La prima volta di Kim Jong-un

Giulia Pompili

Per interpretare la visita del leader nordcoreano a Pechino basta osservare le fotografie censurate

Roma. Dopo due giorni di speculazioni e sospetti, ieri la stampa cinese e quella nordcoreana hanno confermato contemporaneamente la visita del leader Kim Jong-un a Pechino, uno degli eventi diplomatici più importanti in vista di un ritorno al tavolo delle trattative di Pyongyang. Kim ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping, e secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua si sarebbe detto disposto a parlare di denuclearizzazione in cambio di un “atteggiamento positivo” da parte di America e Corea del sud. Celebrata come un grande successo diplomatico di Kim Jong-un a Pyongyang, che da più di sei anni – cioè da quando ha preso il potere in Corea del nord – aspettava il suo primo incontro ufficiale con un leader internazionale, i segnali non verbali e i simboli di cui è fatta la politica asiatica mandano un messaggio diverso.

  

 

Il fatto che molte delle foto pubblicate ieri dal quotidiano nordcoreano Rodong sinmun somiglino incredibilmente a quelle dei precedenti e più frequenti viaggi in Cina di Kim Jong-il, padre di Kim Jong-un, dimostra il desiderio di Pyongyang di dare continuità alla strategica alleanza con Pechino. E questo nonostante negli ultimi anni il rapporto tra i due paesi si fosse particolarmente deteriorato, soprattutto da quando Xi Jinping aveva aderito alle sanzioni economiche internazionali promosse dall’Onu contro la Corea del nord, rallentando l’importazione di carbone e limitando i rimpatri in caso di fuggitivi sul confine. E’ stato Kim ad andare a Pechino per primo, e a invitare il presidente cinese a Pyongyang nel prossimo futuro (invito che Xi ha accettato). Perfino il treno sul quale ha viaggiato Kim non è un semplice treno: secondo la stampa sudcoreana non sarebbe lo stesso convoglio sul quale viaggiava il padre – che era terrorizzato dagli aerei – ma una copia fedele, compreso il punto di verde dei ventuno vagoni, la striscia gialla nel mezzo, i vetri oscurati e il rinforzo antiproiettile, che rende il convoglio molto lento. 

 

Andare da Pyongyang fino a Pechino in treno non è una grande idea, ci vuole più di un giorno di viaggio. Kim Jong-un non ha paura di volare, lo sappiamo perché ha preso spesso dei voli interni alla Corea del nord, e quindi nella scelta di viaggiare in treno c’è una questione di forma – cioè ricalcare le abitudini del padre – ma anche il problema delle sanzioni, che limitano la possibilità di atterraggio degli aerei nordcoreani in Cina.

 

C’è poi un’altra differenza da tenere a mente: un viaggio in Corea del sud, come quello fatto dalla sorella minore del leader, Kim Yo-jong, sarebbe stato più facile da organizzare. Kim, però, ha scelto la Cina. E il motivo ha a che fare con i prossimi incontri ufficiali, quello con il presidente sudcoreano Moon Jae-in a fine aprile e l’altro, storico ma forse meno certo, con Donald Trump. La nomina del falco John Bolton a special advisor per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca non deve essere passata inosservata a Pyongyang, che in ogni caso vuole tenere aperte tutte le alternative. Non a caso c’è una vistosa differenza gerarchica tra la foto del sudcoreano Moon, un mese e mezzo fa, che stringe la mano alla giovane Kim Yo-jong alle Olimpiadi, e quella dell’altro ieri in cui Kim Jong-un saluta l’uomo più potente d’Asia, Xi. I rapporti di forza sono tutto: nei video diffusi da Xinhua, si vede Kim prendere diligentemente appunti mentre Xi parla, e non il contrario.

 

 

Come scrive il New York Times, una foto che ha diffuso solo la stampa nordcoreana immortala il brindisi tra Kim e Xi: immagine che trasmette sicurezza e parità di ruoli, e che la Cina ha preferito evitare di mostrare. Su Weibo, il Twitter cinese, quella che è stata definita formalmente una “visita a sorpresa” di Kim è diventata l’argomento più discusso della giornata dagli utenti, ma anche il più censurato (sui social cinesi il soprannome di Kim Jong-un è “third fattie”, il terzo cicciottello). Euan Graham, ex ambasciatore inglese a Pyongyang e direttore del Programma di sicurezza internazionale del Lowy Institute, ha detto ieri al Japan Times che “almeno a livello formale, questa è una vittoria per Kim; essere accolti seppure ‘ufficiosamente’ a Pechino con tutti gli onori, ottenere un incontro personale con Xi Jinping e fare le foto di famiglia nella Grande Sala del Popolo: sono tutti dettagli che in Corea del nord verranno presentati come un’accettazione simbolica da parte della Cina”, che tratta il paese finalmente alla pari, “e probabilmente a prescindere da qualunque vago impegno di denuclearizzazione”.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.