanza?) ma soprattutto (e questa è la novità del III millennio) naturale e biologico. Finchè dura… Già: fino a quando? Finchè un ultimo “idiota” in divisa ancora sarà disposto a mettere a rischio la sua vita per difendere - con la sua terra ed il suo popolo - (anche) la distorta libertà di chi, vittima della rituale mistificazione che sovverte i ruoli di aggressore ed aggredito, beotamente rovescia ogni nefandezza e falsità da mainstream su Israele. Dovesse capitolare, non ci sarà che la resa unilaterale ed incondizionata dei beoti. Che, come spiegava Totò a Peppino nella famosa lettera, siamo noi. Beoti e felici.

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